L’Italia fuori dalla procedura… ma in “libertà condizionata”

BRUXELLES  – Italia in ‘libertà vigilata’, dopo che la Commissione europea chiuderà la procedura per deficit eccessivo aperta dal 2009: l’attesa promozione dei conti pubblici non darà infatti al governo immediata libertà di manovra, perchè sarà accompagnata da numerose raccomandazioni, tante quante sono le riforme ancora da fare e che Bruxelles aspetta da almeno due anni. Senza riforme che sblocchino la crescita il Paese si condanna alla recessione, teme la Commissione, che comunque promuovendo l’Italia darà al governo non solo un incoraggiamento ma anche un minimo di flessibilità di spesa. Tutta ancora da negoziare con l’Europa, ma già qualcosa su cui il governo può cominciare a costruire.

COSA CAMBIA. L’Italia ha riportato il suo deficit sotto il 3% già nel 2012, e riuscirà a mantenerlo al di sotto del parametro fissato da Maastricht per quest’anno e il prossimo. Questo le consente di uscire dalla procedura per deficit eccessivo che in questi anni ha comportato i continui sforzi di consolidamento cioè manovre, tagli e tasse per compensare la crescita assente. Ora servirà solo un ‘aggiustamento strutturale’ di circa 0,5% all’anno, che consentirà di raggiungere nel 2015 il pareggio di bilancio in termini strutturali (‘obiettivo di medio termine’ stabilito con la Ue) nonchè di ridurre il debito al ritmo corretto, cioè di un ventesimo all’anno come prescrive il ‘Fiscal compact’.

Certo, se il pil crescesse, il debito scenderebbe più rapidamente. Ma se la recessione dovesse continuare, o la correzione non venisse centrata annualmente, l’Italia potrebbe tornare nel mirino di Bruxelles che potrebbe riaprire anche subito, cioè dal 2014, una nuova procedura.

NUOVI MARGINI DI SPESA. Tornare tra i ‘Paesi virtuosi’ non significa sbloccare fondi nuovi, ma non essendo più ‘sorvegliati speciali’ non si è più obbligati a contrattare con Bruxelles ogni euro stanziato dal governo.

– I margini si aprono soprattutto per il 2014 – ha ripetuto il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni. Il beneficio immediato è, ad esempio, per situazioni come i pagamenti della p.a. che non devono più essere giustificati. L’altro margine di manovra, che potrebbe liberare risorse vere, deve essere contrattato nel vertice di giugno: per chi è nel ‘braccio preventivo del Patto di stabilita”, cioè ne rispetta i vincoli, vale la regola che le spese per investimenti si scorporano dal computo del deficit. Ma Letta dovra’ trattare con la Ue il tipo di spese, per farvi ad esempio rientrare quelle a favore dell’occupazione.

DEBOLEZZE E RACCOMANDAZIONI. E’ dal 2011 che Bruxelles avverte l’Italia sui suoi ‘squilibri macroeconomici’. Debito elevato, scarsissima competitività, costi unitari del lavoro troppo alti, fisco poco ‘amico della crescità e troppo sbilanciato su lavoro e capitale. Il mese scorso li ha elencati di nuovo, e nonostante le apprezzate riforme del governo Monti si chiederà di nuovo di rendere più flessibile il mercato del lavoro (con meno contratti collettivi e più aziendali), di spingere sulle liberalizzazioni, snellire la burocrazia, riformare la giustizia civile per dare più certezza agli investitori.

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