Braccio di ferro Pd-Pdl, accordo sulle riforme

ROMA  – Ai blocchi di partenza il percorso a ostacoli delle riforme. Al termine di un lungo braccio di ferro e di un confronto a tratti molto acceso tra Pd e Pdl, la maggioranza sigla un accordo ‘minimal’ sulle mozioni parlamentari che definiranno l’iter della revisione della Costituzione. Il risultato è un testo ”molto asciutto”, epurato nella sostanza del nodo più insidioso, che rischiava di mettere a rischio la tenuta del governo: la cosiddetta ‘clausola di salvaguardia’ sui ritocchi alla legge elettorale. Si metterà mano al sistema di voto, viene previsto, insieme alle riforme della forma di Stato e di governo, con l’obiettivo di arrivare alla meta ”entro 18 mesi” dall’avvio dell’esame nel merito.

Le avvisaglie c’erano tutte, ma le difficoltà dell’accordo tra Pd e Pdl si concretizzano di buon mattino, nel vertice di maggioranza al Senato dei capigruppo con i ministri Gaetano Quagliariello e Dario Franceschini. La distanza tra i partiti sulla ‘clausola di salvaguardia’ con cui il governo avrebbe voluto portare a casa entro luglio alcune modifiche al Porcellum, si fa scontro tra Renato Brunetta e Roberto Speranza.

Il Pdl chiede di mettere nero su bianco che quelle modifiche saranno ‘minimali’. Il Pd, in larga parte favorevole al ritorno al Mattarellum, dice no: nessun paletto va fissato in partenza. Come se non bastasse, i due partiti litigano anche sulla composizione del Comitato bicamerale ‘dei 40′ che si occupera’ di scrivere i testi. Il Pdl chiede di avere lo stesso numero di componenti del Pd, nonostante i parlamentari dem siano molti di più, grazie al premio di maggioranza. E il braccio di ferro prosegue per ore, finche’ non si trova un’intesa su un riequilibrio delle quote anche in base ai voti presi nelle urne. All’ora di pranzo i partiti riuniscono i gruppi parlamentari e rimarcano le distanze.

Alla riunione del Pd partecipa Franceschini, dal Pdl c’è Quagliariello. Ma il governo prende atto del fallimento dell’ultimo tentativo di mediazione. E, come andava già affermando da giorni, decide di ”non scendere sul terreno sulla legge elettorale”, di non rischiare, dichiara Quagliariello, di ”farsi consumare”.

La palla è insomma al Parlamento. E’ difficile che entro l’estate si faccia qualcosa. Nel pomeriggio i capigruppo si siedono attorno a un tavolo, alla Camera, e nel testo della mozione scrivono che la riforma del sistema elettorale va fatta insieme a forma di Stato e di governo, superamento del bicameralismo perfetto e riduzione del numero dei parlamentari. Prima di allora, niente ritocchi alla legge ‘porcata’. A meno che, è l’ultimo spiraglio lasciato aperto, per un intervento ”urgente” non si trovi quella ”ampia condivisione” che appare però al momento tanto lontana, che Brunetta non si fida e accetta di dichiarare concluso l’accordo solo quanto legge il testo della mozione.

In serata la tensione è ancora alta. Scelta civica, dopo un lungo e tormentato vertice, dice sì alla mozione. I malumori del Pdl inducono invece Brunetta a convocare una riunione ‘ad horas’ del gruppo per riferire sull’intesa. Ma si teme ancora l’insidia della mozione che Roberto Giachetti presenterà oggi sul ritorno al Mattarellum, che potrebbe essere sostenuta da molti Pd e da parte della minoranza. Un’altra possibile ‘mina’ sulla tenuta della maggioranza, dalla quale Giachetti non vuole recedere. Fino all’ultimo si cercherà oggi di convincere M5S, Sel, Lega e Fdi a votare il testo della maggioranza.

Nelle Aule di Camera e Senato parlerà per il governo il premier Letta, a sottolineare l’importanza del tema. Con le mozioni il Parlamento impegnerà il governo ad adottare una legge costituzionale che definirà il percorso delle riforme, con una ”procedura straordinaria” ma nel solco dell’articolo 138 della Carta. L’obiettivo è approvare nell’arco di tre mesi il ddl costituzionale che istituirà il Comitato dei 40 (e potrebbe prevedere tempi abbreviati tra le letture delle due Camere) e intanto avviare il dibattito nel merito. Poi ci saranno 18 mesi per portare a termine il percorso. Previsti referendum consultivo, consultazione popolare e comitato di esperti con compiti consultivi rispetto al governo. Che nel prossimo Cdm varerà intanto il ddl sul finanziamento ai partiti.

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