Presidenzialismo: pressing di Alfano, no di Sel e Rodotà

ROMA  – L’apertura del premier Enrico Letta all’elezione del Capo dello Stato ”con nuove regole” fa esultare il Pdl, da sempre in prima fila, ma senza successo, a favore del presidenzialismo.

– Adesso penso che potremo farcela perchè anche da parte del Pd si stanno aprendo significativi spiragli –  è la ‘chiamata’ che il vicepremier Angelino Alfano fa ai dem, in realtà spiazzati e già divisi.

La proposta del premier trova contrari Sel e Rodotà mentre si chiama fuori da ogni valutazione il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, impegnato a spingere, ma senza entrare nel merito, sulla necessità di riforme e di una nuova legge elettorale. Come per la riforma del Porcellum, il presidente del Consiglio non vuole indicare un modello rispetto ad un altro. Ma Letta, a quanto si apprende, sarebbe favorevole all’elezione diretta del Capo dello Stato e, parlando di regole diverse dall’assemblea dei 1007 Grandi Elettori, lo ha fatto capire. Una mossa che ha convinto in primis il Pdl, che, con il presidenzialismo, ha sempre sognato di portare al Colle Silvio Berlusconi.

– Noi ci abbiamo provato l’anno scorso e purtroppo siamo riusciti solo al Senato e non alla Camera. Se il presidente della Repubblica viene eletto direttamente dal popolo i cittadini potranno partecipare ad una grande gara democratica come succede in Francia e in America – spera Alfano, consapevole che una riforma così complessa sarebbe anche un modo per mettere in sicurezza la vita del governo.

In realtà il segretario Pdl semplifica il punto di vista del Pd, che ufficialmente non si è mai spinto oltre un semipresidenzialismo legato ad una legge elettorale a doppio turno. Se il dalemiano Nicola Latorre è favorevole ”prevedendo i dovuti contropoteri, una seria legge sul conflitto d’interessi, e un sistema elettorale maggioritario”, gli ex Ppi e anche l’ala sinistra appare contraria. Rosy Bindi invita Letta a pensare piuttosto alla crisi economica e di lasciare stare la Costituzione e il viceministro all’Economia Stefano Fassina non crede che ”il governo debba impegnarsi troppo ad indicare una soluzione per la forma di stato e di governo”.

Ma sull’apertura di Letta piovono critiche soprattutto a sinistra. Molto duro il giurista Stefano Rodotà:

– Sono rimasto stupito che un politico accorto come l’attuale presidente del consiglio, Letta, abbia detto che il prossimo presidente della Repubblica non sarà eletto con il sistema dei grandi elettori. Loro non ci sono riusciti e vogliono uscire dalle loro difficoltà per la via delle riforme.

Contrario anche il leader di Sel Nichi Vendola:

– Parlare di presidenzialismo in un paese che non è riuscito nemmeno a fare la legge sul conflitto di interessi è segno di uno sbandamento culturale.

Si cuce la bocca, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

– Non parlo né oggi né mai, sul contenuto delle riforme resterò assolutamente neutrale –  giura il Capo dello Stato, forse infastidito per chi, ancora oggi sui giornali, lo critica di aver attuato un presidenzialismo di fatto.