Grillo attacca Napolitano: “Su vilipendio ci zittiscono”

ROMA – ”Napolitano senza commenti”, e la foto di manette ai polsi sopra la tastiera di un pc. Dopo una breve tregua, Beppe Grillo torna a polemizzare con Giorgio Napolitano e chiede l’abolizione del reato di vilipendio nei confronti del capo dello Stato. Il riferimento è ad una inchiesta della procura di Nocera Inferiore che vede indagate 22 persone per commenti offensivi scritti proprio sul sito del leader del M5S.

Grillo è durissimo: ”Chi può essere al sicuro di un’eventuale denuncia? Allora per difendersi l’unico mezzo è non scrivere più nulla. Bocche cucite. Dita bloccate sulla tastiera. Commenti oscurati”. Ed infatti sul suo sito, eccezionalmente, non è possibile inserire commenti. Ma una risposta al post arriva da Pasquale Cascella, ex portavoce di Napolitano, che replica con la stessa durezza al blogger genovese:

”Deve avere collaboratori sonnacchiosi – scrive su twitter – Non sanno nemmeno segnalare quel che Napolitano ha detto sul vilipendio”, rinviando ad un intervento del 2009 in cui il Capo dello Stato invitava ad abrogarlo.

L’obiettivo del leader del M5S, più che il Capo dello Stato, è quello che tra i suoi viene definito ”un attacco alla libertà sul web”. Grillo ha rivelato che la polizia ha perquisito ”una sede di Milano” (probabilmente si riferisce alla Casaleggio associati che custodisce i server del blog e i segreti del M5S) proprio nell’ambito dell’indagine per vilipendio.

I militanti mettono insieme la perquisizione con l’hackeraggio delle mail dei parlamentari, presunte violazioni ai pc di Montecitorio, proposte di ”leggi restrittive” per il web (dopo le polemiche sul far west di internet scoppiato dopo i ‘fake’ che hanno colpito la presidente della Camera, Laura Boldrini). A sostegno della tesi, i ‘complottisti’ citano un ulteriore post di Grillo che attacca Luciano Violante per aver definito ”internet uno strumento di menzogna virale”.

Ma al di là del web, Grillo si concentra sulla campagna elettorale per le amministrative.

”La rabbia e la speranza vanno di pari passo in Italia – scrive – Nel frattempo la politica improvvisa riti e liturgie degne dell’antica Bisanzio”. Attacca ”il porporato Nipote Letta e la sua corte che vivono in un mondo a parte”. Poi prova a spaccare la maggioranza. Giudica ”preoccupante il silenzio catacombale delle istituzioni sui processi a Berlusconi”. Critica il leader del Pdl e sfida il Pd.

In Parlamento, invece, i ‘cinque stelle’ sono alla prova del lavoro in commissione e in Aula. A Montecitorio si astengono sul decreto per i crediti della PA nei confronti delle piccole e medie imprese ma, in conferenza stampa (”la prima in due mesi nella quale si parla di politica”, afferma la capogruppo Roberta Lombardi) confermano il loro sostegno alle pmi ed annunciano un loro disegno di legge. La questione diaria è per il momento messa da parte. i ‘dissidenti’ lavorano in silenzio in attesa del ”momento per farci sentire”. Qualche malumore, invece, si registra nei confronti dello staff comunicazione (è dell’altro giorno una nota di saluto nei confronti di un ex collaboratore). Sel e Pd provano ad affondare il coltello e con due interpellanze parlamentari chiedono di ”accertare se lo statuto del M5S non violi il regolamento, quando prevede l’istituzione di un ”gruppo di comunicazione” definito da Beppe Grillo e pagato dal gruppo con i fondi assegnati ad esso dalla Camera”.