Berlusconi a Letta: “No al diktat di Berlino”

ROMA  – Nella giornata che dà il via al processo delle riforme, Silvio Berlusconi torna a ‘benedire’ il governo Letta assicurandogli lealtà e garantendogli i voti. Ma ribadisce con forza una condizione: ‘

– Sappia con autorevolezza ingaggiare un braccio di ferro, senza strepiti ma con grande risoluzione, allo scopo di convincere i paesi trainanti dell’Europa, e in particolare la Germania di Angela Merkel, che o si rimette in moto in forma decisamene espansiva il motore dell’economia, oppure le ragioni strategiche della solidarietà nella costruzione europea, dall’unione bancaria a tutto il resto, si esauriscono e si illanguidiscono fino alla rottura dell’equilibrio attuale.

Una posizione che ricalca quella dei giorni precedenti e che il Cavaliere tiene a ribadire a tutti quelli che hanno fatto la spola con palazzo Grazioli. Parlamentari, ma anche direttori di giornali come Giuliano Ferrara che ha pranzato con l’ex premier.

Il Cavaliere, con il direttore del Foglio si sofferma su diversi temi, molta politica nazionale ma anche anche argomenti legati al rapporto tra Italia e Europa. Per Berlusconi è finito il tempo dei diktat di Berlino e della politica di rigore. L’intenzione è quella di fare il più possibile pressing sull’esecutivo per condizionarlo sia sulla politica nazionale che sui temi esteri. Ecco perchè nelle lettere inviate agli elettori chiamati ai ballottaggi in programma per domenica e lunedì, oltre a chiedere il voto per il candidato di turno ne approfitta per ricordare come il ”sostegno al Pdl consentirà di andare avanti nelle battaglie nazionali per abolire definitivamente l’Imu e abbassare le tasse su famiglie e imprese”. Battaglie che si possono fare – è il suo ragionamento – solo senza mettere in discussione il governo. Certo, l’equilibrio resta precario soprattutto in vista della sentenza della Corte Costituzionale che dovrà pronunciarsi sul legittimo impedimento nel processo Mediaset.

Sono in diversi a pensare che l’esito di quella sentenza possa rappresentare uno spartiacque nel percorso di vita dell’esecutivo. Una convinzione che aleggia nelle file del Pdl soprattutto tra i cosiddetti falchi pronti non solo ad andare all’attacco dell’esecutivo ma anche a mobilitare le piazze a difesa del Cavaliere dall’ ”oppressione giudiziaria”. Che la situazione possa precipitare dunque è una delle ipotesi prese in considerazione a palazzo Grazioli ecco perchè il progetto di dar vita ad un altro soggetto politico, più snello e completamente diverso dal Pdl va avanti.

Tra le anime pidielline però c’è anche chi, come Renato Brunetta, invita a cercare altrove eventuali problemi per il governo. Gli occhi sono tutti puntati sulle prossime mosse di Matteo Renzi e l’ipotesi di una sua imminente scalata ai vertici del Pd. L’idea che il sindaco di Firenze possa essere il futuro segretario dei Democratici rappresenta per molti nel Pdl una preoccupazione visto l’appeal ed il consenso trasversale che riesce a raccogliere. Secondo Brunetta poi se Renzi dovesse diventare il nuovo leader del Pd il ”governo cadrebbe perchè il Pd finirebbe per spaccarsi”