Datagate, NYT lancia l’allarme: “Schedati migliaia di americani”

NEW YORK. – Il motivo è sempre lo stesso, la sicurezza: un numero sempre maggiore di polizie locali degli Stati Uniti sta raccogliendo e schedando in vere e proprie banche dati campioni di Dna di molte migliaia di americani, affermando che si tratta di un eccellente strumento per contrastare il crimine.

Non solo telefoni e internet, dunque. In gran parte dei casi si tratta di Dna di criminali o presunti tali, ma spesso anche di loro vittime, i cui campioni vengono in molti casi raccolti a loro insaputa, con delle scuse sulle scene del crimine, e poi conservati. La rivelazione arriva dal New York Times, mentre continua a crescere la polemica per il cosiddetto Datagate, che ha visto il direttore dell’Fbi Robert Mueller difendere in una audizione in Congresso il controverso programma PRISM della National Security Agency.

Le operazioni di sorveglianza elettronica avvengono ‘’nel pieno rispetto della legge’’, ha detto, confermando allo stesso tempo che è stata avviata una inchiesta penale sulle azioni della cosiddetta ‘talpa’ della Nsa, Edward Snowden, che ha causato ‘’significativi danni’’ al Paese e alla sua sicurezza, e pertanto gli Stati Uniti faranno ‘’tutti i passi necessari’’ per portarlo davanti alla giustizia. Ma mentre ancora non è chiaro di quali reati Snowden si sia reso colpevole, molti giuristi si stanno cimentando per escludere che possa essere incriminato di tradimento, rispondendo così indirettamente, e a volte polemicamente, a diversi politici, come lo speaker della Camera John Bohener o la presidente della Commissione intelligence del Senato Dianne Feinstein, secondo cui si tratta di ‘’un traditore’’.

L’Articolo III della Costituzione, fanno notare, stabilisce stretti parametri per l’accusa di tradimento, tra cui fare guerra agli Stati Uniti o unirsi ai suoi nemici. Si tratta di paletti ben precisi, ed è per questo che finora meno di 30 americani sono stati incriminati di tradimento, nessuno dei quali dopo la Seconda guerra mondiale.

In ogni caso, Snowden è comunque scomparso di nuovo. Forse solo fino alla prossima puntata, ma intanto, le sue ultime affermazioni,
secondo cui l’intelligence Usa da anni spia migliaia di computer in Cina ad Hong Kong, stanno suscitando in Oriente le prime reazioni. Da Pechino, ancora non ci sono state reazioni ufficiali, ma intanto la stampa ufficiale comincia a mostrare un certo risentimento. Le nuove rivelazioni, ha scritto il China Daily, ‘’metteranno sicuramente a dura prova’’ le relazioni Cina-Usa. Citando un esperto della China University of Foreign Studies, il giornale ha sottolineato che Washington ‘’per mesi ha accusato la Cina di spionaggio cibernetico e ora emerge che la principale minaccia per la privacy e per la libertà individuale negli Usa è il potere incontrollato del governo’’ americano.

In quest’atmosfera, il nuovo allarme lanciato dal New York Times sulla raccolta del Dna di molte persone, con relative implicazioni per la privacy, di certo getta benzina sul fuoco. Anche perchè il fenomeno, finora di fatto di competenza esclusiva dell’Fbi, sta diventando in molte stazioni di polizia ‘’una routine’’. Da quando cioè una decina di giorni fa la Corte Suprema ha stabilito che la polizia può prelevare campioni del Dna da chi viene arrestato o indagato, anche se non già condannato per un crimine. E così i database crescono velocemente. Solo per fare alcuni esempi, il NYT scrive che New York City ha campioni del Dna di 11mila sospetti. Nella contea Orange della California ne sono conservati 90mila, mentre a Baltimora c’è una banca dati con il Dna di 3.000 vittime di omicidio.

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