Squinzi, industria in pericolo: distrutto il 15% del potenziale

ROMA – Il Paese ”ha un bisogno disperato di crescita”. Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, rilancia l’allarme degli industriali chiedendo ”convinzione e condivisione politica” per mettere in campo una ”strategia di ampio respiro”: subito ”pochi provvedimenti ragionati e concreti” ma coerenti con una ”visione di lungo termine e ampio orizzonte”. Il rapporto di giugno sugli scenari industriali del centro studi di viale dell’Astronomia avverte che ”l’industria manifatturiera italiana é messa in pericolo dalla durata e dalla profonditá della crisi”. Ma sottolinea anche che l’Italia, che è riuscita a difendere il ruolo di settima potenza industriale al mondo e seconda in Europa, ha ancora ”ottime carte da giocare”.

Puntare sul manifatturiero, che per ogni punto di crescita porta un aumento di 1,5 punti del Pil, è la strada indicata dagli economisti di Confindustria che nel rapporto analizzano ”la lezione” dei migliori Paesi avanzati ed emergenti: ”Più manifatturiero uguale più crescita”. Il punto sull’impatto della crisi è pesante: ”Ha già causato la distruzione del 15% del potenziale manifatturiero italiano”, con ”una punta del 40% negli autoveicoli e cali di almeno un quinto in 14 settori su 22”.

– Vuol dire che chiudi le imprese, chiudi i capannoni, chiudi gli impianti… Sono cose che hai perso – sottolinea il capoeconomista di viale dell’Astronomia, Luca Paolazzi, indicando che a questo punto per tornare ai livelli pre-crisi ”non basta una ripresa della domanda ma bisogna ricreare un bel pezzo della capacità produttiva”.

Mentre è ancora allarme lavoro: ”nel manifatturiero il numero di occupati è sceso di circa il 10%”, e ”le imprese italiane saranno probabilmente costrette a tagliare ulteriori posti nei prossimi mesi”: la caduta ”ha già raggiunto le 539mila persone nel periodo 2007-2012”, e ”rischia di superare” le -724mila del periodo 1980-1985. 55mila le imprese manifatturiere cessate tra 2009 e 2012.

– Condividiamo il giudizio sulla situazione – ha detto alla platea di industriali il ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, che ha promesso:

– Il mantra del mio ministero è questo: le imprese italiane devono essere messe nelle stesse identiche condizioni delle imprese europee.

Dal ministro anche l’invito a ”parlare più di terapie che di diagnosi”. Per Confindustria è una occasione per ribadire ancora le terapie che propone da tempo con un forte pressing per le riforme; come il ”progetto per l’Italia”, il programma di governo economico che gli industriali hanno presentato alle forze politiche prima delle elezioni.

Il vicepresidente per il centro studi, Fulvio Conti, ha sintetizzato in 5 punti le richieste che ”un governo responsabile dovrebbe tradurre tempestivamente in linee d’azione”; e ha garantito che su questo percorso il Governo Letta ”può contare sul sostegno” degli industriali: va da semplificazioni e sburocratizzazione, al fisco a partire da un taglio del costo del lavoro, a risposte alla sete di liquidità delle imprese sul fronte dei debiti della P.a e del credit crunch (”tragico, direi agghiacciante”, dice Squinzi); Poi ancora passi avanti per un mercato del lavoro ”meno vischioso e inefficiente”, e credito di imposta per rilanciare gli investimenti in ricerca e innovazione, e per le infrastrutture.

– Bisogna restituire orgoglio industriale al Paese – dice Conti.