Letta smorza gli entusiasmi: “La coperta è corta”

Pubblicato il 27 maggio 2013 da redazione

ROMA  – La coperta resta corta, nonostante la promozione arrivata da Bruxelles. Enrico Letta sparge cautela, frenando l’entusiasmo di quanti ritengono che con la chiusura della procedura d’infrazione da parte della Commissione europea il governo abbia le risorse necessarie a varare i provvedimenti cari ai partiti della maggioranza.

Già sabato scorso, facendo il punto con il ministro Saccomanni e il vicepremier Alfano era emerso chiaramente che nell’immediato l’Esecutivo poteva tirare solo una piccola boccata di ossigeno. Nella prima fase, aveva spiegato il responsabile del Tesoro, si libereranno solo le risorse per il cofinanziamento di opere infrastrutturali. Poca cosa e soprattutto vincolata ai progetti concordati con l’Ue. Per avere ulteriori margini di spesa, bisognerà attendere il 2014 e il 2015, quando l’Italia – sempre che Bruxelles acconsenta – resterà ancorata al 2,9% (anzichè scendere rispettando la ‘traiettoria’ del disavanzo solitamente chiesta dalla Commissione) e ‘guadagnando’ così qualche margine in più sul fronte della spesa.

Il problema però resta per l’anno in corso. Le misure che attendono una copertura finanziaria sono ben note al presidente del Consiglio: Imu, Iva, Cig, proroga dei bonus fiscali per ristrutturazioni e ‘efficientamento’ energetico (per i quali, nonostante l’incontro odierno a palazzo Chigi, ancora non sono stati trovati i fondi). Solo per parlare di quelle più urgenti e senza contare altre voci, come il rifinanziamento delle missioni di pace, che attendono le necessarie risorse. Misure che a spanna valgono una decina di miliardi. Per trovarli il governo non può far altro che cercare nelle pieghe del bilancio (visto che i risparmi sugli interessi del debito non basteranno). Ma per riuscirci, evitando quei tagli lineari tanto indigesti al nuovo inquilino di via XX settembre, servirà un lavoro certosino. Tempo che l’Esecutivo non ha. Ecco perchè Letta ha iniziato a mettere le mani avanti: con le Regioni – spiegando che i benefici della chiusura della procedura Ue arriveranno solo nel 2014 e che prima delle elezioni tedesche difficilmente l’Europa potrà accettare quella ‘golden rule’ chiesta dall’Italia per scorporare gli investimenti mirati sul lavoro dai bilanci nazionali -, ma anche con i sindacati, ricevuti a pranzo a palazzo Chigi. Messaggio che il premier sta recapitando anche ai colleghi di governo: la coperta resta corta, le risorse quasi certamente non basteranno e il governo dovrà fare delle scelte.

– Abbiamo difficoltà a ‘coprire’ 200 milioni l’anno per la proroga delle ristrutturazioni e dei bonus energetici, figuriamoci il rinvio dell’aumento dell’Iva – confida un ministro. Lo scoglio è proprio questo: l’Esecutivo dovrà decidere quali interventi ritenga prioritari e quali no, e agire di conseguenza. E c’è già chi pensa a graduare nel tempo le misure su Imu e Iva, per non scontentare nessuno. Una necessità che i ministri, soprattutto dopo lo sforzo diplomatico di Saccomanni, capiscono bene. Ma che i partiti potrebbero non accogliere con la stessa comprensione.

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