Politica, cresce la tentazione di nuovi finanziamenti

Pubblicato il 12 luglio 2013 da redazione

ROMA  – Perché non eliminare il meccanismo del due per mille e introdurre al suo posto un rimborso una tantum per le spese elettorali? Perché non valutare una forma di cofinanziamento pubblico-privato ai partiti? Non hanno ancora la forma di emendamenti, ma di semplici spunti di riflessione esposti nel dibattito in commissione sul ddl del governo che abolisce il finanziamento diretto alle forze politiche. Ma vengono da deputati di maggioranza. E rischiano di trasformarsi in proposte di modifica in grado di cambiare i connotati al ddl.

Per questo dal governo si guarda con attenzione alla scadenza del termine per gli emendamenti, fissato per martedì alle 12. Pd, Pdl e Sc assicurano che il rischio di stravolgimenti non c’è. Lo testimonierebbe non solo il fatto che hanno condiviso l’adozione del ddl firmato da Enrico Letta come testo base, ma anche che dichiarano di volersi muovere nel solco tracciato.

– Da parte di tutti i partiti della maggioranza c’è l’intento – spiega il relatore Emanuele Fiano (Pd) – di realizzare lo spirito della legge del governo.

Ma giovedì in commissione la co-relatrice Pdl Mariastella Gelmini, ha affermato che il ddl, “pressoché accettabile”, può essere “notevolmente migliorato”. Gelmini spiega che il Pdl intende modificare innanzitutto la parte del testo (difesa dal Pd) sulle regole di democrazia interna richieste per accedere ai finanziamenti, che disegnano un partito “pesante” e, dettando il contenuto degli statuti, possono generare contenzioso e una conseguente “maggiore ingerenza della magistratura” sui partiti.

La relatrice Pdl, che si domanda tra l’altro come mai il ministero dell’Interno sia stato escluso dalla competenza su questa materia, propone poi una modifica che sembra potersi applicare anche a una rinata Forza Italia. Infatti il ddl dà accesso ai finanziamenti solo ai partiti che “abbiano avuto almeno un eletto sotto il proprio simbolo”. Gelmini propone l’estensione anche “a un certo numero di eletti che dichiarino di appartenere a un determinato partito che non si è presentato alle elezioni col proprio simbolo”.

E ancora: la deputata Pdl afferma che si può pensare di “eliminare” il meccanismo della destinazione del due per mille ai partiti e sostituirlo, “con la medesima copertura”, con misure come “agevolazioni fiscali” (es. Iva agevolata al 4%), la contribuzione e il conseguente accesso dei dipendenti a cigs, mobilità e solidarietà, “nonché l’introduzione di una sorta di rimborso specifico e una tantum per le spese elettorali”.

Insomma, il Pdl non sembra escludere un ritorno di rimborsi, sia pure limitati. Mentre Renato Balduzzi (Sc) ritiene possibile riflettere se ai finanziamenti indiretti si possa sommare “qualche forma di contribuzione diretta, rapportata ai voti del partito e alla capacità di raccolta di finanziamento privato”.

Il Pd, da parte sua, lavora a emendamenti unitari, nella consapevolezza delle note differenze di vedute nel partito. Gianclaudio Bressa (Pd) parla di “poche ma significative correzioni” al ddl, come un tetto alle donazioni dei privati, ma anche possibili agevolazioni ai partiti per “progetti di formazione”. Ma i renziani tengono alta la guardia, temendo che qualche collega provi a far rientrare i finanziamenti diretti “dalla finestra”.

. Lavoriamo a emendamenti unitari, ma temo sia difficile un accordo su tutto. In quel caso presenteremo anche proposte individuali – dice la deputata Maria Elena Boschi. Intanto, martedì mattina in Aula alla Camera la maggioranza è attesa alla prova della mozione M5S che chiede di sospendere la rata di luglio dei rimborsi elettorali. Resterà compatta?(ANSA).

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