Formidabile Nibali, la maglia rosa è più vicina

Pubblicato il 23 maggio 2013 da redazione

POLSA – Alla fine lo ha pure confessato: Bradley Wiggins, almeno un po’, gli manca. Vincenzo Nibali, signore e padrone del 96º Giro d’Italia di ciclismo, con una vittoria schiacciante, indiscutibile, con una magnifica prova di forza, ha suggellato il trionfo in una competizione che ha dimostrato di meritare di vincere fin dall’11 maggio scorso, quando conquistò la maglia rosa, al termine della cronometro di Saltara.

Il messinese non aveva nulla da dimostrare ieri, in questa cronoscalata da Mori a Polsa, ma voleva imprimere il proprio marchio, lasciare un segno chiaro, indelebile. Non gli bastava vincere il Giro, cosa che adesso appare probabilissima (ma lo era anche prima), voleva farlo conquistando un successo di tappa. Aveva già vinto la Vuelta di Spagna del 2010 senza aggiudicarsi alcuna tappa e al Giro rischiava di avere lo stesso destino di Alberto Contador nel 2008.

L’impresa ce l’aveva dentro, lo ‘Squalo dello Stretto’, e ieri l’ha portata a termine, con una dimostrazione di forza che ha letteralmente spazzato via la concorrenza, azzerando ogni velleità di Evans, Scarponi, Uran Uran, gli unici avversari rimasti in lizza. E, alla fine di una prova da incorniciare, per come è stata interpretata, oltre che per il tempo prodotto (44’29”), Nibali ha pure detto che “un po’ Wiggins gli era mancato”. Già, proprio il ‘baronetto’ che sarebbe stato il favorito assoluto nella prova di ieri, una cronoscalata in apnea di poco più di 20 chilometri, da percorrere a tutta, su un tracciato che ogni tanto dava l’impressione di spianare e invece poi proseguiva con oltre il 7 per cento di pendenze.

Dall’aggressività mostrata in partenza, scendendo giù dalla pedana e rischiando subito alla prima curva, Nibali ha dimostrato di volere la vittoria e, mentre i rivali prima di lui facevano registrare tempi di notevole levatura, come i 21’ di Scarponi a metà del proprio cammino, ben al di sotto del 22’ di Evans, Nibali, imprimendo un ritmo da 98-99 pedalate al minuto, macinava chilometri come fosse un vagone dell’alta velocità. Roba da stropicciarsi gli occhi.

Il messinese vedeva crescere il proprio vantaggio e il suo intertempo di 20’28” lasciava sbalorditi, perché Evans (secondo in classifica generale), a quel punto, accusava già un ritardo di 1’28”, mentre Scarponi procedeva più lento di 32”.

Sotto il diluvio, Nibali si esaltava, procedendo anche controvento in una salita solo apparentemente abbordabile, che in mattinata aveva provato sotto un sole cocente. Prima di lui lo spagnolo Samuel Sanchez aveva fatto registrare il miglior tempo, con 45’27”, ma allo ‘Squalo dello Stretto’ importava poco degli avversari: pensava solo a pedalare forte e a macinare chilometri.

La catena della bici sembrava non sentirla neppure e alla fine il verdetto era inoppugnabile, impietoso per i più diretti concorrenti. Tra gli uomini di classifica, Michele Scarponi riusciva a limitare i danni con il leader del Giro, guadagnando addirittua su Evans e Uran Uran, mentre l’australiano crollava, rischiando perfino di esser risucchiato da Nibali, che era partito 3’ dopo di lui. D’ora in avanti si lotterà solo per il podio, con o senza le Dolomiti. Nibali adesso ha 4’02” su Evans e 4’12” su Uran.

Scarponi si trova a 5’14”.

Il Giro si può definire chiuso, salvo clamorosi e imprevedibili ribaltoni, ma resta da assegnare ancora qualche maglia. Poca roba, insomma.

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