Cuba: La cartella di razionamento compie 50 anni

Pubblicato il 11 luglio 2013 da redazione

L’AVANA. – Il 12 luglio 1963 l’allora presidente Fidel Castro impose a Cuba la cartella di razionamento, una tessera che prevede determinate quantità di prodotti essenziali per ogni cittadino e che ora, mezzo secolo dopo, è ancora in circolazione ma sembra aver ogni giorno meno peso nella vita dei cubani, a causa delle riforme economiche lanciate dal governo.

– La ‘libreta’ mi faceva sentire meno libero, ma ormai non dipendo più da lei – spiega all’Ansa Carlos, proprietario di un piccolo bar di quartiere dell’Avana, uno dei 400 mila “cuentapropistas”, ossia piccoli imprenditori la cui attività è autorizzata dal governo comunista dal 2008.

I “cuentapropistas” – ossia cittadini che lavorano “per proprio conto” e non per lo Stato – rappresentano ormai una nuova classe sociale nell’isola, perché guadagnano molto di più degli impiegati pubblici, che continuano a costituire l’immensa maggioranza dei cubani, giacché la proprietà privata è solo autorizzata per piccoli commerci, artigiani e altre microaziende. E infatti Lourdes – che lavora a casa e deve dare da mangiare a una famiglia di cinque persone – ammette che la sua situazione è molto diversa:

– Io ho bisogno della ‘libreta’, perché i soldi non mi bastano, ma quello che mi danno col razionamento mensile mi basta solo per due settimane.

Negli ultimi anni, al ritmo delle riforme, le autorità cubane hanno eliminato molti prodotti dalla lista di beni coperti dall’approvigionamento di Stato: prima le patate, poi il dentrifricio, fino ad arrivare alle uova, che ora si vendono nei mercati pubblici, a prezzi più alti ma ancora abbordabili per i più, e sopratutto stabili.

Una famiglia di quattro persone paga per una ”libreta” mensile circa 30 pesos, il che equivale a poco più di un dollaro, quando lo stipendio medio a Cuba non supera i 20 dollari al mese. Per lo Stato cubano, questa distribuzione di prodotti a prezzi sovvenzionati rappresenta una spesa annua superiore al miliardo di dollari, un costo che il governo stesso considera insostenibile.

Due anni fa, il presidente Raul Castro ha ammesso che anche se il razionamento è stato introdotto 50 anni fa “per motivi di uguaglianza in un momento di scarsità di prodotti, per proteggere il popolo dall’accaparramento e dalla speculazione”, con gli anni “è diventata una carica insopportabile per l’economia e un disincentivo per il lavoro”.

Castro ha anche riconosciuto che il sistema di razionamento “genera ogni tipo di illegalità nella società”, giacché è noto che lungo la catena di distribuzione dei prodotti si registrano ogni sorta di irregolarità, che alimentano a loro volta il mercato nero. Per dire addio definitivamente alla “libreta”, però, il leader cubano ha sottolineato che è necessario che la riforma economica che ha lanciato porti a “livelli di produzione e qualità di servizio accessibili per tutti”. Un risultato ancora non visibile per la maggioranza dei cubani.

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