GIRO – Impresa Navardauskas sul Vojont, Nibali mantiene la maglia rosa

PORDENONE – Ramunas Navardauskas si è aggiudicato la tappa ‘della memoria’, che ha permesso al 96º Giro d’Italia di ciclismo di ricordare una delle ferite più profonde e dolorose dell’Italia del dopoguerra: la tragedia del Vajont, a quasi cinquant’anni di distanza. Ma non solo: ha permesso a Vincenzo Nibali di conservare la maglia rosa, cosa che peraltro era nelle previsioni della vigilia. E’ stato anche il giorno del doping del francese Sylvain Georges, fermato alla partenza di Tarvisio, per presunto uso di Heptaminolo.

Passano i giorni e il siciliano resta sul tetto della classifica, a guardare tutti dall’alto. In classifica generale é rimasto tutto come prima, a parte qualche piccolo passo avanti dello spagnolo Intxausti. Notevole, tuttavia, l’impresa del lituano dal nome quasi impronunciabile, Ramunas Navardauskas, classe 1988, che ha rinnovato come meglio non avrebbe potuto il proprio feeling con il Giro. Già l’anno scorso, grazie al successo della Garmin-Sharp nella cronosquadre a Verona – che seguiva la lunga ‘gita’ fuoriporta in Danimarca – aveva vestito per un paio di giorni la maglia rosa, cedendola poi nella tappa di Porto Sant’Elpidio.

Navardauskas ha costruito la propria impresa al km 71, entrando nella fuga giusta assieme ad altri 19 colleghi: Bonnafond (Ag2r), Rodriguez (Androni), Pirazzi (Bardiani), Martens (Blanco), Oss (Bmc), Sarmiento (Cannondale), Duque (Colombia), Le Bon (Fdj), Gusev (Katusha), Cobo (Movistar), Pauwels (Lotto), Keukeleire (Orica), Popovych (Radioshack), Puccio (Sky), Gretsch (Argos-Shimano), Petrov (Saxo-Tinkoff), Veuchelen (Vacansoleil), Di Luca (Vini-Fantini), Egoi Martinez (Euskaltel).

I fuggitivi hanno cominciato a guadagnare secondi chilometro dopo chilometro, fino a toccare quasi +6′ sul gruppo della maglia rosa che ha controllato in scioltezza la situazione, al riparo da rischi o possibili trappole.

Sul Gran premio della montagna, a Sella Ciampigotto (1.790 metri d’altezza), il gruppetto in fuga passa compatto, ma è nella successiva discesa che scoppia la bagarre, con il tedesco Gretsch che allunga e fa il vuoto alle proprie spalle. Dopo Pieve di Cadore, il vantaggio del corridore della Argos-Shimano tocca quasi 2′, perché fra gli altri 19 che inseguono non c’é accordo. Ci pensa Di Luca a rompere gli indugi: l’abruzzese parte in quarta, ma viene quasi subito raggiunto da Daniel Oss e appunto Navardauskas, che successivamente lo staccano, riacciuffando invece la testa della corsa. Patrick Gretsch molla e i due proseguono la marcia verso il traguardo, mentre a debita distanza il gruppo di Nibali cotrolla: sulla salita della diga del Vajont, Navardauskas ingrana la marcia e scatta a denti stretti, staccando anche Oss, che dovrà accontentarsi del secondo posto, quindi vola verso un successo strepitoso, conquistato in una tappa senza fuochi d’artificio – almeno per quanto riguarda la lotta per la rosa – e ha confermato la solidità dell’Astana, la squadra di Nibali.

Non ha fatto notizia l’arrivo in grave ritardo di Hesjedal, vincitore del Giro dell’anno scorso, ma fa riflettere il caso di positività di Sylvain Georges, francese dell’Ag2r, che stamattina non ha preso il via da Tarvisio, dopo che il laboratorio dell’Acquacetosa, a Roma, ha trovato tracce di Heptaminolo nel suo organismo, in seguito a un controllo al quale è stato sottoposto il 10 scorso, al termine della tappa di Pescara, vinta da Hansen. Una storia senza lieto fine, nell’attesa delle controanalisi.

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