Ue, flessibilità investimenti: Letta esulta ma Rehn frena

BRUXELLES – Il premier Enrico Letta esulta su twitter un minuto dopo l’annuncio del presidente della Commisione Ue Josè Barroso sulla maggiore flessibilità per gli investimenti: ‘Ce l’abbiamo fatta’, scrive, mentre il commissario Ue agli affari economici Olli Rehn si affretta a mettere nero su bianco, in una lettera ai governi, i rigidi paletti della nuova flessibilità.

Non è una deroga dai vincoli sui conti, precisa, perchè sarà concessa a patto che si rispetti sia il tetto del 3% di deficit sia la ‘regola del debito’, cioè la riduzione obbligatoria di un ventesimo all’anno richiesta dal ‘fiscal compact’. Per questo il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni si tiene cauto.

– Un’ottima notizia – afferma prudente -, ma non è in discussione il 3%, e l’Italia resta orientata al pareggio di bilancio in termini strutturali nel 2013.

Il premier Letta, a Berlino per la conferenza sul lavoro convocata dalla Merkel, intende cogliere subito la nuova possibilità offerta dalla Ue. E annuncia:

– Sicuramente nella legge di stabilità metteremo in campo investimenti per le infrastrutture, non solo quelle delle grandi opere ma anche quella digitale. E poi affronteremo il tema del taglio delle tasse sul lavoro e dell’aiuto al lavoro giovanile.

Quella presentata dalla Commissione Ue non è la famosa ‘Golden rule’ a cui l’Italia stava lavorando da un anno e che avrebbe garantito una vera flessibilità sulla spesa, ma è comunque un passo avanti che potrebbe facilitare alcuni investimenti in infrastrutture e quindi accelerare il ritorno alla crescita. Per questo il governo è soddisfatto per il ”risultato importante, forse il più importante di tutti nel rapporto con le Istituzioni europee”, un ”premio importante, un successo per gli italiani” come l’ha definito Letta.

Ci sono però molti ‘se’ e molti ‘ma’ nell’apertura di Bruxelles, di certo più di quanti l’Italia avrebbe voluto vederne. I conti pubblici restano praticamente ‘blindati’ anche dopo l’apertura di Bruxelles: il vincolo del 3% di deficit non si tocca e la ‘regola del debito’ va rispettata. Due paletti che azzerano il margine di manovra per il 2013, e che consentono forse un tesoretto di massimo sei miliardi nel 2014 ma solo se venisse confermato il deficit previsto da Bruxelles al 2,5% e se ci sarà almeno la ‘ripresina’. Tutto sarà comunque oggetto di negoziato con la Commissione Ue che a novembre dovrà valutare sia il tipo di investimenti sia il loro impatto sui conti, prima di concedere la flessibilità.

Tocca al ministro Saccomanni frenare le aspettative e rassicurare l’Europa sulla tenuta dei conti:

– L’ equilibrio dei conti pubblici resta una priorità, anche perchè il Tesoro deve collocare ogni mese 40 miliardi di titoli di Stato. Quindi l’Italia in termini strutturali nel 2013 conseguirà il pareggio di bilancio rispettando gli impegni presi in sede europea.

Anche il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato frena gli entusiasmi: aver ottenuto dall’Europa maggiore flessibilità sui vincoli di deficit ”è un grosso risultato, ma attenzione a non prenderlo con eccesso di ottimismo”. E il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi plaude alla ”buona notizia” ma si riserva un giudizio definitivo dopo aver visto ”l’ampiezza degli interventi” che consentirà.

Non è passata quindi l’idea di ‘Golden rule’ come l’aveva pensata Mario Monti e che avrebbe consentito di scorporare gli investimenti produttivi dal computo del deficit. Osteggiata da troppi in Europa, soprattutto dai Paesi rigoristi che hanno grande influenza su Bruxelles e che non tollerano alcuna ‘scorciatoia’ dal percorso di risanamento.

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