Micheloni (Pd): “Gli insulti xenofobi ricordano e riaprono le nostre ferite”

ROMA:- Restano tanti i punti di frizione tra parlamentari delle diverse forze politiche, nonostante la forzosa condivisione all’interno di un governo di larghe intese.

Ma, per una volta, quasi tutto il Senato ha trovato un punto di incontro vero, sentito: la solidarietá verso la Ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge vittima di scurrili e vergognosi attacchi verbali da parte del vice presidente del Senato Calderoli e da altri esponenti della Lega.

Una mozione di solidarietá verso la Ministro, presentata in Senato dal gruppo del Pd é stata poi firmata da 260 senatori di tutti i partiti meno quelli della Lega e di Gal. Come ha sottolineato il capogruppo del Pd Luigi Zanda: “La larga condivisione della nostra mozione che vede le firme di tutti i gruppi tranne che della Lega e di Gal, dimostra che praticamente tutto il Senato sostiene l’operato e la figura del ministro Kyenge.”

Molti gli interventi che si sono susseguiti a sostegno della mozione, citiamo per tutti quello del Sen. Claudio Micheloni, eletto nella circoscrizione Europa per il Pd, che ha espresso i sentimenti di dolore e di sdegno che proviamo tutti noi che viviamo all’estero e abbiamo conosciuto sulla nostra pelle il lungo e difficile percorso dell’emigrazione.

“Quando ascolto attacchi xenofobi e insulti – ha detto Micheloni – faccio un salto molto indietro nel tempo, agli anni della mia infanzia, quando ero figlio di italiani emigrati in Svizzera. Non so, Ministro, se lei abbia dei figli, ma ogni volta che sento un insulto razzista io torno a quegli anni, ad una sofferenza che non conosciamo, spesso non espressa, quella dei figli che vedono i propri genitori offesi e insultati. Ed è una cosa che fa molto male. Mi riesce quindi difficile sentir dire che alcune espressioni sono delle battute.”

Poi ha fatto riferimento all’intervento della collega Montevecchi del Movimento 5Stelle che auspicava che la discussione della mozione fosse propedeutica ad “una riflessione più ampia, e per parlare anche di scuola, poiché i fenomeni di discriminazione razziale nascono, per lo più, dall’ansia, dal timore e dal sospetto generati dalla diversità, dall’alterità, ovvero dalla non conoscenza, dall’ignoranza di qualcosa”.

“Della scuola abbiamo parlato anche all’interno del Comitato per le questioni degli italiani all’estero. – ha detto il Sen. Micheloni – Uno dei punti che vorremmo affrontare nelle prossime settimane è quello dell’introduzione dello studio della storia dell’emigrazione italiana nelle nostre scuole.

Infatti, viviamo di cliché: noi siamo i più bravi, noi siamo i più integrati, noi abbiamo storie di successo. Sì, abbiamo storie di successo: oggi vivo in Svizzera dove ho i miei figli e fra un mese sarò anche nonno in quel Paese e abbiamo avuto una storia di grande successo. Ma fino alla metà degli anni Settanta abbiamo avuto storie di sofferenza, razzismo e xenofobia!

Fino alla metà degli anni Settanta, nel dopoguerra, i nostri genitori erano chiamati gastarbeiter, ossia lavoratori ospiti: venite, lavorate, realizzate le strade e le case e poi andate via. Hanno impiegato più di venti anni a capire che da lavoratori ospiti saremmo diventati i cittadini svizzeri di domani e questo succederà anche in Italia, con buona pace di tutti gli xenofobi italiani.

Signora Ministro, l’Italia è purtroppo un Paese normale, dove c’è il peggio ma anche il meglio. Mi fa piacere vedere seduto al banco del Governo l’amico Delrio: un paio di volte sono andato nella sua città, dove ho vissuto momenti di grande livello di integrazione e di alta qualità.

Dunque siamo un Paese, ripeto, normale e con questa normalità dobbiamo confrontarci senza angelismi, senza pensare che bastino grandi dichiarazioni o che con le leggi si risolva il problema dell’integrazione.

Voglio concludere con la mia strana visione della integrazione. Ho passato la mia vita a fare politica di integrazione in Svizzera e non solo per le comunità italiane, e sono convinto che l’integrazione sia una utopia, qualcosa che non raggiungeremo mai, ma un’utopia che dobbiamo rincorrere in permanenza. L’integrazione è uno stato d’animo, un modo di vivere e funziona solo se questo stato d’animo lo si ritrova nelle due persone che devono vivere in modo integrato: colui che riceve e colui che arriva. Questo è il “doppio senso”, per me, della storia dell’integrazione e dobbiamo viverla tutti i giorni, perché non si raggiunge mai in modo definitivo: basta una crisi economica per distruggere venti o trent’anni di integrazione.

Concludo ricordando una bellissima preghiera che a mio avviso riguarda chi si occupa di immigrazione e integrazione, la preghiera delle madri della Plaza de Mayo: bisogna sempre ricominciare, ricominciare, ricominciare.”

Commosse le parole della Ministro Kyenge che é intervenuta dopo i senatori ed é stata piú volte applaudita con standing ovation: “Esprimo il mio ringraziamento – ha detto – anche perché la discussione di questa mozione avviene in una giornata particolare: quella del compleanno di Nelson Mandela, colui che si è battuto tanto nella lotta al razzismo. È proprio per questo che oggi ho il coraggio e la forza di essere qui, perché so che è una giornata particolare e segna un passo importante per l’Italia, un cambiamento culturale.

Ringrazio tutti i firmatari, ringrazio anche quelli che in questo momento non hanno potuto firmare. Ringrazio tutto il Paese: per la prima volta ho visto una solidarietà trasversale, che non ha colore, non ha appartenenza partitica, non ha appartenenza politica. È semplicemente una lotta per i diritti umani e per una nuova convivenza.”

Una pagina che, tra tante difficoltá, restituisce non solo alla classe politica italiana ma al paese intero e a tutti noi che viviamo all’estero, dignitá e fiducia in un futuro diverso.

Giuditta Tazzi