Summit Ue, Bilancio: allarme rosso. Letta: “Intesa decisiva”

BRUXELLES  – E’ allarme rosso alla vigilia del vertice europeo per il bilancio pluriennale 2014-2020, non essendoci ancora l’accordo che il presidente del Consiglio Enrico Letta giudica ”decisivo” per il buon esito del summit di oggi e domani a Bruxelles. Josè Manuel Barroso ha convocato una riunione d’urgenza nella sede della Commissione europea da lui presieduta per un faccia a faccia tra il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ed il premier irlandese Enda Kenny, titolare della presidenza di turno. Sarà l’ultimo tentativo per sbloccare il braccio di ferro istituzionale che, se non risolto, potrebbe trasformare il summit per l’emergenza occupazione in un esercizio di retorica.

Senza l’accordo tra Parlamento e Consiglio sul bilancio dei prossimi sette anni, rischia infatti di saltare ogni proposta, a cominciare dai 6 miliardi della garanzia per l’occupazione giovanile. Tanto che Letta appena arrivato a Bruxelles ha preso contatto con Schulz e Barroso avvertendo che trovare ”un compromesso e’ decisivo per il buon esito del Consiglio europeo”. La bomba e’ scoppiata dopo il ‘no’ pronunciato ieri dal Parlamento contro l’accordo che una settimana fa era stato dato per ”finalizzato” dai capi negoziatori delle due istituzioni. Oggi il bilancio è stato al centro delle riunioni preparatorie del vertice tra gli ambasciatori dei 27. Un osservatore attento come Massimo D’Alema si è ”augurato che la discussione sul bilancio non monopolizzi il vertice”.

Fonti europee riferiscono che, come primo passo, è stato sbloccato un fondo di 500 milioni di euro a copertura delle spese per l’ingresso della Croazia. Ma restano grandi incognite sui punti centrali delle richieste del Parlamento. L’intervento in prima persona di Kenny, secondo fonti parlamentari, potrebbe essere il segnale della volontà di mettere sul tavolo proposte concrete. Ma ”se non mette proposte concrete sul tavolo, sarà una riunione inutile”, avvertono.

Il principale problema del premier irlandese sarà quello di riuscire a convincere il britannico David Cameron e la tedesca Angela Merkel ad accettare la ”flessibilità piena” (che di fatto annacquerebbe di molto i tagli imposti a febbraio) e la clausola di revisione di medio termine (che metterebbe in calendario una nuova trattativa sul bilancio entro tre anni). Punti sui quali, in quattro mesi e mezzo di trattative, i governi si erano limitati a fare solo vaghe promesse.

A far scattare l’allarme è stato il ‘no’ annunciato dai gruppi parlamentari riuniti dal presidente Martin Schulz all’accordo che una settimana prima era stato venduto come finalizzato. In realtà, nell’analisi dei parlamentari, la proposta è fatta solo di parole. Tutti i gruppi, esclusi i conservatori ma compreso il Ppe, hanno detto che la proposta non avrebbe avuto la maggioranza qualificata richiesta per l’approvazione nella plenaria in programma la prossima settimana in Parlamento (378 si’ su 753 aventi diritto, con assenti e astenuti che valgono come ‘no’).

Sulla carta, 34 cartelle, l’accordo accoglie le richieste del Parlamento. Che non discute i tetti di spesa (960 miliardi di euro per sette anni), ma ha tre linee rosse: la flessibilità (che permette di utilizzare a pieno tutti i fondi disponibili, evitando la restituzione di fine anno delle somme non spese nei diversi capitoli di spesa); la revisione di medio termine per non ingessare tutta la prossima legislatura (2014-2019) sull’austerity di questi anni; il ripianamento del buco nel budget 2013 (attualmente stimato dalla Commissione in 11,2 miliardi, i governi si sono impegnati a pagarne solo 7,2).

Nelle condizioni attuali, ”al 90%” la proposta di bilancio non arriverà in plenaria, a meno di ”miracoli” al vertice. Che potrebbero scattare perchè se salta l’appuntamento di luglio, il prossimo è a settembre. E mancherebbe il tempo materiale per preparare gli oltre 70 provvedimenti legislativi poi necessari per evitare l’esercizio provvisorio.

Lavoro e bilancio, in gioco la credibilità dell’Ue
Misure per la lotta alla disoccupazione e il rilancio della crescita, bilancio Ue 2014-2020, unione bancaria, chiusura della procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia, processo di adesione di Serbia e Turchia: sono questi i principali temi all’ordine del giorno del Consiglio Europeo che si apre questo pomeriggio a Bruxelles. Un summit dove la posta in gioco, ora più che mai, è la credibilità stessa dell’Unione. Che può essere difesa dai leader europei solo dimostrando di essere in grado di prendere decisioni che affrontino i problemi reali dei suoi cittadini.

OCCUPAZIONE – L’Italia arriva all’appuntamento con il pacchetto di iniziative per il lavoro appena varato dal Consiglio dei ministri, vuole incalzare i partner a fare la loro parte e chiede il sostegno dell’Ue. Ma sul tavolo c’è per ora solo l’anticipazione della cosiddetta Youth Garantee, l’iniziativa destinata a favorire la lotta alla disoccupazione giovanile a cui sono stati destinati in tutto sei miliardi di euro (di cui tra i 400 e i 600 milioni destinati all’Italia) spalmati su un periodo di sette anni. L’obiettivo minimo è quello di concentrare le risorse nel primo biennio e trovarne di nuove. Ma i segnali provenienti da Berlino non sono incoraggianti.

