Bilderberg: operazione trasparenza senza precedenti

WATFORD (LONDRA). – Bilderberg tenta di aprire le sue porte. Le socchiude. In un’operazione trasparenza che non ha precedenti. Nel meeting cominciato ieri a Watford (fino a domenica), a nord di Londra, per la prima volta nella storia del gruppo di personalità influenti, rinomato per la sua segretezza, c’è uno spazio apposito per i manifestanti e i giornalisti. E’ un grande prato verde chiuso da un recinto e controllato dalle forze dell’ordine. Da lì non si passa, si può solo vedere, in lontananza, la collina dove si trova il resort The Grove, un albergo di lusso con annesso campo da golf, dove staranno i ‘potenti’, protetti dagli occhi indiscreti.

Elicotteri della polizia volteggiano nel cielo, agenti pattugliano le strade, altri presidiano l’ingresso principale e il viale che porta verso il resort, attorno al quale c’è una rete con blocchi di cemento, costruita apposta per l’evento. Ogni volta che una limousine con a bordo uno degli invitati arriva all’ingresso i manifestanti la accolgono al grido di ”feccia” e ”bastardi”. A bordo di una Mercedes nera un uomo in giacca e cravatta si nasconde da telecamere e fotografi piazzandosi davanti alla faccia il Financial Times. Ma dalla lista distribuita poco prima dagli stessi organizzatori, altro inedito segnale di trasparenza, si conoscono i nomi degli ospiti.

Tra i 140 partecipanti di 21 Paesi, ci sono diversi italiani: Franco Bernabè presidente Telecom, Enrico Cucchiani ad di Intesa Sanpaolo, Lilli Gruber, l’ex presidente del consiglio Mario Monti, Alberto Nagel, ad Mediobanca e Gianfelice Rocca, ad di Techint Group. Nell’elenco si alternano leader politici, magnati, pochi rappresentanti della stampa che devono però impegnarsi a non riferire nulla di quello che sentiranno. Tra i nomi di spicco il presidente della Commissione Europea Manuel Barroso, il direttore dell’Economist John Micklethwait, l’ex generale americano David Petraeus, il capo di Google Eric Schmidt, Henry Kissinger e la direttrice del Fmi, Christine Lagarde.

Intanto i manifestanti urlano ma non ‘mordono’. La polizia non deve intervenire mai, mentre il prato scelto come spazio per proteste e stampa si trasforma in una sorta di campeggio ‘hippie’. Fra i protestanti ci sono anticapitalisti, anarchici ‘armati’ di cartelloni, oltre a blogger e registi ”complottisti”, che accusano il gruppo Bilderberg di essere un’oscura associazione di potenti che controllano il mondo e ne decidono i destini in queste riunioni segrete. ”E’ finita per i burattinai, hanno i giorni contati”, tuona Alex Jones, regista e dj americano considerato un portavoce delle teorie ‘complottiste’. Per Jones, l”operazione trasparenza’ voluta quest’anno per la prima volta dagli organizzatori del meeting rivela ”tutta la loro debolezza”. Fra quelli che puntano gli obiettivi per vedere chi c’è a bordo delle auto che varcano l’ingresso del The Grove, c’è anche Giorgio Bombassei, filmaker italiano, che sta realizzando un documentario sul Bilderberg. ”Non sono un complottista – spiega – sono uno storico”. E’ uno dei pochissimi che ha intervistato persone ai vertici del gruppo, nato nel 1954 per incrementare il dialogo tra Europa e America del nord e che prende il nome proprio dall’Hotel in cui si riunì la prima volta, in Olanda. Bombassei ha avuto accesso ad archivi storici, ha studiato dall’interno quello che accade nelle riunioni dei potenti. ”Non dicono cose molto diverse da quelle che poi dicono in pubblico – afferma Bombassei – Di sicuro però quello che si dicono ha un’influenza a livello di governi e di economie, non c’è dubbio su questo. Poi Bilderberg sceglie gli ‘opinion maker’ di molti Paesi per portare un certo messaggio all’esterno”.

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