Siria, il regime espugna Qusayr: centinaia i morti

Pubblicato il 05 giugno 2013 da redazione

BEIRUT.- Dall’Iran ai quartieri di Beirut controllati da Hezbollah, gli alleati sciiti del presidente siriano Bashar al Assad esultano per la conquista della città strategica di Qusayr, dopo un’offensiva di tre settimane che ha provocato secondo i ribelli “centinaia di morti” e la fuga di migliaia di civili. Ma l’opposizione la considera solo una battaglia perduta e afferma che “la rivoluzione continua”. Mentre la diplomazia segna il passo e ammette che la conferenza di Ginevra-2 non potrà svolgersi nemmeno nel mese di giugno. Dopo che le tv siriane e libanesi al seguito dei conquistatori avevano diffuso le immagini di un soldato di Damasco che piantava la bandiera nazionale sulla torre dell’orologio sulla piazza centrale di una Qusayr semidistrutta, Teheran si è “congratulata con la nazione siriana, il governo e l’esercito”, secondo l’emittente di Stato PressTv. Mentre nei quartieri meridionali della capitale libanese sventolavano le bandiere del Partito di Dio sciita e i suoi sostenitori distribuivano dolci per celebrare “la vittoria” di Assad alla quale le milizie Hezbollah hanno dato un fondamentale contributo. Negli stessi momenti i ribelli in fuga da Qusayr accusavano la comunità internazionale “ipocrita” di non essersi adoperata nemmeno per aprire corridoi umanitari per sfollare i civili feriti. E il comandante dell’Esercito siriano libero (Esl), Selim Idriss, dai microfoni della Bbc ribadiva la minaccia di portare la guerra in Libano per colpire Hezbollah, i cui combattenti, ha detto, “stanno invadendola Siria”. Ma ieri sono stati elicotteri governativi di Damasco a bombardare la cittadina sunnita libanese di Arsal, solidale con i ribelli, provocando la reazione del presidente Michel Suleiman, che ha chiesto alla Siria di “rispettare la sovranità del Libano”.

I Comitati di coordinamento dell’opposizione di Qusayr hanno accusato l’aviazione governativa di avere bombardato anche i civili che insieme ai ribelli fuggivano dalla città verso le vicine località di Ebel e Dbaa. Se papa Francesco ha rinnovato l’appello a “una soluzione negoziale al conflitto”, i rappresentanti di Usa, Russia e Onu, riunitisi a Ginevra, si sono lasciati solo con l’impegno a ritrovarsi il 25 giugno per cercare di organizzare una nuova conferenza di pace, che, forse, potrà avere finalmente luogo in luglio, secondo il mediatore internazionale Lakhdar Brahimi. “Passi avanti” sono stati fatti, ma “molto lavoro resta da fare”, ha detto Brahimi, con il problema maggiore che secondola Russiaè “la cerchia dei partecipanti”. Ma il capo della Farnesina, Emma Bonino, in un’intervista a Tempi sottolinea che “non si può pretendere, come fa una parte dell’opposizione, di condizionare la tenuta della conferenza alle dimissioni del presidente Assad”.La Gran Bretagnaela Franciaaffermano intanto di avere le prove dell’uso di armi chimiche e puntano il dito contro il regime. Tali prove “obbligano la comunità internazionale ad agire”, ha detto il presidente francese Francois Hollande, assicurando comunque che Parigi non si muoverà da sola ma “nel quadro della legalità internazionale”. Ma anche tra gli occidentali non tutti la pensano allo stesso modo, come del resto l’Onu, che ieri ha detto di non poter individuare i colpevoli. Il segretario alla Difesa americano Chuck Hagel ha dichiarato di ”non aver visto” le prove che i francesi ”dicono di avere” e il ministro della Difesa italiano, Mario Mauro, ha parlato solo di “prove relative, e conosciute, a casi limitati e quindi non tali da giustificare una reazione della comunità internazionale che alteri la situazione sul campo”.

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