Trovato l’aereo di Missoni: a pezzi a 76 metri di profondità

Pubblicato il 27 giugno 2013 da redazione

CARACAS  – E’ la fine di un mistero. In fondo al mare, al largo dell’arcipelago Los Roques, è stato trovato il relitto dell’aereo scomparso lo scorso 4 gennaio con a bordo Vittorio Missoni, la moglie Maurizia, una coppia di amici, Elda Scalvenzi e il marito Guido Foresti, oltre ai due piloti venezuelani. Ad annunciarlo è stato via twitter il portavoce del ministero degli Interni di Caracas, Jorge Galindo: ”E’ stato localizzato l’aereo YV2615 Islander sulla rotta Los Roques-Caracas”.

Due righe appena – confermate poi dalla Farnesina e dalle famiglie – che chiudono un caso che aveva avuto ampia eco sulla stampa internazionale e che allo stesso tempo aveva duramente impegnato le autorità sia italiane sia venezuelane.

Il bimotore sul quale viaggiavano Missoni – figlio maggiore dello stilista Ottavio – gli altri tre italiani, il piloto Jose’ Marchan e il copilota Juan Carlos Ferrer, è stato trovato una settimana dopo la localizzazione di un altro aereo – scomparso lo stesso giorno (4 gennaio) dell’Islander ma molto prima (nel 2008) – con a bordo 14 passeggeri, tra i quali otto italiani. A trovare i relitti dei due piccoli aerei è stata la nave oceanografica americana ‘Sea Scout’ che per giorni ha scandagliato l’area a seguito di un accordo bilaterale firmato tempo fa tra il Venezuela e l’Italia.

L’aereo localizzato alle 2 del mattino di ieri si trovava in un punto molto diverso da quello scomparso nel 2008: il primo a nord del ‘cayo Carenero’, uno degli isolotti di Los Roques, il secondo invece a sud dell’arcipelago. Erano diverse anche le rotte (il primo andava da Roques a Caracas, il secondo sulla tratta opposta) e soprattutto – sottolineano i tecnici – la profondità. L’Islander è infatti adagiato a 76 metri di profondità, ed è ”spezzato in più punti”, mentre il velivolo perso nel 2008 si trova negli abissi del mare, e cioè a quasi mille metri di profondità.

A rendere possibile il riconoscimento senza equivoci dell’aereo di Missoni è stato il numero di matricola, leggibile malgrado le pessime condizioni dell’apparecchio.

La notizia del ritrovamento è subito rimbalzata in Italia. Nel confermare l’annuncio, la famiglia Missoni – che non si è mai arresa – in una nota diffusa da Sumirago ha ringraziato le autorità venezuelane ed italiane per il loro intervento.

”L’aereo è stato identificato al quinto giorno delle ricerche grazie alle tecnologie della nave oceanografica. Sono ora in fase di valutazione le attività per il possibile recupero del velivolo”, aggiunge la nota, ricordando che i familiari ”confidano che le indagini proseguiranno fino all’accertamento delle cause e delle responsabilità dell’incidente”.

In merito a quest’ultimo aspetto, la procuratrice generale di Caracas, Luisa Ortega Diaz, ha precisato che uno dei pm della capitale sta portando avanti le indagini, alle quali partecipa anche l’Italia con un investigatore dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (Ansv) “nei limiti consentiti dall’ordinamento internazionale”.

La scomparsa dell’aeromobile di Transaven, il quattro gennaio del 2008, e poi quello l’Islander sul quale viaggiava il Missoni, lo stesso giorno ma cinque anni dopo, sono stati all’origine di polemiche e riproposto al centro dell’attenzione la sicurezza aerea nel Paese. L’arcipelago di Los Roques a meno di un’ora di volo dalla capitale ed e’ uno dei paradisi turistici dei Caraibi, molto amato ormai da anni dagli italiani.

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