Napolitano blinda Letta: “Da irresponsabili farlo cadere”

Pubblicato il 18 luglio 2013 da redazione

ROMA  – Il Governo Letta sta facendo bene e non si tocca a soli due mesi e mezzo dalla nascita delle larghe intese. I mercati sono pronti a sbranarci visto che ciò che rende debole l’Italia è proprio la mancanza di fiducia sulla sua stabilità politica. Quindi, anche se il caso Ablyazov è ”inaudito” per la sua gravità, si devono realizzare sia le riforme istituzionali che i necessari provvedimenti economici.

– Sono stato chiaro? – chiede Giorgio Napolitano ai giornalisti subito dopo aver blindato il Governo attraverso un durissimo intervento al Quirinale in occasione della consegna del ‘Ventaglio’, la tradizionale cerimonia che annuncia la pausa estiva. Sì, perchè il presidente spera proprio di poter star tranquillo almeno durante le sue meritate vacanze nella quiete della val Pusteria, dove conta di riposarsi senza essere raggiunto dalle continue tensione della maggioranza, dagli echi di ”comportamenti politici senza freni e senza responsabilità”, o peggio, dalle ”ingiurie indecenti, aggressive e talvolta razziste”.

Era atteso il discorso del capo dello Stato, e non ha tradito le aspettative. Dopo aver messo in sicurezza il Governo attraverso una quirinalizia gabbia protettiva, Giorgio Napolitano si concentra su due aspetti decisivi: rimettere i partiti in collegamento con la realtà del Paese, devastato da una crisi che solo ora sembra fiaccarsi, e distinguere le sorti dell’esecutivo dai guai giudiziari di Silvio Berlusconi.

– E’ interesse comune affidarsi con rispetto, senza pressioni, alle decisioni della Cassazione – sottolinea con chiarezza. Ma per fare questo il presidente deve mettere la sordina al caso Ablyazov che sta mettendo a rischio la sopravvivenza del Governo e la tenuta interna del Pd.

– Non ci si avventuri a creare vuoti, a staccare spine, per il rifiuto di prendere atto di ciò che la realtà politica postelettorale ha reso obbligato e per una ingiustificabile sottovalutazione delle conseguenze cui si esporrebbe il Paese – sillaba nel salone delle feste del Quirinale mentre poco lontano, al senato, il Pd scioglieva la tensione annunciando che non avrebbe votato la sfiducia ad Alfano.

Ancora una volta la ‘moral suasion’ del presidente ha sortito i suoi effetti. Anche se Napolitano sa di poter aggiungere massa alle parole con la possibilità di esercitare le sue prerogative in caso di crisi. Come, ad esempio, tentando una nuova maggioranza in caso di ”irresponsabilità” da parte di qualcuno. E il rieletto capo dello Stato, pur mantenendo anche ieri il massimo riserbo su questo, può contare su una carta coperta – potentemente evocativa rispetto alle strategie nascoste di alcuni – come quella delle dimissioni. Il patto non scritto che c’è dietro la sua rielezione al Colle si basa proprio sulla presa d’atto dei partiti che non c’era alternativa alle larghe intese e alla stabilità di Governo.

– In caso di ulteriori sordità ne trarrò le conseguenze – disse solo poche settimane fa Napolitano. Certo, il caso Ablyazov è ”inaudito” per la sua gravità. Così come sono inaudite le ”pressioni ed interferenze” portate avanti dai rappresentanti del governo kazako a Roma. Ma questo non può bastare a fermare un Governo che deve andare avanti, fosse solo per evitare che “il clima di fiducia verso l’Italia” possa ”peggiorare bruscamente dinanzi a una nuova destabilizzazione del quadro politico italiano”.

E non si tratta solo di una tregua estiva. Il presidente crede e vuole che questo governo vada oltre l’emergenza approfittando della sua larghissima – e probabilmente irripetibile – maggioranza. Ed indica un percorso che porta almeno fino al 2015, quando sarà concluso l’importantissimo semestre di presidenza italiano della Ue.

– E’ indispensabile proseguire nella realizzazione degli impegni del governo Letta, sul piano della politica economica, finanziaria, sociale, dell’iniziativa europea, e insieme del cronoprogramma di 18 mesi per le riforme istituzionali. Perchè, come ha detto anche il presidente del Consiglio, ”senza riforme istituzionali, la crescita e la ripresa sono impossibili”.

Plauso bipartisan e sospiri di sollievo per lo scampato pericolo. Unica voce dissonante quella di M5S che, forse delusi dopo il recente incontro al Quirinale, accusano: Napolitano ”ha nascosto la polvere sotto il tappeto”.

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