Renzi furioso con capicorrente. D’Alema: “Aspetti le primarie”

ROMA  – Non ha ancora deciso se si candiderà alla leadership del Pd ma, certo, Matteo Renzi non ha intenzione di subire il ”tiro al piccione”, quello sport denunciato a sinistra di colpire, e affondare, i rivali di partito.

– Signori, conosco il giochino e non ho voglia di fare il piccione – affonda il sindaco che torna a chiedere regole e data certa del congresso. E dà voce ai sospetti di un’asse della vecchia guardia contro la sua candidatura, molto diffusi tra i renziani che diserteranno domani la riunione dei bersaniani, alla quale invece parteciperanno big come Massimo D’Alema e Dario Franceschini.

La stretta sull’iter congressuale, compresa l’eventuale separazione tra il ruolo di segretario e quello di leader, sembra ancora lontana. Nella prossima riunione, lunedì prossimo, Guglielmo Epifani dovrebbe indicare i tempi di massima ma per le regole ci vorrà almeno un altro mese. Se, però, spiegano alcuni membri della commissione congresso, nelle riunioni della commissione il clima con i renziani è di dialogo, Renzi sente puzza di bruciato.

”In privato – scrive il sindaco nella sua newsletter – tutti mi dicono: Matteo, stai buono, ti facciamo fare il candidato premier. Stai buono, che poi tocca a te. Faccio un appello ai dirigenti: non preoccupatevi delle mie mosse, datevi una mossa”. Anche perchè ”quello che faremo, sia che ci candidiamo sia che non ci candidiamo, lo faremo come sempre senza chiedere il permesso ai capicorrente”.

Una sfida che, prima di accettare, Massimo D’Alema consiglia a Renzi di considerare bene.

– Se vuole fare il leader del centrosinistra – osserva l’ex premier, già l’ltro giorno duro con il sindaco – aspetti le primarie per eleggere il candidato del centrosinistra e ci consenta di eleggere il segretario del Pd. Altrimenti rischiamo di eleggere un cattivo segretario.

Nel mirino dell'(ex) rottamatore finiscono ancora una volta i ”capicorrente romani”. Il partito, secondo il sindaco, va rivoluzionato perchè ”un Pd delle correnti non riesce a vincere, al massimo può partecipare”.

E la reazione dei big non si fa attendere ed è quasi unanime: anche Renzi, sostengono, è un capocorrente con fedelissimi piazzati in segreteria e anche nella commissione congresso.

– E’ incomprensibile chiamarsi fuori quando si è dentro – osserva il bersaniano Maurizio Martina.

Il nodo dell’ira renziana resta l”’alchimia delle regole” che una buona fetta del partito vuole cambiare per distinguere segretario e candidato premier.

– Le regole ci sono già basta applicarle – sostiene il sindaco, proprio l’altro giorno accusato dall’ex ministro degli Esteri di pretendere cambi di norme solo se giocano a suo vantaggio. Sulla ‘separazione delle carriere’, anche per mettere al riparo il premier Enrico Letta dalle tensioni congressuali, nel Pd sono d’accordo l’area di Bersani, di Franceschini e, in una ritrovata sintonia, di Massimo D’Alema con Gianni Cuperlo che ieri ha presentato la sua candidatura ai parlamentari. E espresso un’idea di partito che sembra molto diversa da quella del sindaco: il leader del Pd, per l’ex Ds, deve dedicarsi al partito ”con ogni energia disponibile” mettendo fine alla piaga dei ”doppi e tripli incarichi” o al vizio di usare il ruolo nel partito come ”trampolino verso altre responsabilita”’.

Bersani, Franceschini e D’Alema, insieme ad Epifani, si troveranno assieme giovedì nella riunione promossa dai bersaniani sul documento ‘Fare il Pd’. Prove di dialogo tra le diverse aree che è prematuro dire se si trasformeranno in un asse congressuale su un solo candidato, come Cuperlo o Fassina. Ma i renziani, pur invitati, non ci saranno.

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