Datagate, Snowden: “Gli Stati Uniti spiano la Cina da anni”

Pubblicato il 12 giugno 2013 da redazione

NEW YORK. – ”Non sono né un traditore né un eroe, sono un americano”. Dal suo rifugio segreto, Edward Snowden torna a parlare di sè e dello scandalo Datagate che ha innescato. E lo fa in un’intervista esclusiva con un giornale di Hong Kong, il South China Morning Post, che parla di ”altri esplosivi dettagli sugli obiettivi della sorveglianza” digitale dell’intelligence Usa: ovvero,la Cinae la stessa Hong Kong. La cosiddetta ‘talpa’ della National Security Agency Usa ha parlato del suo futuro immediato, dei timori che ha per la sua famiglia negli Usa e soprattutto del fatto che il governo americano ha spiato nei computer di privati e istituzioni in Cina e ad Hong Kong almeno dal 2009.

Ha affermato di ritenere chela Nsaabbia condotto globalmente oltre 61mila operazioni di hackeraggio, con centinaia di bersagli a Hong Kong e sul territorio cinese, e ha anche fatto vedere al South China Morning Post una serie di documenti: nessuno di questi contiene informazioni a carattere militare, riporta il giornale. Le rivelazioni bomba di Snowden sono destinate a creare profondo imbarazzo alla Casa Bianca, che negli ultimi anni con Obama ha ripetutamente accusato il Dragone di spericolate operazioni di hackeraggio contro istituzioni, giornali e colossi informatici e finanziari americani. Fino all’ultimo vertice informale con Xi Jinping tenuto in California appena qualche giorno fa.

– Noi – ha continuato Snowden – hackeriamo la colonna vertebrale del network, come i grandi router internet, che ci danno accesso a centinaia di migliaia di computer, senza doverli hackerare uno per uno.

Si tratta di un’intervista che viene peraltro diffusa mentre negli Usa i giganti di Silicon Valley esposti nello scandalo cercano di correre ai ripari chiedendo alle autorità di poter pubblicare tutte le richieste segrete di informazioni ricevute dal governo. Una mossa intrapresa da Google ma anche da Facebook, Microsoft e Yahoo. E Google è ora andata anche oltre, affermando in un comunicato che, ”quando richiesti”, i dati al governo vengono trasmessi in maniera estremamente semplice: o da un computer all’altro, o addirittura a mano. Ma la nuova uscita di Snowden arriva anche mentre si fanno sempre più pressanti le domande su 36 diapositive delle 41 della presentazione power-point del programma PRISM della NSA che Snowden ha passato al Washington Post e al Guardian e che non sono state ancora pubblicate.

Snowden aveva chiesto che venissero rese pubbliche tutte, nell’arco di 72 ore, ma ne sono state pubblicate solo cinque: prima quattro, e poi una quinta, dopo che i giganti di internet hanno negato chela NSAabbia avuto accesso da una ”porta di servizio” ai loro server. Si tratta di una ‘slide’ in cui si parla di ”raccolta diretta dai server da questi internet provider: Microsoft, Yahoo, Google, Facebook, PalTalk, Aol, Skype, YouTube, Apple”. Sull’argomento è intervenuto anche Julian Assange, che ha già definito Snowden ”un esempio”.

“Snowden ha chiesto che tutte le 41 pagine del documento su PRISM venissero pubblicate, ma nè il Washington Post nè il Guardian ne hanno avuto il coraggio” ha scritto il fondatore di Wikileaks, via Twitter. Chissà che non intenda farlo lui.

Apparentemente, Snowden ha comunque una notevole libertà di movimento, visto che ha potuto contattare altri giornalisti.

– Coloro che pensano che ho fatto un errore a scegliere di venire ad Hong Kong equivocano le mie intenzioni. Non sono qui per nascondermi dalla giustizia, ma per rivelare crimini – ha detto nella nuova intervista, aggiungendo che comunque intende opporsi ad ogni eventuale richiesta di estradizione da parte degli Usa.

