Eugenio Bennato in concerto a Caracas

CARACAS – Centinaia di mani in aria e piedi ribelli hanno accompagnato giovedì sera i ritmi irresistibili del concerto “Balla la nuova Italia” di Eugenio Bennato ed il suo gruppo Taranta Power, organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura ed il Consolato d’Italia, in collaborazione con il Centro Italiano Venezuelano che ha ospitato l’evento.

Caracas è la prima tappa del tour sudamericano che li porterà a Buenos Aires, San Paolo e Santiago e – come lo stesso cantautore ha tenuto a precisare – rappresenta un ritorno che da tempo sognava, da quando era arrivato al seguito della sua famiglia nel ‘59 per cantare su una delle ultime navi che portava i nuovi migranti.

“Fu un’esperienza indimenticabile – ricorda – vedere i profili delle montagne che si ingigantivano all’orizzonte, sempre mi è rimasto quel ricordo affascinante”

Bennato parla volentieri, risponde senza lesinare le parole per comunicare il senso del suo percorso artistico che da fondatore della Nuova compagnia di canto popolare nel ‘69, ha voluto sempre rimanere incollato alla realtà della sua terra, della gente, ma senza smettere di approfondire e arricchire la ricerca musicale e storica che conduce.

-Chi sono i Taranta Power? –

-L’artista ci spiega: “Sono i protagonisti di questo spettacolo che trascende il tipico concerto e si fa interprete di sonorità caratterizzanti la tradizione meridionale, fatta di ritmi e strumenti tipici: la voce, il corpo, il tamburello, la chitarra sonante e molti altri ancora. Sono gli strumenti di chi voce non ne aveva, di un’Italia oppressa, che oggi diventa veicolo di un fenomeno di ribellione pacifica alla civiltà globalizzata (che appiattisce le identità culturali) e di riappropriazione dei valori più intimi della propria cultura, attraverso la musica e la Taranta in particolare”.

-“Perciò sento una responsabilità per il messaggio che cerco di trasmettere e di cui mi faccio portavoce, quello fondamentale della speranza”- ha precisato.

Tra le tante iniziative collezionate – a partire dalla fondazione della “Nuova compagnia di canto popolare” a cavallo tra gli anni 60’ e 70’, fino alla partecipazione al prestigioso festival dei due mondi di Spoleto nel 2010 – c’è l’apertura a Bologna di una scuola di danze popolari, come la Taranta e la Pizzica. Il dato che va sottolineato è il grande successo riscontrato tra il pubblico giovanile – si tratta di movimenti musicali e culturali che nascono dal basso – che lo ha portato a diffondersi anche a Firenze e Torino.

“Questo è un fenomeno giovanile – precisa infatti – come testimonia la partecipazione a questo spettacolo di artisti straordinari quanto giovani”: Stefano Simonetta al basso, la cantante Sonia Totaro “tra le più brave suonatrici di tamburello d’Italia, ancora ventunenne e proveniente da una famiglia che studia gli strumenti di arte popolare”, la cantante e danzatrice Chiara Carnevale, che ha incantato la platea del CIV con i suoi passi tarantolati (è il caso di dirlo).

Una menzione speciale merita sicuramente il chitarrista Ezio Lambiase, che ha entusiasmato il pubblico con i suo assoli e la grande passione che infondeva sulle corde, anche tramite uno scalmanato accompagnamento del corpo alle note.

Eugenio Bennato ha poi confessato che “la musica è un mezzo di comunicazione potentissimo, che a differenza della fisica – matteria in cui il polivalente artista si laureò presso l’Università di Napoli – permette di spaziare e trovare risposte senza attenersi a schemi fissi e regole esatte”.

Al termine dello spettacolo, il presidente del CIV Pietro Caschetta ha consegnato al cantautore una targa ricordo della serata, chiamando sul palco gli organizzatori per ringraziarli dell’opportunità offerta.  Il Console Generale Giovanni Davoli ha preso dunque la parola per rivolgere un affettuoso saluto alla comunità in occasione del suo imminente trasferimento in altra sede.

Lorenzo Di Muro