BILANCIO 2014-2020 – A complicare ulteriormente le cose è il braccio di ferro in atto tra Consiglio e Parlamento Ue che sta bloccando il varo del prossimo bilancio pluriennale. L’assemblea di Strasburgo giudica assolutamente insufficiente la proposta varata lo scorso febbraio dai leader dei 27. L’impasse che si è determinato mette a rischio anche i sei miliardi destinati alla Youth Garantee ed è anche per questo che, secondo gli addetti ai lavori, c’è il rischio che la questione possa finire per monopolizzare i lavori del summit.

UNIONE BANCARIA – Trovare un accordo per compiere passi in avanti significativi su questo fronte è ritenuto cruciale per il futuro dell’Unione. Ma nonostante qualche iniezione di ottimismo, l’esito della riunione straordinaria del Consiglio dei ministri delle Finanze Ue che si sta svolgendo alla vigilia del summit per trovare un’intesa su nodi ancora da sciogliere non e’ affatto scontato.

PROCEDURA DEFICIT ECCESSIVO – Il Consiglio Europeo deve formalizzare la chiusura della procedura proposta dalla Commissione Ue e già fatta propria dal Consiglio Ecofin. L’attenzione sui conti pubblici italiani resta comunque alta e le fibrillazioni politiche di queste ultime ore, nonchè i rinvii decisi su Imu e Iva, sono fonte di inquietudine tra i partner europei.

SERBIA – Dopo l’accordo raggiunto per la ‘normalizzazione’ dei rapporti con il Kosovo, l’Ue deve ora indicare una data per l’avvio dei negoziati che dovranno portare Belgrado all’adesione all’Unione. Una scadenza che dovrebbe essere fissata al più tardi per inizio 2014. Ma questa mattina sarà il Bundestag a doversi pronunciare sulla questione.

TURCHIA – Il summit dovrebbe ratificare la decisione, presa a livello ministeriale, di riavviare i negoziati con Ankara per l’adesione all’Ue a ottobre, dopo l’ennesimo rapporto della Commissione

I ministri cercano l’intesa sul default delle banche
Un giorno di Ecofin e due di vertice sono quello che serve all’Europa per chiudere tutti i delicati dossier aperti e chiudere per ferie tirando un sospiro di sollievo se riuscirà a superare gli ostacoli che ancora ha davanti. All’Ecofin il duro compito di trovare un accordo sul ‘fallimento ordinato’ delle banche, con una maratona notturna, in tempo per il vertice Ue che comincia oggi.

Sul tavolo dei leader invece l’emergenza occupazione e le misure per rilanciare la crescita, tutto sotto la spada di Damocle del bilancio Ue: l’accordo sul budget 2014-2020 è di nuovo in discussione, con il Parlamento pronto a mettere il veto, e da esso dipendono quasi tutte le risorse che i leader oggi vorrebbero stanziare per l’occupazione.

L’Italia sarà, come spesso ultimamente, uno dei protagonisti del summit chiamato a confermare la chiusura della procedura per deficit eccessivo, e sarà difficile per il premier Letta evitare le domande sulle nuove misure (Iva e Imu) visto che la Ue aspetta di conoscere le coperture. L’Ecofin, destinato ad andare avanti nella notte, riprende i negoziati da dove li aveva interrotti all’alba di sabato scorso, quando i ministri esausti hanno gettato la spugna. Il loro compito è mettere a punto il meccanismo di ‘fallimento ordinato delle banche’, che consentirà di far fare default agli istituti senza pesare sulle finanze degli Stati e senza mettere a rischio la stabilità finanziaria.

Il meccanismo prevede che a pagare saranno azionisti, obbligazionisti e risparmiatori, salvo i depositi sotto i 100mila euro. Ma quale sarà il livello del loro contributo, è ancora oggetto di scontro. Per il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, un risultato soddisfacente sarebbe ”un sistema in cui c’è sufficiente flessibilità per gestire le specificità nazionali e che consenta di tutelare al meglio gli interessi dei risparmiatori, indipendentemente da quale sia lo strumento nel quale hanno investito i propri risparmi”. E’ più o meno la posizione del blocco di Paesi guidato dalla Francia, che vuole flessibilità nella scelta di chi deve pagare il conto, opposto a quello guidato dalla Germania che vuole invece regole rigide e uguali per tutti (chi deve assorbire le perdite maggiori, quali i passivi esigibili da colpire).

Un accordo all’Ecofin su quella che viene considerata la seconda tappa dell’unione bancaria non basterà da solo a far cantare vittoria ai leader: i loro piani per rilanciare occupazione giovanile e sostenere le pmi è a rischio, ora che il Parlamento Ue è venuto allo scoperto minacciando di rigettare l’accordo sul bilancio se non sarà introdotta la clausola di revisione (che consente di aumentare i tetti di spesa tra due anni) e la ‘flessibilità’, cioè la possibilità di spostare i fondi non spesi su altri capitoli, senza restituirli come si fa oggi. Per questo il presidente della Commissione Ue Jose’ Barroso ha convocato per domattina alle 8 il presidente del Parlamento Ue Martin Schulz e il premier irlandese Enda Kenny, titolare della presidenza Ue, ad una riunione d’urgenza per tentare di sbloccare la situazione.