Uran trionfa ad Udine, bene Nibali

ALTOPIANO DEL MONTASIO – Sul primo arrivo in salita del 96º Giro d’Italia di ciclismo si attendeva l’impresa di un colombiano. Più che un’impresa è arrivato un assolo, ma decisivo: quello di Rigoberto Uran Uran. Non ha vinto l’uomo della Sky che tutti aspettavano, Bradley Wiggins, ma uno dei suoi luogotenenti, che peraltro è da considerare uomo di classifica, visto che occupa il terzo posto, a 2’04” dalla maglia rosa.

Le notizie importanti provenienti dal Friuli, però, sono altre: la prima è riconducibile allo stato di forma di Vincenzo Nibali che, pur dovendo fare i conti con un incidente meccanico nel tratto più duro dell’ultima salita, non ha mollato nemmeno un centimetro, aggiudicandosi prima lo sprint dell’ultimo traguardo volante (a Sella Nevea), cui ha aggiunto la ‘perla’ della volata per il terzo posto. Insomma, ha consolidato il proprio primato in classifica.

Altra buona nuova per lo ‘Squalo dello Stretto’ il ritardo rimediato da Bradley Wiggins che, sul primo vero test in salita, si è staccato dal gruppo dei più forti, rimediando 48 secondi di ritardo da Nibali. Terza e ultima annotazione di giornata: il crollo di Ryder Hesjedal (maglia rosa uscente), che è già andato in crisi sul primo dei due Gran premi della montagna di giornata (sul Passo Cason di Lanza) e ha di fatto abdicato, rinunciando definitivamente alla sua seconda maglia rosa: il ritardo del canadese all’arrivo ha superato i 20’. E’ il primo favorito della vigilia a essere tagliato definitivamente fuori dalla lotta per il successo finale.

La tappa di ieri è stata ricca di suspence, regalando emozioni, colpi di scena, ribaltoni clamorosi. Hesjedal a parte, induce quantomeno alla riflessione l’ennesimo ritardo accumulato da Wiggins che, se continuerà di questo passo, difficilmente può arrivare fino a Brescia. Non accetterebbe mai, irascibile com’é, di accumulare un ritardo abissale. Non è certo da escludere un forfait del ‘baronetto’, magari per preparare al meglio il Tour, dove affiancherà – in teoria nei panni di gregario – il connazionale Chris Froome che l’anno scorso favorì il suo trionfo sui Campi Elisi.

La tappa di ieri, assolutamente inedita nella storia del Giro, ha rilanciato le ambizioni di Uran Uran e dei colombiani in generale, che potrebbero essere i veri rivali di Nibali. Ma non di questo Nibali che, più di uno ‘squalo’, appare un cannibale.

Il messinese, anche per timore di depauperare il proprio monte-secondi, ha guadagnato prima 3” (traguardo volante), poi 8” (che vanno al terzo classificato) di abbuono. Ma soprattutto ha messo le cose in chiaro, dimostrando di essere il padrone del Giro d’Italia 2013, o comunque di volerlo vincere a ogni costo.

Continua a resistere Cadel Evans, che lunedì aveva 29” di ritardo dal leader della classifica generale e ieri ha perso altri 12” (quelli di abbuono). Resiste anche Scarponi, che è 6º in classifica a 2’13”, ma non è sembrato al top quando la corsa è entrata nel vivo, infiammandosi sull’ultima salita, dove si è toccata una pendenza del 20 per cento e dove Domenico Pozzovivo ha sfoderato una pedalata invidiabile, richiando di riacciuffare Uran Uran.

L’impressione è che questo Giro possa perderlo solo Nibali, ma le montagne dove non cresce l’erba – per dirla alla Ivan Basso – devono ancora arrivare: ci sarà spazio per attacchi e capovolgimenti di fronte, per clamorose imprese destinate a modificare gli equilibri di una corsa finora con un solo uomo al comando: Nibali.

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