G8. Stop al pagamento dei riscatti per gli ostaggi

ROMA. – Stop al pagamento dei riscatti per la liberazione degli ostaggi: il monito arriva dal summit del G8 a Lough Erne, in Irlanda del Nord. Un appello che, secondo la Press Association, è rivolto in particolare a ‘’Italia, Francia e Giappone, che in passato hanno pagato per assicurare il rilascio di loro cittadini, e altri Paesi continuano ancora a farlo’’. ‘’L’Italia – scrive ancora la Press Association – in particolare è considerata dagli altri partner più ‘morbida’ nel negoziare con i terroristi’’. Non è la prima volta che Roma viene tirata in ballo con questo genere di accuse: nel marzo del 2012, all’indomani del fallito blitz in Nigeria delle Sas britanniche per liberare Franco Lamolinara e Chris Mcmanus, assassinati a sangue freddo dai miliziani di una costola di Boko Haram (la formazione jihadista attiva nel nord del Paese) non appena iniziato il raid dei militari di Londra, una delle firme più illustri del Telegraph David Blair insinuò che gli italiani erano stati tenuti all’oscuro della decisione di intervenire ‘’perchè hanno una tendenza ad adottare un atteggiamento, diciamo, più pragmatico’’, cioè pagare i riscatti. E secondo i file della diplomazia Usa pubblicati da Wikileaks, ‘’l’Italia pagava i talebani ed i signori della guerra in Afghanistan per evitare attacchi ai propri soldati e per ottenere protezione’’.

Dal Cablegate emersero almeno due proteste ufficiali da parte Usa che sarebbero state inoltrate al governo dall’allora ambasciatore Ronald Spogli. Anche la Francia è finita nella bufera: a marzo scorso, dopo la morte di Abdelhamid Abu Zeid, capo militare dell’Aqmi, i media africani hanno scritto che Zeid gestiva ‘’l’immenso bottino’’ dei riscatti. ‘’L’ultimo incassato ammonterebbe a 16 milioni di euro e si riferirebbe – scrisse Sahara Media – alla liberazione tra gli altri della francese Francoise Laribe”.

Un marinaio è stato liberato ieri, dopo l’assalto al tanker MT Adour, al largo del Togo. Al momento si ignorano le modalità della liberazione. E il tema pagamento riscatti fa il paio con il nodo della pirateria, nelle acque della Nigeria, della Somalia o del Togo, dove vengono sequestrate petroliere con interi equipaggi a bordo, è decisivo: le imbarcazioni con i loro preziosi carichi vengono restituite solo dopo il pagamento di riscatti milionari da parte degli armatori. Insomma, il G8, secondo quanto riferito da fonti della presidenza britannica, tenta di arginare questo fiume di soldi alle organizzazione estremiste con un accordo tra i grandi per bloccare il pagamento di riscatto in casi di rapimenti da parte di terroristi e invitando le compagnie a fare lo stesso. Il giro ‘d’affari’ dei terroristi, solo negli ultimi tre anni, ammonterebbe ad almeno 70 miliardi di dollari.

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