Cavendish senza avversari a Cherasco

CHERASCO – Il poker è servito. Nel giorno dei clamorosi addii di sir Bradley Wiggins e del campione uscente, il canadese Ryder Hesjedal, Mark Cavendish ha vinto il quarto sprint sui quattro che ha avuto a disposizione da quando il 4 maggio scorso è partito da Napoli il 96º Giro d’Italia di ciclismo.

L’uomo più veloce del mondo ha trasformato un venerdì 17 cupo e triste, a causa dei forfait eccellenti, in oro colato, nell’ennesimo trionfo.

Cavendish, dopo essersi imposto a Napoli, Margherita di Savoia e Treviso, ieri ha allungato la striscia di successi in Piemonte, dove già l’anno scorso aveva messo il proprio sigillo, imponendosi a Cervere. Il folletto dell’Isola di Man, anche al termine della tappa più lunga della corsa rosa (254 chilometri, caratterizzati da una serie di saliscendi finali, da Busseto a Cherasco), che si é disputata nel segno del grande compositore Giuseppe Verdi, ha dimostrato di non avere rivali. ‘Cannondale’ ha vinto con prepotenza, in modo perentorio, grazie a una progressione irresistibile. Ha stracciato la concorrenza, lo sprinter dell’Orica Greenedge, partendo lunghissimo, addirittura ai 350 metri, da solo, affidandosi esclusivamente a una straripante potenza.

Le volate di Cavendish sono lampi di pura autorevolezza, pennellate di classe. Il suo predominio, quando il gruppo arriva compatto, è palpabile, come la forma strepitosa di Vincenzo Nibali, sempre più maglia rosa, soprattutto dopo che – come ha ammesso lo stesso corridore di Messina – “si è ristretta la rosa dei pretendendi” alla vittoria finale.

Dopo l’abbandono di sir Bradley Wiggins cambiano gli scenari della corsa rosa, mutano anche le gerarchie in seno alla Sky, la squadra del vincitore dell’ultimo Tour de France.

Orfani del ‘baronetto’, gli uomini in maglia nera punteranno tutto su Rigoberto Uran Uran, il colombiano in grado di attaccare Nibali sulle salite più dure. Ci riuscirà? Dove? In che modo? Tutti interrogativi che già domani potrebbero trovare delle prime risposte, sempre ammesso che il Giro riesca ad arrivare sulle vette più irte, dove nelle prossime ore potrebbero cadere fiocchi di neve e le temperature abbassarsi a tal punto da rendere impossibile perfino il passaggio della carovana.

Nelle prossime ore la decisione definitiva. Anche se, come ha garantito il direttore organizzativo della competizione rosa, Mauro Vegni, se “si corresse potremmo passare sul Col du Galibier, a oltre 2.600 metri”.

Oggi, con il Sestriere e il Jafferau, sarà comunque un’altra storia. Chissà se Cavendish resisterà alle pendenze proibitive delle salite franco-piemontesi, di lui comunque resterebbero – anche se dovesse mollare – i ‘frame’ di un poker strabiliante. E, della volata di oggi, il modo in cui l’ha vinta. Lui ha programmato di arrivare fino a Brescia, “anche per il rapporto – ha confessato – che ho con il pubblico e il Giro d’Italia: mi dispiacerebbe tornarmene a casa”.

Un atto d’amore, da parte dello sprinter inglese che vive in Toscana, vigoroso come le sue volate. Ma anche un modo per confermare la propria classe. Da oggi spazio agli scalatori e agli assalti a Nibali, sempre più uomo da battere.

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