In 70 nel Pd, stop autogol. Epifani a Pdl, così non va

Pubblicato il 11 luglio 2013 da redazione

ROMA  – Il Pd fatica a reggere le larghe intese e la reazione del Pdl alla Cassazione: il giorno dopo il voto sulla sospensione dell’aula, è il ”tutti contro tutti”, a colpi di lettere e documenti.

”Serve uno scatto d’orgoglio, basta autogol”, chiedono 70 senatori, soprattutto bersaniani e franceschiniani, difendendo la scelta dell’altro giorno ma criticando gli errori di comunicazione. Posizione che Guglielmo Epifani condivide, consapevole che, se la tensione dentro la maggioranza continua, il Pd non regge, ”non si va avanti” e a quel punto, è l’avvertimento a Berlusconi, il Pd ”è pronto a tutto”.

Solo martedì prossimo, all’assemblea del gruppo, ci sarà un chiarimento a viso aperto sul caos che ha travolto il Pd e che fa ribollire, sul web e nei circoli, la base del partito. Sulla linea presa l’altro giorno, si difendono i capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda in una lettera agli iscritti, ci sono state ”molte bugie e una speculazione politica”: il Pd non si è ”piegato” al Pdl ma, anzi, ha sventato l’Aventino. Chi strumentalizza, è il timore del vertice Pd, lo fa con altri fini.

– Io sostengo Letta, chi ha cambiato idea lo dica – sfida il giovane capogruppo Pd.

La tensione, molto accentuata dalle manovre congressuali, è ormai alle stelle anche se il ministro Dario Franceschini minimizza l’onda d’urto sul governo.

– Nel Pd – sostiene – siamo capaci a fare dramma di ogni cosa e spaccature del Pd di ogni cosa, gestiremo anche questa.

Tredici deputati renziani scrivono a Epifani chiedendo di intervenire contro gli insulti, come ”sciacalli”, rivolti dal giovane turco Matteo Orfini a chi ieri, dopo il voto a favore dello stop, aveva contestato la linea del partito. In 5 turchi rispondono a stretto giro invitando a stare ”calmi” e ad avviare ”una riflessione sul nostro modo di stare insieme”. Ma è dal Senato che arriva la reazione più netta, e più filogovernativa. In 70 bollano come ”paradossale” la distanza tra la scelta ”faticosa ma giusta” assunta l’altro giorno e il messaggio passato fuori.

”Piacerebbe – scrivono senatori, come il bersaniano Gotor, il veltroniano Tonini, il ‘turco’ Verducci, la franceschiniana Francesca Puglisi – però, vedere uno scatto d’orgoglio da parte del Pd e che fossero comunicate meglio le nostre buone ragioni al Paese. A cominciare dalla fatica e dalla responsabilità nel sostenere un governo chiamato a realizzare riforme a fronte di una crisi gravissima”.

Una presa di posizione condivisa da Epifani che guarda, non senza preoccupazione, la situazione ma sa che prima della decisione della Cassazione è meglio evitare di accentuare lo scontro interno. L’ex leader Cgil, che ha incontrato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, denuncia l’atteggiamento ”schizofrenico” del Pdl, che un giorno minaccia la crisi e l’altro giura fedeltà all’esecutivo.

– Non sanno che fare – attacca Epifani – ma così il Pdl mette a rischio la funzione stessa di questo governo perché c’è un limite oltre il quale il nostro senso di responsabilità, che anche oggi abbiamo dimostrato, non puó andare.

A quel punto la corda rischia di spezzarsi e il Pd, avverte il segretario, ”è pronto a tutto”. Il piano B, nuove elezioni o nuovo governo, sarebbe tutto da decidere dentro un Pd cosí diviso e con Matteo Renzi che scalpita per la corsa a Palazzo Chigi. Ma Epifani spera cosí di far tornare alla ragione i ‘soci’ di maggioranza.

 Avviata istruttoria ineleggibilità Cav
Alla fine, dopo tanti annunci, la Giunta per le Immunità del Senato riesce a incardinare la questione più spinosa: quella dell’ineleggibilità di Silvio Berlusconi. Tema sollevato in più occasioni dal M5S e dal senatore del Pd Felice Casson. Il tempo a disposizione è poco, neanche un’ora di tempo tra una seduta e l’altra dell’Aula che deve chiudere la prima lettura del ddl Riforme: ma il senatore del Pdl Andrea Augello riesce comunque a leggere la sua relazione e la discussione generale si limita a pochi interventi. Quello di Casson basta a dar fuoco alle polveri.

Il senatore chiede infatti che vengano acquisiti agli atti della Giunta non solo la sentenza di Appello del processo Mediaset ( quella che condanna il Cav all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni), ma anche l’atto di autorizzazione statale grazie al quale Mediaset può trasmettere. La sentenza , osserva Casson ”è corretta, scritta bene e può aiutarci a capire quali siano i veri rapporti tra Berlusconi e la sua azienda”, se l’ex premier eserciti cioÉ un ruolo davvero attivo in Mediaset.

Con l’atto di autorizzazione per le reti berlusconiane si vorrebbe dimostrare che é il Cavaliere e non altri il concessionario per conto di Mediaset. Se così fosse, assicura Michele Giarrusso (M5S), ”si potrebbe applicare benissimo la legge del ’57 e dunque dichiarare Berlusconi ineleggibile”.

Scoppia il caos. Giacomo Caliendo (Pdl) sostiene che non esiste un atto del genere da allegare alla documentazione della Giunta. Giarrusso lascia Sant’Ivo alla Sapienza (dove ha sede la Giunta) minacciando sfracelli: se l’autorizzazione non c’è lui andrá subito dalla Guardia di finanza e Mediaset dovrá essere oscurata. Tocca ancora a Caliendo, incalzato dai cronisti, spiegare come stiano le cose: dal 2005 (grazie al decreto legislativo n.177) non c’é più bisogno di un’autorizzazione specifica. Per determinati soggetti, come Mediaset, basta una ”concessione generica non esplicitata in nessun atto concreto, ma in un testo di legge”.

Rientrata la polemica, si apre un altro fronte: quello nel Pd sempre sull’ineleggibilità di Berlusconi. Il capogruppo alla Camera Roberto Speranza dice che allo stato non ci sono le condizioni per accogliere questa tesi. E d’accordo con questa posizione è anche Anna Finocchiaro: con la legge che c’è, osserva, non ci si può pronunciare a favore dell’ ineleggibilità. Ma il senatore democratico Casson è di tutt’altro avviso:

– Io non so perchè dicano cosí visto che non mi risulta ci sia una presa di posizione del partito su questo punto. Comunque la Giunta è un organismo paragiurisdizionale i cui componenti sono liberi di votare secondo coscienza…

Ribatte Finocchiaro:

– Non è certo la prima volta che Casson la pensa in modo differente dal resto del partito…

Nelle prossime sedute, che secondo il presidente della Giunta Dario Stefano, potrebbero essere convocate a breve e per tutta la pausa estiva, il clima potrebbe ulteriormente ‘infuocarsi’. Soprattutto se la Cassazione decidesse di confermare la condanna Mediaset.

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