Camera, maggioranza divisa sulla vicepresidenza

ROMA  – La ‘pitonessa’ Daniela Santancheè deve rinunciare, almeno per ora, al titolo di vicepresidente della Camera. L’elezione della fedelissima berlusconiana slitta ad altra seduta dopo il verdetto giunto dalla stessa Assemblea di Montecitorio che con uno scarto di 193 voti ha deciso per il rinvio della ‘grana’ ad altra seduta. Con il risultato di alzare al massimo la tensione tra Pd e Pdl. E’ accaduto che con l’approssimarsi dell’evento (si deve sostituire Maurizio Lupi che, diventato ministro dei Trasporti, ha lasciato vuota la quarta casella della vicepresidenza della Camera) si siano moltiplicate nel Pd le voci di dissenso verso la Santanchà; pollice verso da Civati, Laforgia, Orfini, con Ivan Scalfarotto che ha smontato di netto la candidatura:

– Non mi sembra che la Santanchè si contraddistingua come una costruttrice di ponti, di tessitrice di tele.

Ma anche da Scelta Civica si sono levate voci di dissenso.

– Non la voto, troppo divisiva – ha sentenziato Gianfranco Librandi. Quindi alla fine nella maggioranza si è prodotta una spaccatura multipla con il Pdl pronto a salire sulle barricate per il ”veto inaccettabile” contro la pasionaria’. E’ stata tentata una mediazione in extremis nella riunione dei capigruppo chiamati a sbrogliare la matassa, ma è fallita e la patata bollente è passata direttamente all’Aula.

Il Pdl livido di rabbia ha gridato alla violazione dei patti e delle larghe intese. Sandro Bondi ha puntato l’indice contro la sinistra che ‘non ha perso il vizio di dare patenti di moralità e presentabilità”.

Renato Schifani ha tuonato contro il vulnus alla democrazia parlamentare. Ma c’è chi ha girato il coltello nella piaga come Bruno Tabacci che ha fatto notare:

– Anche il Pdl non è compatto su quel nome.

Ma il partito e lo stesso segretario Angelino Alfano che secondo boatos non avrebbe un rapporto idilliaco con la candidata, ha voluto dare un segnale di unità. Ha chiamato di prima mattina la Santanchè per rassicurarla e poi subito dopo il voto dell’aula ha fatto sapere che non si cambia cavallo e che su quel nome non si fa distrofront.

D’altra parte la fedelissima del Cavaliere sta molto a cuore a Berlusconi perchè molto si sta spendendo in sua difesa dopo la batoste giudiziarie. Anche l’altra sera era ad Arcore davanti villa San Martino ad arringare la folla berlusconiana manifestando solidarietà al Cav.

Per il momento quindi il Pd tira un sospiro di sollievo mentre il movimento 5 Stelle esulta per aver fatto ”saltare i giochi di palazzo”. I grillini infatti si sono dati molto da fare per tagliare le gambe alla Santanchè, anche se poi non sono riusciti nell’intento di proporre un nome alternativo su cui convogliare gran parte dell’opposizione. L’obiettivo era far emergere la spaccatura nella maggioranza o quantomeno costringere il Pd a uscire allo scoperto o a sporcarsi le mani. A dare la linea il capogruppo del Movimento Riccardo Nuti:

– Mentre il paese muore, i partiti sono su un altro pianeta, la politica pensa alla Santanchè

Daniela non molla
Daniela non molla e Silvio la blinda anche se l’intenzione di Berlusconi è quella di restare lontano dalla Capitale per tutta la settimana. Con ogni probabilità il Cavaliere rimarrà ad Arcore ad occuparsi di questioni personali come il dossier legato ai suoi processi, lasciando per il momento in secondo piano le ‘beghe’ legate al partito. Resta il fatto che l’ex capo del governo non ha gradito il caos scoppiato intorno alla candidatura di Daniela Santanchè alla vice presidenza della Camera: ed il conseguente rinvio della votazione per evitare fibrillazioni all’interno della maggioranza.

Il Cavaliere ne ha parlato ieri sera proprio con l’ex sottosegretario in un incontro ad Arcore. Raccontano infatti che la Santanchè avrebbe chiesto  in Aula di non votare il rinvio della votazione in modo da far emergere le divisioni nel Pd. La tensione resta dunque alle stelle, ecco perchè l’ordine impartito ai parlamentari pidiellini resta quello di fare muro intorno alla sua fedelissima del Cavaliere.

La diretta interessata d’altronde non ha intenzione di fare passi indietro avendo anche il Cavaliere dalla sua parte: Non possono essere gli altri ad imporci chi candidare, è il ragionamento dell’ex premier. La Santanchè dunque rimane l’unico nome che il Popolo della Libertà continuerà a proporre al resto della maggioranza in attesa che venga calendarizzata la votazione dalla prossima conferenza dei capigruppo. E l’input che arriva da Arcore è quello di non far mancare nemmeno un voto.

– Nessuno ha intenzione di mettere in discussione il governo sulla votazione del vice presidente di Montecitorio – ha messo in chiaro Berlusconi – ma il Pd deve rispettare gli accordi.

A fare da quadrato intorno alla ‘pasionaria’ berlusconiana ci pensano tutti i big del partito a partire dal segretario Angelino Alfano che in poche righe conferma l’intenzione di ”andare avanti con la candidatura della Santanchè”. Una presa di posizione volta anche a tentare di sedare i malumori interni allo stesso partito sul nome dell’ex sottosegretario.

La fotografia di un partito granitico e compatto non rappresenta però la realtà. I malumori all’interno delle file pidielline sono diversi e pronti a venire fuori alla prima occasione. Gli occhi sono infatti puntati sulla riunione del gruppo della Camera che si terrà oggi  e a cui dovrebbe prendere parte anche Angelino Alfano. In quella sede, spiegano vari dirigenti del partito, la fronda degli scontenti ha intenzione di mettere in luce i mal di pancia. I fronti aperti sono vari: si va dalla scelta della Santanchè come sostituto di Maurizio Lupi (decisione che ha generato più di qualche mugugno tra i deputati) alla gestione stessa del gruppo, fino ad arrivare ai rapporti con la delegazione pidiellina presente al governo.

Il fatto che Alfano ricopra il ruolo di segretario del partito e contemporaneamente sia uno degli uomini di punta dell’Esecutivo è una delle questioni che da tempo tengono banco nel partito generando più di qualche scontento. Sullo sfondo c’è poi il capitolo Forza Italia. Il tam tam di un battesimo di Fi prima dell’estate rischia, come era prevedibile, di rimanere al momento solo un desiderio. Nonostante in molti spingano Berlusconi ad accelerare i tempi, il Cavaliere avrebbe rinviato a dopo l’estate per preparare il tutto nei minimi dettagli. La priorià semmai è conoscere i dettagli dei provvedimenti economici messi in cantiere da Letta. Il rischio che tra le righe ci possano essere aumenti delle tasse è un’ipotesi che l’ex capo del governo non è disposto a prendere in considerazione: se così fosse – avrebbe detto ai suoi – c’è il rischio concreto che salti tutto.

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