Prima fiducia del Governo: 383 “sì” ma perde 70 voti

ROMA  – Neanche due mesi compiuti e il governo Letta già perde settanta deputati. Al primo voto di fiducia dopo l’insediamento, la strana maggioranza Pd-Pdl-Sc subisce uno smottamento non da poco. Ma è solo un effetto ottico, assicurano tutti: un problema di assenze, complice il primo weekend d’estate. Niente da temere, dunque. Anche se si materializza lo spettro della tenuta del patto di governo. Questo voto se lo sarebbero risparmiato volentieri, Enrico Letta e i suoi ministri. Tanto più che la questione di fiducia è stata posta su un decreto, quello sulle emergenze ambientali, ereditato dall’esecutivo di Monti. Ma tant’è. Di fronte all’ostruzionismo dei 5 Stelle e a un fallito tentativo di mediazione, la maggioranza ha alzato il muro della fiducia. E i deputati già armati di trolley per il weekend, sono stati trattenuti a Roma un giorno in più.Con risultati non brillanti.

Il premier Letta è uno dei primi, ieri in mattinata, a sfilare sotto i banchi della presidenza della Camera per dire sì al suo governo. Subito dopo compare il vicepremier Angelino Alfano. E, a suggellare la tenuta politica, lo stesso Letta, che si trattiene pochissimo, andando via spende parole di apprezzamento per l’atteggiamento tenuto da Berlusconi dopo la sentenza della Consulta a lui sfavorevole. Nonostante ciò, però, alla fine il tabellone dell’Aula registra un calo di settanta voti sulla fiducia. Il 29 aprile, al suo insediamento, l’esecutivo vantava 453 si’, 153 no e 17 astenuti. Oggi i sì sono 383, i no 154 (la Lega passa dall’astensione al voto contrario). Ma se due mesi fa gli assenti erano neanche una decina, oggi sono quasi cento.

A esser guardati con apprensione sono soprattutto i banchi del Pdl, dove sul voto finale al dl emergenze si registra un picco del 42% di assenze. Sono, queste defezioni, segnali di malcontento in relazione alle vicende giudiziarie del Cavaliere?

– No. Assolutamente nessuna motivazione politica –  assicura il capogruppo Renato Brunetta. Che sfoglia l’elenco dei venti deputati su 97 assenti al momento della fiducia e spiega: siamo nella più piena fisiologia da fine settimana: otto sono malati, gli altri hanno tutti ragioni più che comprensibili.

E’ presente, nota qualcuno, anche Enrico Costa, cui ieri è nato un figlio. Mentre il Pd, che pure soffre 26 assenti su 293 (ne mancano 9 su 47 tra i banchi di Sc), rileva che c’è chi, come il segretario Epifani, è in Sicilia per la campagna elettorale. Insomma, nessuno smottamento. Al più, una premonizione di quello che potrebbe accadere se la tenuta del patto di maggioranza non reggesse agli esiti dei processi di Berlusconi o ai dissensi su Iva e Imu.

Per ora, intanto, il nervosismo in Aula si ‘scarica’ tutto sul M5S. E in mattinata una applauso liberatorio dell’intera maggioranza accompagna l’intervento del pdl Simone Baldelli che invita i grillini a non essere ”arroganti”. Se il M5S ha inasprito la sua opposizione, insinua Epifani, ”può essere per le loro difficolta”’ interne.

Hanno alzato barricate, notano dal Pd, su un testo che contiene misure per i terremotati e sul quale nel voto finale loro stessi si sono astenuti. Ma il M5S respinge colpo su colpo le accuse della maggioranza, ribatte che fa ”schifo” scaricare sul Movimento la colpa se si è dovuta mettere la fiducia. E definisce il Pd e Pdl parte della stessa ”banda che sta spolpando il Paese a suon di ipocrisia”.

– Per dare soldi agli amici – scandisce il capogruppo Riccardo Nuti – passate sui cadaveri del sisma in Emilia

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