Epifani: “Reagiremo alle minacce del Cav.”

ROMA – Luca Lotti, il braccio destro di Matteo Renzi, entra nella segreteria di Guglielmo Epifani. Se è un primo passo verso la scalata del sindaco di Firenze al Pd si vedrà presto. Tutti, big e possibili candidati, aspettano di conoscere che farà l’ex rottamatore ma nella prima direzione dell’ex leader Cgil – Renzi presente ma silente – il Pd prende le misure al governo e ai suoi rischi.

E l’invito di Epifani è di stare sul ‘chi va là.

– Noi siamo leali a Letta e ad un governo che deve durare due anni per fare le riforme ma dobbiamo fare i conti con Berlusconi, con le sue minacce sul governo e con le sentenze attese – avverte il leader Pd che conferma il congresso entro l’anno.

In un Pd, che, come ammette senza eufemismi il segretario, ”va curato”, la segreteria di 15 componenti, quasi tutti quarantenni, riflette tutte le correnti, quelle antiche e quelle recenti, di un partito ”balcanizzato” che spera nell’esito dei ballottaggi come balsamo alle sconfitte e agli scontri degli ultimi mesi.

Ma il cuore nevralgico del partito in vista del congresso sarà, in realtà, la commissione che deciderà le modifiche dello Statuto, a partire dalla separazione tra il ruolo del segretario e quello del premier. Epifani, che lavora per puntellare il governo, non ha dubbi e, pur mantenendo le primarie, considera ”improponibile” la contestualità.

In realtà quasi tutti nel partito sono convinti che la ‘separazione delle carriere’ tra premier e segretario è necessaria anche se nessuno sa quanto durerà il governo. L’ex leader Cgil, nel suo intervento, mette i puntini sulle i sulle priorità del Pd: misure per il lavoro, evitare l’aumento dell’Iva a luglio, e una revisione dell’Imu in base al reddito perchè, osserva Epifani, ”non capisco perchè toglierla sulla prima casa a chi la può pagare e magari ne ha molte”. Tasto, quello sull’Imu, che fa reagire subito il capogruppo Pdl Renato Brunetta, molto meno preoccupato ”dei pesi e degli equilibri” come ”una moderna legge sul conflitto di interessi” che Epifani chiede per affrontare ”senza muri” né tifoserie ogni ipotesi di riforma istituzionale, presidenzialismo incluso.

Non è tempo nella direzione Pd, con i ballottaggi alle porte, di aprire il vaso di pandora delle divisioni sull’ipotesi prospettata da Letta. Massimo D’Alema, parlando ad un convegno su Craxi, illustra i rischi di ”una politica senza arbitri”:

– Se il presidente della Repubblica diventa capo di una parte, chi sarà l’arbitro? Questo e’ l’interrogativo, il resto sono battute.

Ma al di la’ dei temi, più o meno divisi, il leader Pd mette in guardia dal Cav e dall’intreccio ”nel rapporto tra problemi personali e interessi del paese, sospesi tra due sentenze”. Per questo, pur spingendo sulle riforme ”per il paese e non per la durata del governo, Epifani avverte che il Pd ”deve essere pronto a tutto” se gli avversari-alleati fanno saltare il tavolo.

Sulle riforme, nel merito più che nel timing, il segretario dem invita a ”fermarsi un attimo senza cadere in una spirale che non ci porterebbe a fare le riforme o a non farle al meglio”. E chiede una discussione ”nei tempi giusti”, nella quale ”premier e Colle restino fuori dalla mischia” e il Parlamento sia centrale. Con un percorso di lavoro per il Pd, su alcuni temi senza una bussola certa, ”per arrivare in tempi brevi” ad una proposta sulla riforma elettorale prima con un seminario e poi ”coinvolgendo gli iscritti”.

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