L’insulto alla ministro Kyenge, Calderoli indagato

Pubblicato il 17 luglio 2013 da redazione

MILANO  – E’ costato l’apertura di un procedimento penale a Roberto Calderoli l’aver paragonato a un orango, lo scorso sabato sera dal palco della ‘Festa de Treì’ a Treviglio, nella Bassa bergamasca, il ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge.

Il vicepresidente del Senato è dunque indagato dalla Procura di Bergamo per diffamazione aggravata dall’odio razziale in seguito a un esposto del Codacons, l’associazione dei consumatori. E il premier Letta, da Londra, non usa mezzi termini.

– Calderoli – afferma – se ne deve andare, deve lasciare l’incarico. Gli ho chiesto di dimettersi e continuerò a chiedergli di dimettersi, quel paragone è stato ”uno shock per l’Italia, una vergogna.

Inoltre, proprio ieri è stata condannata ad un anno e un mese di reclusione (pena sospesa) e all’interdizione per 3 anni dai pubblici uffici Dolores Valandro, l’ex consigliere di quartiere leghista di Padova che in un post su Facebook, riferendosi al ministro Cecile Kyenge, aveva scritto ”mai nessuno che se la stupri…”.

Anche lei, entrata in lacrime in Tribunale, si è scusata.

– Non era mia intenzione come madre e come donna – ha detto – insultare un’altra donna, mi è però passato davanti agli occhi un episodio capitato a mia figlia. E’ stato un attimo di impulsività perché non ho mai visto atti così violenti nei confronti delle donne perpetrati dagli italiani.

Riguardo a Calderoli, il procuratore di Bergamo Francesco Dettori ha raccolto tutti gli articoli di stampa sul comizio e ha acquisito l’audio del discorso, aprendo quindi il fascicolo. Tra l’altro proprio la registrazione audio del comizio è stata allegata nell’esposto. Francesco Dettori ha affidato il fascicolo ai due sostituti Maria Cristina Rota e Gianluigi Dettori.

I due magistrati dovranno valutare dal punto di vista giuridico se le parole pronunciate sabato dal parlamentare leghista (”quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di un orango”) siano da considerare diffamatorie e dunque se Calderoli deve essere per questo processato.

Calderoli, dopo la bufera politica e mediatica da lui scatenata, si è scusato pubblicamente e privatamente con il ministro a cui ha anche inviato un mazzo di fiori. Proprio Cécile Kyenge ha confermato il fatto spiegando di aver accettato le scuse.

– Mi ha porto le scuse e le ho accettate. Sono di poche parole e non mi sono dilungata – ha detto -. Ho accettato le scuse – ha spiegato – facendo capire che si può scherzare, fare un comizio, ma bisogna andare oltre le offese e mantenere comunque il rispetto dell’altro anche nella comunicazione. Lui ha fatto un passo importante che è quello di chiedere scusa, ma è chiaro che il percorso continua e va oltre la mia persona.

Il ministro ha quindi riferito di aver ricevuto assieme alle scuse un mazzo di fiori:

– Sono arrivati ieri nel tardo pomeriggio presso il mio ufficio e io ho ritenuto che fosse il caso di portarli alla Madonna del Buon consiglio.

E mentre le polemiche politiche, e le richieste di dimissioni di partiti e associazioni, non si placano, prende posizione seccamente il leader della Lega Roberto Maroni che ha replicato con un ”Non diciamo stupidaggini” al presidente del Consiglio, Enrico Letta che lo aveva definito ”correo” con Calderoli per gli insulti al ministro.

– Per me la questione è chiusa. Calderoli si è scusato e Letta farebbe meglio a occuparsi di altre cose come il caso kazako visto che la questione riguarda il Senato e non il Governo – ha affermato -. Evidentemente Roma è tornata a minacciare il nord: basta che uno si metta a criticare ed esprimere le proprie idee che subito arriva il pugno di ferro di Roma, ma noi non ci facciamo spaventare – ha concluso.

Ma un nuovo caso si è aperto.

”Torni nella giungla”. Così un consigliere circoscrizionale trentino Paolo Serafini ha messo un post sulla propria pagina Facebook rivolgendosi a Cecile Kyenge. Una frase corredata da una serie di foto di scimmie e da molte altre frasi analoghe. Serafini era entrato nel consiglio circoscrizionale di Trento nelle file della Lega Nord, fa ora parte del gruppo misto, dopo un passaggio, pur senza mai prendere la tessera all’Upt (Unione per il Trentino), poi a Progetto Trentino, un nuovo movimento che però ora lo ha espulso, contestualmente alle sue dimissioni, e si è scusato con il ministro

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