Caso Kyenge, Calderoli non cede. Lega in piazza

MILANO  – Roberto Calderoli non si dimette. I vertici della Lega considerano, infatti, chiuso il caso degli insulti al ministro Cecile Kyenge, dopo le ”scuse pronunciate” dal vicepresidente del Senato per aver paragonato la responsabile dell’Integrazione a ”un orango” durante un comizio. E, anzi, in via Bellerio la segreteria politica ha deciso di convocare per il 7 settembre a Torino una manifestazione ”per la legalità e sul contrasto all’immigrazione clandestina” che ridia slancio alla iniziativa politica contro lo ius soli promosso dalla Kyenge.

Per il segretario federale Roberto Maroni, tutto questo chiasso ha del resto l’aria di voler ”coprire il rumore di altre questioni che vedono il Governo direttamente coinvolto”, come il caso Ablyazov. Dunque, si contrattacca.

– Calderoli ha sbagliato, la Lega contrasta le proposte che non condivide ma non si devono mai insultare le persone – ha ribadito Maroni dopo le scuse – Ora però basta alimentare polemiche e strumentalizzazioni.

Gli inviti pressanti da parte delle alte cariche dello Stato perché il comportamento di Calderoli fosse oggetto di condanna da parte del suo partito non hanno prodotto dunque risultati. E’ evidente che il caso Calderoli non ha solo creato imbarazzi dalle parti di Maroni, ma ha anche riacceso le pulsioni di quella parte della Lega che meno ama le rigidità istituzionali. Mentre Calderoli ha reso noto che parlerà solo oggi, nell’Aula del Senato, ieri è stata la volta di Matteo Salvini, il vicesegretario federale, che se l’è presa direttamente con il Quirinale.

NNapolitano, taci che è meglio”, ha scritto su Facebook a proposito dell’indignazione del Capo dello Stato. Secondo Salvini (che poi si è in parte scusato) Napolitano dovrebbe indignarsi semmai per gli effetti della crisi.

Altre polemiche sono nate in seguito al commento, sempre su Facebook, dell’assessore regionale veneto Daniele Stival, secondo il quale non la Kyenge ma l’orango sarebbe stato insultato. I vertici veneti della Lega, con Flavio Tosi e Luca Zaia, hanno censurato il comportamento di Stival. Sull’intervento di Salvini (”una villania”, copyright Roberto Formigoni) persino il premier Letta è intervenuto per chiedere di ”non tirare in causa” il presidente della Repubblica.

In via Bellerio, ieri, ha vinto comunque la linea della ”Lega che torna a fare la Lega”, per dirla con un militante che passava sotto le finestre di via Bellerio. La Lega che piace sicuramente al giovane Salvini e anche a uno della vecchia guardia come Francesco Enrico Speroni, l’europarlamentare che è stato il primo ministro delle Riforme del Carroccio, prima di Bossi e di Calderoli. Uscendo dalla segreteria politica è stato l’unico a cedere alle insistenze dei giornalisti

– Calderoli si dimetterà? Penso proprio di no – ha risposto, stupito del polverone di questi giorni -. Non è stato un insulto razzista, perchè l’orango non è un animale africano. E Napolitano? Quando qualcuno ha definito Berlusconi ‘caimano’ – ha tagliato corto Speroni – invece è stato zitto…

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