Riforme, Letta mette il turbo: al Colle con nuove regole

Pubblicato il 03 giugno 2013 da redazione

¡ROMA  – Giorgio Napolitano sará l’ultimo presidente ad essere eletto dai 1007 Grandi elettori riuniti a Montecitorio in seduta comune? Potrebbe essere cosí e forse se lo augura anche lo stesso Napolitano che da tempo si spende per profonde riforme istituzionali. Ma é stato il Governo, per bocca di Enrico Letta, a cercare di mettere il turbo alle riforme istituzionali. E per dare corpo alle sue parole ha ricordato proprio le drammatiche fumate nere che in poche ore hanno bruciato nomi illustri come quelli di Franco Marini e Romano Prodi e portato il sistema politico all’interno della tempesta perfetta.

– La settimana vissuta a metá aprile per l’elezione del Capo dello Stato con le regole della costituzione vigente é stata drammatica per la nostra democrazia e non credo – ha detto Letta – potremmo piú eleggere il Presidente in quel modo lí, perchè assegnare questa elezione a mille persone non è più possibile.

E sulla necessitàs di varare riforme si stende il velo protettivo del Quirinale: ”vigilerò” su tutto ciò, ha garantito il presidente in occasione della festa della repubblica. Concetto rafforzato dal suo ministro per le riforme, Gaetano Quagliariello, che non si è nascosto dietro il dito della prudenza.

– I cittadini non sarebbero disposti a perdonare, oltre ovviamente a un ennesimo fallimento, un percorso che non dovesse vederli protagonisti – ha assicurato interpretando i sentimenti del centrodestra decisamente favorevoli all’elezione diretta del presidente. Come conferma Fabrizio Cicchitto interpretando le parole di Letta:

– Per dirla in modo esplicito, a nostro avviso la via maestra èr quella dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica, della riduzione del numero dei parlamentari, del superamento del bicameralismo e dell’elezione del Parlamento a due turni.

Ormai il coro è completo e tutti chiedono riforme, dicendosi d’accordo con i continui richiami del capo dello Stato.

– Il costo economico e sociale di istituzioni inadatte ad assumere decisioni tempestive e a rappresentarle nella comunità internazionale è ormai insostenibile – spiega per tutti il ministro per le riforme.

Ma intanto, quella che doveva essere la prima delle riforme per mettere in sicurezza il Paese, cioè quella del Porcellum sembra rinviata alle calende greche. E nonostante Napolitano l’abbia indicata nelle assolute priorità del percorso riformatore, tutti danno per scontato che toccherà aspettare la sentenza della Consulta per vedere una reazione delle forze politiche.

– E allora si dovrà agire con più fretta e in maniera meno dolce – osservano dal Colle. Il tempo giusto per le riforme varia dai 12 ai 18 mesi, se si vogliono analizzare le riflessioni del presidente (che ha indicato la prossima festa della repubblica come primo traguardo), o quelle del giovane Letta:

– I 18 mesi che ci siamo dati è il tempo giusto per completare l’iter di riforme. Anche perchè – ha aggiunto – il nostro governo di larga intesa è eccezionale e non si ripeterà.

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