L’attentatore di Boston su cover Rolling Stone

Pubblicato il 17 luglio 2013 da redazione

NEW YORK – Un vespaio in rete. Una raffica di commenti su Twitter e Facebook e non solo, e tutt’altro che positivi: il magazine Rolling Stone, considerato “la Bibbia del Rock”, ha deciso di dedicare la copertina del suo prossimo numero di agosto a Dzhokhar Tsarnaev, il giovane ceceno accusato del sanguinoso attentato alla maratona di Boston del 15 aprile scorso. E molti lettori non hanno affatto gradito. Sulla cover campeggia il volto di Tsarnaev, ripreso in primo piano, e la scritta: “The Bomber” (L’attentatore), per presentare un servizio in cui si racconta “come uno studente popolare e promettente è stato rovinato dalla sua famiglia, è finito nell’Islam radicale ed è diventato un mostro”.

“Che orrore, fare di un assassino una rockstar”, “Forse una foto del bambino ucciso da questo rifiuto umano sarebbe stata una copertina migliore”, “Rolling Stone che rende il terrorismo affascinante, è oltraggioso”, “La copertina doveva essere dedicata a chi è morto, a chi ha perso le gambe, e non al loro assassino”, “Grazie per aver riaperto le mie ferite”: questo il tenore dei messaggi. Oltre a un quantità di insulti, di “vaffa” e annunci di cancellazione di abbonamenti contenuti negli oltre 10 mila messaggi postati nell’arco di poche ore sulla pagina Facebook del magazine, in cui, come di consueto, è stata diffusa in anticipo la foto della sua prossima copertina. E numerose critiche sono arrivate anche attraverso Twitter, dove è subito nato #BoycottRollingStone, e attraverso i commenti su altri media, con critici e esperti che che parlano di “confusione sulla linea tra fama e infamia”.

Si tratta di una foto che lo stesso Tsarnaev ha diffuso online, prima di essere arrestato ed essere poi formalmente accusato di aver collocato le due pentole a pressione imbottite di esplosivo sulla linea del traguardo della maratona il 15 aprile, che causarono la morte di tre persone e il ferimento di almeno 260 altre. E anche per l’omicidio di una quarta persona, un poliziotto, freddato mentre Dzhokhar, che ha 19 anni, era in fuga tre giorni dopo l’attentato assieme a suo fratello, Tamerlan, poi morto quella notte all’età di 26 anni in un violentissimo scontro a fuoco con la polizia. Non è la prima volta che Rolling Stone sconfina dalla musica o dallo spettacolo con la sua copertina. Già nel giugno 1970, come è stato fatto notare via Twitter, la dedicò a Charles Manson, che sta scontando l’ergastolo in quanto capo della setta ‘The Family’ che nell’estate del 1969 massacrò nove persone a Los Angeles, tra cui la moglie del regista Roman Polanski, Sharon Tate, che era incinta di otto mesi e mezzo. E’ difficile però pensare che l’iniziativa abbia creato allora altrettanta indignazione, anche perché i social network ancora non esistevano.

 

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