Finanziamento dei partiti, la Camera spinge sul Ddl

ROMA  – Procedura d’urgenza alla Camera per il disegno di legge del governo che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti. La conferenza dei capigruppo, riunita ieri, ha deciso all’unanimità un iter accelerato per il provvedimento, trasmesso ieri a Montecitorio dal ministro per i Rapporti col Parlamento, Dario Franceschini.

La procedura d’urgenza prevede che la commissione Affari Istituzionali, non appena riceverà il ddl, dovrà esaminarlo e riferire in aula entro un mese. Quindi, entro la metà di luglio. Il testo trasmesso alla Camera, abolisce innanzitutto i rimborsi elettorali previsti oggi. Quindi prevede che i partiti, per accedere alle nuove forme di finanziamento da parte dei cittadini, debbano avere uno statuto che rispetti criteri di democrazia e trasparenza e debbano essere iscritti a un registro tenuto da una commissione apposita.

I rendiconti di esercizio dei partiti devono essere certificati da un soggetto esterno, controllati dalla commissione e pubblicati su internet, insieme a statuto e redditi dei politici eletti. Possono accedere ai finanziamenti i partiti che abbiano avuto almeno un candidato eletto alle ultime elezioni per Senato, Camera, parlamento europeo, consigli regionali, Province autonome di Trento e Bolzano, oppure abbiano presentato candidati in almeno tre collegi per la Camera, tre Regioni per il Senato, un consiglio regionale o delle Province autonome, una circoscrizione del parlamento europeo.

Le ”erogazioni liberali” delle persone fisiche ai partiti sono detraibili dalle tasse nella misura del 52% per importi fra i 50 euro e i 5.000 annui e del 26% per importi fra i 5.001 e i 20.000 euro annui. Per le società, la detrazione è del 26% per importi fra i 50 euro e i 100.000, ma non possono contribuire società a partecipazione pubblica o ”i cui titoli siano negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri”.

I versamenti possono avvenire solo attraverso banca o ufficio postale. I partiti devono trasmettere alla Presidenza della Camera i nomi di chi versa più di 5.000 euro e l’elenco deve essere consultabile dai cittadini. Questi ultimi dal 2014 potranno anche destinare il 2×1000 della propria dichiarazione dei redditi ad un solo partito, iscritto nel registro. Se non indicheranno un partito, il loro 2×1000 resterà allo Stato.

Quando la legge andrà a regime, nel 2017, il tetto massimo complessivo di questo tipo di contributi sarà di 55,1 milioni di euro all’anno. Nel 2014 (quando il finanziamento pubblico sarà ancora in vigore, ma con un taglio del 40%), il tetto sarà di 31,4 milioni, nel 2015 (taglio ai fondi pubblici del 50%) di 19,6 milioni, nel 2016 (taglio del 60%) di 37,7 milioni. L’Agenzia del Demanio potrà concedere immobili pubblici a canone agevolato ai partiti, che però dovranno farsi carico della manutenzione. I partiti avranno diritto a spot gratuiti di un minuto sulla Rai (fuori dagli indici di affollamento pubblicitario), agevolazioni tariffarie su poste e telefoni, canoni agevolati in strutture pubbliche per corsi di formazione, procedure di acquisto delle pubbliche amministrazioni, procedure semplificate per le sottoscrizioni per elezioni e referendum.

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