Ballottaggio: Roma, é un plebiscito. Vittoria netta di Marino (Pd)

ROMA – E’ un plebiscito quello raccolto dal chirurgo dem Ignazio Marino a Roma. La vittoria é netta in tutti i quartieri di Roma. In ben 13 dei 15 municipi della capitale, Marino ha superato il 60% dei voti, con un picco massimo del 69% registrato nell’VIII municipio che comprende anche il quartiere rosso della Garbatella, proprio quello dove l’ormai ex sindaco fu contestato duramente alcuni giorni fa. Ma Marino trionfa anche in un feudo del centrodestra il XV municipio, ovvero Cassia-Flaminia, dove ha totalizzato il 52% contro il 48% dello sfidante, un 48% che è il dato migliore ottenuto da Alemanno. E ancora Marino spodesta Alemanno anche in altri quartieri ‘neri’ come Aurelio e Trionfale (XIII municipio) dove incassa il 59%. Nel resto della città l’onda del chirurgo avanza ovunque e omogenea: da Monte Mario fino a Porta San Paolo, passando per il centro storico, Prati, il Vaticano il distacco tra i due è stato di 30 punti e cioè 65% a 35%. Identico risultato in periferia, dal Prenestino all’ Alessandrino, dalla Magliana a Corviale col suo serpentone. E a Tor Bella Monaca, oggetto da parte della giunta di centrodestra di un ipotesi di abbattimento dei palazzoni sinonimo di bruttezza urbanistica, Marino è schizzato al 61%.

E ancora il ‘cappotto rosso’ ha potuto contare sul 67% all’ Appio Tuscolano e a Cinecittà, con i suoi studios, fino ai confini con Ciampino e a Monteverde. E anche ad Ostia, dove si era pensato anche a fare una pista da sci, Alemanno non è andato oltre il 36% mentre Marino ha raggiunto il 64%. E all’Eur Marino arriva ad oltre il 62%, il quartiere dell’ omonimo Ente che Alemanno affidò all’amico Riccardo Mancini, poi travolto dall’affaire della tangente per i bus.Ma anche il quartiere che avrebbe dovuto ospitare il tanto discusso Gran Premio tra l’architettura razionalista. Roma insomma ha voluto voltare pagina.

– Ovunque. Non era mai successo – dice Ignazio Marino. Neanche ai tempi delle giunte Rutelli e Veltroni. Un grande risultato. Da oggi anche una grande responsabilità.

– Abbiamo liberato Roma e ora rinascerà. Daje! -. Ce l’ha fatta Ignazio Marino, ha mantenuto la promessa, e ora gli slogan della campagna diventati realtà li urla dal palco di piazza di Pietra, davanti a centinaia di persone. Ci ha messo tre mesi per riconsegnare la capitale al centrosinistra e travolgere con quasi il 64 per cento ”il sindaco uscente”, Gianni Alemanno, che in due discorsi dopo la vittoria non chiama mai per nome. Un rush deciso e inarrestabile, dalle travagliate primarie del Pd ad oggi.

– E ora questa città tornerà a sognare e a sperare – dice il chirurgo specialista in trapianti – Voglio vedere le persone sorridere per strada.

Prima del bagno di folla, l’ingresso trionfale nel Tempio di Adriano, per un giorno quartier generale della vittoria, come quella di Nicola Zingaretti alla Regione Lazio a febbraio. Ed è proprio il governatore il primo che Marino abbraccia. Giacca blu, jeans grigi, camicia chiara senza cravatta, ”ma quanti siete?”, dice Marino alla platea di militanti, dirigenti locali soprattutto di Pd e Sel, ex assessori e giornalisti, moltissimi supporter.

Ringrazia i suoi ragazzi, i volontari, ”militanti dei partiti – sottolinea – che hanno lavorato anche 36 ore di fila” e sopportato la sua pignoleria, ammette.

– Sono emozionato, sento la responsabilità che la città mi consegna – dice l’ex senatore Pd conscio di avere vinto ”15 a 0”, riferendosi alle vittorie in tutti i municipi. Promette che lavorerà 7 giorni su 7.

– Ce la metterà tutta, con grande umiltà. L’obiettivo è far tornare Roma al ruolo internazionale che le spetta, farle riacquistare il ruolo di guida morale per il nostro Paese. La prima emergenza è il lavoro – scandisce – il lavoro dei giovani e di chi l’ha perso.

Al centro della sua idea di città il 58/enne neo sindaco mette ”la solidarietà, il valore culturale del centrosinistra”. E’ uno dei passaggi più applauditi.

– Una città che non si dimentica un solo istante di chi è rimasto un passo indietro – spiega. Per cambiare Roma Marino chiede ”l’aiuto di tutti”. E si rivolge a M5S e Alfio Marchini, anche ”al sindaco uscente”, e all’opposizione, auspicando ”collaborazione sui temi concreti”.

In Campidoglio non andrà per festeggiare – ma lo fanno i suoi sostenitori -, perchè ”è un palazzo che rappresenta la capitale – dice -, ha una sua sacralità, i cambi di consegne devono essere formali”. E qui il riferimento carsico è ai saluti romani da ”presa del Campidoglio sfoggiati 5 anni fa dopo la vittoria di Alemanno. Quindi l’impegno a riconquistare i ”romani che non sono andati alle urne”, ben oltre il 50 per cento stavolta, ”che sono delusi dalla classe dirigente: dimostreremo che c’e’ una buona politica che risolve i problemi”.

Ad abbracciarlo arriva anche il segretario del Pd Guglielmo Epifani, quasi incredulo per il risultato. Con lui Goffredo Bettini, guru del ‘modello Roma’, demiurgo di tutti i sindaci del centrosinistra nella capitale, da Rutelli a Marino appunto. Il sindaco si sposta in piazza. Promette che ”almeno una volta a settimana girerò per la città, iniziando dalle periferie”. E ancora ”massima trasparenza, merito, fine delle spese inutili”.

– Sono arrivato a Roma negli anni ’60 – ricorda, pensando forse a chi lo definì ”un marziano” – mai avrei immaginato di diventarne il sindaco.

Intorno è tutto un ‘Daje’, pugni chiusi, ‘Bella ciao’. ”Roma è liberata”, grida intanto Marino. ”E ora possiamo farci anche una bevuta”, mentre gli stappano lo spumante. Col botto.