– La mia intenzione – ha affermato – è di chiedere ai tribunali e alla gente di Hong Kong di decidere del mio futuro.

E ancora:

– Ho avuto molte opportunità di fuggire da Hong Kong, ma preferisco rimanere qui e combattere il governo Usa in tribunale, perché ho fiducia nella legge di Hong Kong.

Snowden si trova ad Hong Kong dal 20 maggio, con un visto turistico della validità di tre mesi di cui può essere chiesto il rinnovo, che però può anche essere rifiutato.

 

L’imbarazzo di Obama

Nell’eterna lotta Usa-Cina sulla cyber sicurezza, Barack Obama rischia di passare da grande accusatore a grande accusato, da vittima a carnefice.La Casa Biancacontinua infatti a ignorare le parole di fuoco di Edward Snowden, la ‘talpa’ del Nsa che con le sue rivelazioni ha sconvolto l’intelligence Usa. E che ieri ha detto chiaramente chela Cinae Hong Kong sono state prese di mira dal governo americano sin dal 2009. Accuse tutto sommato prevedibili da parte di un ex tecnico informatico che dopo le sue maxi-soffiate è scappato a Hong Kong parlandone come di un ”luogo in cui è tutelato il diritto di parola”.

Tuttavia, da Washington arriva un silenzio assordante che mette in evidenza il fortissimo imbarazzo di Barack Obama nei confronti dell’opinione mondiale, soprattutto per quanto riguarda la tensione tra le due grandi potenze sul fronte cruciale della lotta ai pirati informatici. Già la scorsa settimana, con il continuo bombardamento a colpi di scoop sui media, è emerso in tutto il suo scalpore, l’enorme sistema di controllo della rete da parte del governo Usa sulla rete mondiale.

Venerdì, lo stesso Obama tentò una timida difesa, sostenendo che questi controlli erano assolutamente legali e circoscritti, finalizzati alla prevenzione del terrorismo e che il Congresso era stato sempre tenuto al corrente. Tuttavia, le rivelazioni non si fermarono. E la scoperta del cosiddetto Programma Prism, il controllo sul web al livello mondiale, mise inevitabilmente in ombra il vertice informale, per certi versi storico con il nuovo presidente cinese Xi Jinping. Scoop che di fatto già all’epoca, prima ancora che Edward uscisse allo scoperto e facesse le sue accuse, indebolirono la posizione di Obama. Un timing talmente perfetto che a molti sembrava seguire una regia precisa, occulta, con lo scopo di sabotare il vertice e far mantenere alta la tensione tra i due leader. Tanto che alla fine della due giorni californiana non è seguita alcuna dichiarazione congiunta, sintomo che al di là degli impegni su Corea del Nord e cambio climatico, sul tema centrale, la sicurezza informatica, le posizioni erano rimaste distanti. E poche ore prima che la ‘talpa’ rivelasse la sua identità con il video postato dal ‘Guardian’, in due conferenze stampa distinte, toccava agli spin doctor dei due leader, Obama e Xi, cercare di indirizzare la comunicazione. Tom Donilon, responsabile della Sicurezza Nazionale, riferiva di un Obama durissimo su questo punto:

– Durante i colloqui il presidente ha detto che se Pechino non affronterà seriamente il nodo della cyber sicurezza, allora ci saranno ancora problemi nelle relazioni tra i due Paesi.

Una sorta di ultimatum, tenuto conto che da anni gli States accusano il governo cinese di appoggiare più o meno apertamente attentati informatici a giornali, ministeri e imprese americane. Nel briefing parallelo, un consigliere di stato cinese, Yang Jiechi, con linguaggio diplomatico, ha concesso chela Cinaintende concentrarsi sulla cooperazione con gli Usa riguardo a questo tema ”che non deve essere fonte di scontro”.

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