Il tramonto della politica italiana

Il “kazakagate” ed il caso Calderoli sono soltanto due dei tasselli più recenti che vanno a comporre il mosaico del triste tramonto della politica italiana. Il quadro è confuso ed il lettore potrebbe pensare di trovarsi tra le mani la sceneggiatura di una pièce teatrale. Purtroppo, però, non è così.

Una fotografia sintetica ed illuminante dell’Italia delle ultime settimane ce la offre Enrico Mentana sulla sua pagina Facebook: «Abbiamo un vicepremier che dice di non venire informato dal suo capo di gabinetto su fatti di primaria importanza. Un ministro degli esteri che combatte da una vita per i diritti civili e la prima volta che può avere un ruolo in materia è almeno assente. Un vice presidente del senato che paragona il primo ministro nero della nostra Repubblica ad uno scimmione. Metà del partito dell’attuale premier che si vergogna del governo. La quasi totalità dello stesso partito che lotta per scongiurare il rischio di essere guidato dal suo dirigente più popolare. L’intero partito dirimpettaio che vive come l’approssimarsi dell’Apocalisse un’udienza della Cassazione».

Un’incredibile successione di errori (in taluni casi vere e proprie sviste), equivoci e malintesi che riconducono in particolare ad alcuni personaggi chiave.

Il primo nome della lista è quello di Angelino Alfano, numero 2 alla Presidenza del Consiglio nonché Ministro dell’Interno, che, parlando in aula al Senato sull’espulsione di Alma Shalabayeya (moglie del dissidente kazako Ablyazov, ndr), ha dichiarato: «nessuno del Governo sapeva». Nonostante ai più sia apparso assai poco credibile che non vi fosse un solo rappresentante di Palazzo Chigi ad essere stato informato sul blitz, il segretario del Popolo della Libertà, nel tentativo di scrollarsi di dosso eventuali responsabilità, deve non aver considerato la gravità di una tale ammissione. Del tutto inaccettabile, infatti, una comunicazione tanto carente tra le diverse sfere dello Stato. Il Capo di Gabinetto ed il Capo della Polizia, infatti, a quanto pare non hanno ritenuto opportuno di dover coinvolgere un esponente politico nell’ambito di una vicenda i cui connotati erano apparsi sin da subito evidentemente particolari.

Emma Bonino, dal canto suo, ha immediatamente preso le distanze dall’affaire kazako, sottolineando che la Farnesina «non ha alcuna competenza in materia di espulsione di cittadini stranieri, né accesso ai dati» su persone che abbiano ricevuto lo status di rifugiato politico in Paesi terzi. Questo il contenuto di una nota del Ministero degli Esteri «in riferimento ad alcune interpretazioni apparse su organi di stampa. In conformità con la prassi vigente – precisa il documento – nessuna indicazione è stata fornita alla Farnesina circa i motivi della richiesta di informazioni sull’eventuale status diplomatico della signora Shalabayeva». «Sono ben consapevole della gravità di questa vicenda e della pessima figura fatta dall’Italia e non a caso dalla notte del 31 maggio, da quando cioè ne sono venuta a conoscenza, quasi non mi sono occupata d’altro. Tutto quello che posso fare io lo farò. Qualcuno dovrà pagare, dovrà dire davanti all’opinione pubblica: si sono stato io», ha affermato la numero uno della nostra diplomazia, che ha chiarito altresì di non aver mai pensato a lasciare il suo incarico. «Quando ho saputo di questa storia quella poveretta era già in Kazakistan, non sarebbe servito a nulla un gesto politico di quel tipo». La Farnesina, assicura il Ministro, «ha fatto tutto quel che poteva fare. La signora Shalabayeva è stata ricevuta al consolato di Almati e continuiamo a seguire la cosa con vari incontri con gli avvocati della signora».

Le affermazioni di Calderoli, vicepresidente del Senato della Repubblica Italiana, invece, non lasciano spazio a commenti e riflessioni. Nient’altro che una vergogna per la quale in qualsiasi Paese civile l’unica via d’uscita sarebbero solo e soltanto le dimissioni, a quanto pare non più di moda dalle nostre parti già da molto tempo. Intanto, sulla base di alcune indiscrezioni, il leader leghista sarebbe indagato dalla procura di Bergamo con l’ipotesi di diffamazione aggravata dall’odio razziale.

Il futuro del Governo Letta resta dunque in bilico, mentre continua a salire la tensione tra Pd e Pdl. Renzi resta al centro delle polemiche relative alle primarie ed è costretto, contemporaneamente, a tenere a freno i suoi proprio in merito alla vicenda Alfano. Berlusconi ed i suoi fedelissimi, invece, fanno quadrato attorno al proprio segretario e, pur ripetendo il mantra del sostegno incondizionato all’attuale esecutivo, attendono la pronuncia della Cassazione, prevista per il 30 di luglio, ed affilano le lame della politica in vista di un voto che potrebbe arrivare molto presto.

Romeo Lucci