Scintille Epifani-Renzi. Il Sindaco: “L’Imu è una cambiale al Cav.”

ROMA  – Matteo Renzi non vuole parlare male del governo né candidarsi alla guida del Pd ”per non andare in rotta di collisione” con Enrico Letta. Ma il primo atto dell’esecutivo, il rinvio dell’Imu, non convince affatto il sindaco di Firenze per il quale il decreto è ”una cambiale pagata a Berlusconi”. Definizione che alimenta l’idea di un Pd schiacciato dal Pdl, respinta in toto da Guglielmo Epifani per il quale ”non è un regalo a nessuno ma è solo buon senso”.

Avrà pure dismesso i panni del rottamatore il sindaco di Firenze ma non certo quelli di chi, se non è d’accordo, mena fendenti pur assicurando che il suo obiettivo non è la prossima corsa per la leadership del Pd. L’impressione, in realtà, molto diffusa non solo nel Pd, è che il sindaco di Firenze studi da premier. Così, invece dello stop alla rata Imu, Renzi dice che, come fatto a Firenze, avrebbe agito sull’Irpef.

– L’Imu – spiega – è il meccanismo che Berlusconi ha avuto per rientrare sulla scena politica, complice un centrosinistra che ha dormito.

E anche sulla road map del governo Letta sembra avere le idee abbastanza chiare sul programma e pure sulla durata: bisogna fare ”la legge elettorale, alcune cose semplici e urgenti per l’economia” e poi ”andare a votare” anche per rompere il meccanismo per cui centrodestra e centrosinistra ”come nel wrestling”, fanno finta di fare a botte e poi fanno le cose insieme.

Insomma, pur assicurando sostegno a Letta, il sindaco di Firenze non si sbilancia sull’esecutivo:

– Prima di parlarne male, vediamo che cosa fa.

Non ha dubbi invece sul fatto che il Pd sia ”sotto choc” dopo la sconfitta elettorale.

– Darò una mano – assicura pur restando molto critico sulle iniziative. Da ultimo il ddl sui partiti.

– E’ un modo per far vincere le elezioni a Grillo e ai grillini – prende le distanze Renzi.

Non guarda tanto alle prossime elezioni politiche quanto a quelle, imminenti, amministrative Guglielmo Epifani. Che più che da premier, studia da segretario se, come pensano i più, dopo la transizione si candiderà alla guida del Pd al congresso. Consapevole di quanto il partito ”sia fragile: basta uno starnuto e una parte subito si altera”. Rispetto all’esecutivo, però, il segretario ha deciso per una linea di pieno sostegno ”senza appiattirsi”. E così, pur invitando, nell’ambito della riforma complessiva della tassazione sugli immobili, ad agire ”in nome dell’equità”, Epifani stoppa le critiche di Renzi. E incoraggia Letta a concentrarsi sul lavoro, ”correggendo la riforma Fornero che, al di la’ delle intenzioni, ha finito per accentuare la precarietà”.

Il segretario dem, più che alle pesanti accuse piovute sul Pd per l’assenza al corteo Fiom, pensa a come orientare le politiche del governo. Ma questo non gli risparmia nuovi strali di Nichi Vendola che denuncia ”una svolta moderata e neocentrista” dei democratici.