Il Maracanà riapre i battenti con Messico-Italia

RIO DE JANEIRO – Non è una partita qualsiasi. Messico-Italia (per la Fifa ‘el Tri’ in questo caso é la squadra di casa) è anche il primo match ufficiale giocato nel nuovo Maracanà, che sarà anche cambiato e rimpicciolito, ma a vederlo fa sempre un certo effetto.

La statua di capitan Bellini che alza la Coppa Rimet conquistata nel 1958 è sempre lì a dare il benvenuto e a risultare un punto turistico dove in molti si fermano a scattare una foto. Finora nel grande stadio carioca appena ricostruito, con la capienza ridotta da 200.000 a 78.838 posti, sono state giocate soltanto due partite: un test fra gli amici di Bebeto e quelli di Ronaldo, sfida tra vecchie glorie e scapoli e ammogliati a cui hanno potuto assistere soltanto gli operai che hanno ristrutturato l’impianto, poi l’amichevole del 2 giugno fra Brasile e Inghilterra, finita 2-2 e caratterizzata da un bellissimo gol di Rooney. Ma nessuno finora vi ha giocato una partita ufficiale, di un torneo o campionato, e questo privilegio spetterà proprio all’Italia, oltre che al Messico.

L’emozione, come hanno detto Claudio Marchisio e Giorgio Chiellini sarà quindi “fortissima”, ancora di più per un campione come Andrea Pirlo, che nello stadio teatro dei sogni di Pelé, Garrincha, Zico e tanti altri festeggerà le 100 presenze in Nazionale.

L’attesa fra il pubblico carioca, anche se non scende in campo il Brasile, è grande e lo testimonia il fatto che sono stati staccati in prevendita 60.717 biglietti. Preoccupazioni ce ne sono dal punto di vista del traffico e degli spostamenti, anche se si gioca di domenica, e per questo è stata decisa la chiusura, fin dalla mattinata, di molte strade della zona.

A complicare le cose per la Fifa il fatto che proprio ieri il giudice del Tribunale di Rio Roselin Nalin ha dato ragione a uno dei 4.968 possessori di ‘cadeiras cativas’, ovvero quei posti che all’epoca della costruzione dell’impianto vennero assegnati in maniera perpetua, per ogni tipo di partita, a coloro che avevano dato un contribuito significativo, con diritto di trasmissione agli eredi. Fu anche grazie a queste persone che, in vista dei Mondiali del 1950, il Maracanà venne costruito in appena due anni, su alcuni terreni della zona nord di Rio appartenuti ai gesuiti e poi alla Contessa di Itamaratì, prima di diventare un ippodromo e poi un deposito di veicoli dell’Esercito brasiliano.

La Fifa aveva stabilito ‘motu proprio’ che tutto ciò non sarebbe stato valido in occasione della Confederations Cup e dei Mondiali, ma uno dei proprietari di questi ‘posti eterni’, il discendente di italiani Fernando Gravina, si è rivolto al giudice che ora gli ha dato ragione. Il suo esempio potrebbe essere seguito da altri, intanto al Maracanà l’attività è frenetica e si stanno dando gli ultimi ritocchi perché il Brasile vuole fare bella figura non solo come Seleçao ma anche come paese organizzatore.

Il Ministro dello Sport Aldo Rebelo ha comunque voluto fare una precisazione importante: i prezzi dei biglietti del nuovo Maracanà sono troppo alti, per Messico-Italia si parte da un minimo di 35 reais (circa 12 euro) e questo non va bene per uno sport, il calcio, che qui deve assolutamente continuare a essere anche un fenomeno popolare. Per questo, ha detto il Ministro spiegando di parlare a nome di tutto il governo, il consorzio Odebrecht che gestirà l’impianto dovrà abbassare il costo dei biglietti quando nell’arena dedicata al giornalista Mario Filho, ma che prende il nome anche dal fiume che vi passa accanto (il rio Maracanà), torneranno a esibirsi i club cittadini. Discorsi del futuro che non riguardano l’Italia, che qui gioca la prima partita ‘vera’, ed è curioso ricordare che, così come avverrà per il nuovo Maracanà, anche l’altro tempio del dio pallone, il nuovo Wembley, venne inaugurato da una nazionale azzurra, l’Under 21 che affrontò i pari età inglesi nel match della tripletta di Pazzini.

“Ma la prima rete in un match ufficiale in questo Maracanà ricostruito vorrei proprio segnarla io”, avvisa l’Italia il messicano ‘Chicharito’ Hernandez. A dare un’occhiata è passato anche Pelé, si è emozionato e ha detto che “non voglio rivedere scene come quelle del 1950, quando avevo 9 anni e ricordo benissimo mio padre che piangeva dopo aver ascoltato Brasile-Uruguay alla radio. Stavolta dovrà finire con una grande festa, anche se oggi il Brasile (inteso come Selecao ndr) non è pronto. Ma, grazie a Dio, c’é ancora un anno di tempo”.

Nel frattempo arriva l’Italia di Balotelli, il nuovo beniamino dei carioca: hai visto mai che invece del ‘Chicharito’ il primo gol lo segna proprio Supermario.