La porta di Brandeburgo aspetta il “Messia” Obama

Pubblicato il 18 giugno 2013 da redazione

BERLINO. – Una Berlino ancora invaghita del “Messia” americano Barack, che da candidato presidente Usa la sedusse una prima volta cinque anni fa promettendo ‘Yes We Can’, lo aspetta alla Porta di Brandeburgo, ricordando Kennedy. Nel 2008 Obama conquistò la capitale tedesca indicandola come ‘’la città che più di tutte le altre conosce il sogno della libertà’’. Coinvolse i tedeschi immaginando un futuro senza armi nucleari, e indicando la missione comune di “tirare giù tutti i muri” che ancora dividono il mondo. ‘’Vogliamo salvare il pianeta, restituire il futuro ai nostri figli’’, disse davanti alla Colonna della Vittoria. Ora ‘’cosa dirà?’’. La domanda, nel cuore di molti, finisce nel titolo della Sueddeutsche Zeitung, poche ore prima il suo arrivo. Come ha anticipato Ben Rhodes, il vice consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca sottolineando l’importanza dei discorsi presidenziali a Berlino, quello di Obama sarà ‘’un appello ad agire’’, perchè l’Occidente deve risolvere i problemi più acuti come il terrorismo o la proliferazione nucleare. In una visita talmente attesa in Germania che se ne calcolano i minuti, questo presidente degli Stati Uniti d’America dall’indiscutibile talento retorico sarà inevitabilmente chiamato a confrontarsi con il discorso che John Fitzgerald Kennedy tenne 50 anni fa nella Germania divisa. Il 26 luglio 1963 JFK pronunciò parole indimenticabili, affermandosi berlinese: ‘’Ich bin ein berliner’’. E anche se, di ritorno dal G8, Obama si troverà sotto quella stessa Porta con qualche giorno di anticipo, senza centrare appieno l’anniversario – in una specie di rispettosa discordanza – il richiamo, in Germania, è semplicemente inevitabile. Riecheggiano, nel luogo simbolo della ex capitale divisa, sotto l’auriga che guarda a est, anche le parole di Ronald Reagan: ‘’Mr Gorbaciov, tear down this wall!’’, butti giù questo muro, disse il presidente, un repubblicano, nel 1987. E anche Bill Clinton, un democratico come Obama, ha parlato nello stesso scenario. La differenza rispetto a tutti i suoi predecessori, da Kennedy in poi, sottolinea ancora la Bild, è che Obama è l’unico presidente americano arrivato qui solo al secondo mandato. Nessuno ha scordato le polemiche sul luogo accordato al candidato alle presidenziali del 2008, cui Angela Merkel negò la Porta di Brandeburgo. E molti attribuiscono ancora a un presunto risentimento per quel rifiuto, il fatto che in seguito Obama abbia sistematicamente snobbato Berlino. Altre priorità si dice: al leader americano andavano più a cuore i rapporti con la Cina che con l’Ue.

Ma non è venuto a Berlino neppure per le celebrazioni del ventennale della caduta del muro: una assenza che neppure passò inosservata. Oggi però oltre alla cornice presidenziale il discorso di Obama sarà immortalato dal significato di questa speciale ricorrenza, cui i berlinesi ripensano da mesi. Qualche analista prospetta un suo profilo basso: una retorica altisonante lo renderebbe attaccabile a casa, dove è in difficoltà per i recenti scandali legati al Datagate. C’è chi immagina invece che Obama viene in Germania per chiedere qualcosa: più presenza tedesca nel teatro internazionale e un aiuto sulla sicurezza, secondo la Welt. Oggi, dopo il saluto al Castello Bellevue dove sarà ricevuto dal presidente Joachim Gauck e l’incontro con Angela Merkel in cancelleria, Obama è atteso da 4.000 invitati nella Pariser Platz per il suo discorso, alle 15. Ottomila poliziotti tedeschi garantiranno la sua sicurezza, oltre ai servizi segreti americani. Ultimo dettaglio: sì il berretto per proteggersi dal sole. A Berlino sono previsti 33 gradi.

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