Destra in panne. I leader cercano una via d’uscita

ROMA  – Prima Gianfranco Fini che resta fuori dal Parlamento; ora Gianni Alemanno che precipita dal Campidoglio. E’ un momento difficile per gli ultimi eredi della lunga tradizione della destra postfascista italiana. Nel giro di pochi mesi, i fasti del passato, quando i nipotini di Almirante ”sdoganati” da Berlusconi sedevano ai vertici delle istituzioni, dirigevano ministeri di peso e guidavano regioni e comuni, sono diventati un lontano ricordo. Oggi ció che resta della galassia degli ex An é una presenza sempre piú marginale.

E’ un azzardo, in queste condizioni, pensare  a un nuovo futuro per la destra italiana. Chi non si rassegna all’oblio si aggrappa alla grinta di Giorgia Meloni: l’inventrice di ”Fratelli d’Italia” (insieme con Ignazio La Russa) , è l’unica ad avere intercettato qualche consenso elettorale e qualcuno spera che presto possa essere lei a guidare la destra tricolore alla riscossa. Per il resto il panorama degli ex An è abbastanza sconfortante. Nel Pdl se ne contano ormai pochi, quasi tutti (con l’eccezione di Maurizio Gasparri) finiti nel cono d’ombra. Non va meglio fuori dal partito di Berlusconi .

La destra-destra di Francesco Storace non decolla. Gianfranco Fini ha perso in pieno la scommessa di dar vita a una forza nazionale e repubblicana, alternativa al berlusconismo. Finchè ha duellato con l’ex alleato Silvio, Fini è riuscito a tenere in piedi un embrione di destra laica e antipopulista; ma l’abbraccio con Mario Monti è stato fatale e ha mandato in soffitta l’esperienza di Fli. L’ex presidente della Camera si è completamente eclissato dalla scena politica. Chiuso nel suo studio è al lavoro su un nuovo libro che racconterà la sua parabola: si chiamerà, sembra, ”Tutta la verità su Berlusconi”. Segno che Fini ha ancora bisogno del corpo a corpo con il suo nemico numero uno per poter esprimere una linea politica.

In piena fase discendente è anche Giani Alemanno. Il sindaco di Roma, sonoramente battuto da Ignazio Marino al ballottaggio, ha perso in modo così netto che ora rischia di diventare un’impresa persino l’obiettivo di guidare l’opposizione in Campidoglio come capogruppo del pdl. I suoi alleati gli riservano una tiepida solidarietà d’ufficio e non è detto che muoiano dalla voglia di farsi guidare da chi è uscito bocciato dalle urne. Ma per Alemanno potrebbe aprirsi un’altra via d’uscita: una candidatura alle europee dell’anno prossimo potrebbe portarlo lontano da Roma e dai fantasmi della debacle.