Al Nasr, societá che assemblava le Fiat in Egitto, potrebbe rivivere

IL CAIRO – Non é scontato, e le difficoltá sono tante. Ma la societá  Al Nasr, che assemblava le Fiat in Egitto, potrebbe rivivere. Se ne parla al Cairo – dove un tempo si usava Fiat come sinonimo di automobile – e ne ha parlato il ministro della Produzione militare, Reda Hafez, durante una recente visita proprio in uno degli stabilimenti dell’azienda, quello di Helwan, nella quale un tempo lavoravano 4.000 operai, a fronte degli attuali 234. Fondata nel 1960, e ritenuta allora la prima societá produttrice di auto nel Medio Oriente, Al Nasr Automotive Manufacturing Company chiuse le produzioni nel 2009, ma aveva smesso giá da prima di immettere auto sul mercato, dopo che il suo bilancio aveva accumulato debiti per un totale di due miliardi di lire egiziane (al valore attuale poco piú di 200 milioni di euro). Perla della produzione Nasr, la piú venduta in assoluto sul mercato egiziano, fu la 128, esemplari della quale sono ancora in circolazione, cosí come la 125, la 1300-1500, che percorrono ancora le strade egiziane con la livrea bianca o quella bianco-nera dei taxi. Ma anche la Regata, insieme con le ibride turche Shahin e Dogan. Rievocando lo slogan Fiat che negli anni ‘60, con la 600, aveva messo tutti gli italiani in automobile, la Al Nasr puntava a dare quattro ruote agli egiziani, anche se i prezzi erano proibitivi per molti e le prenotazioni a volte richiedevano mesi di attesa. L’annuncio del ministro, anche se prematuro, perché il rilancio della produzione richiederá senz’altro investimenti stranieri e nuove linee di montaggio, ha suscitato l’attesa di operai che, pur essendo a riposo da tempo, vedrebbero riaffacciarsi una occasione di lavoro mentre la disoccupazione aumenta ogni giorno, e la svalutazione ha portato il cambio della lira egiziana a oltre 7 punti rispetto al dollaro e oltre 9 rispetto all’euro. L’idea di rilanciare la societá ‘’é buona, perché ha un gran potenziale’’, dice al settimanale in lingua inglese Ahram Weekly l’ex presidente di Al Nasr, Adel Gazareen, ricordando che uno dei quattro stabilimenti si estende su una superficie di 40.000 metri quadrati. Gazareen peró non concorda con il ministro Hafez che prevede di produrre un’auto al 100% egiziana, perché in nessun Paese oggi si é in grado di farlo. ‘’Ci vogliono investimenti, addestramento delle maestranze, che devono essere qualificate’’, sottolinea Gazareen, e ‘’almeno il 30% dell’azionariato dovrebbe essere di una grossa societá estera’’. Il ministero della Produzione militare – scrive il settimanale – avrebbe giá ricevuto offerte da Francia, Cina, India, Italia e Malaysia, oltre che Russia (una delegazione russa dovrebbe compiere una visita in maggio). Ma gli esperti ricordano che Al Nasr ha usato per anni tecnologie italiane, e questo aiuterebbe a ridurre i costi della ripresa. ‘’Questo annuncio é una gran bella cosa, ma é troppo bello per essere vero’’, commenta il presidente della Camera di Commercio italiana in Egitto, Giancarlo Cifarelli, preoccupato da un ambiente di lavoro nel quale il frequente ricorso agli scioperi in molte aziende affievolisce i deboli segnali di ripresa che appaiono in fondo al tunnel della crisi economica imperante.

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