Navalny, nemico numero 1 di Putin condannato a 5 anni

Pubblicato il 18 luglio 2013 da redazione

ROMA  – Alexiei Navalny era il più feroce critico di Vladimir Putin e il suo più temibile avversario politico: ora è stato neutralizzato. Il carismatico blogger, divenuto leader morale delle folle scese in piazza contro il Cremlino negli ultimi due anni, è stato condannato a cinque anni di carcere dal tribunale di Kirov per appropriazione indebita, ed è quindi escluso dai giochi: non potrà candidarsi alle elezioni per il sindaco di Mosca a settembre, né sfidare Putin per il Cremlino nel 2018. Una condanna annunciata, che ha scatenato l’immediata rabbia della piazza – migliaia di oppositori sono scesi in piazza del Maneggio a Mosca e almeno 30 sono stati fermati dalla polizia – e sollevato un’ondata di sdegno e di critiche da Washington a Bruxelles alle capitali europee contro quella che unanimemente viene bollata come una condanna “politicamente motivata”.

Voci dell’opposizione in Russia denunciano come Putin abbia instaurato una dittatura di cui la giustizia, diretta dal Cremlino, è l’arma, evocando addirittura il demone di Stalin. Navalny, 37 anni, padre di due bambini, nel più clamoroso processo a un dissidente dalla caduta dell’Urss è stato condannato nella remota Kirov (900 km a nord-est di Mosca) per l’accusa di aver orchestrato nel 2009 – quando era consigliere del governatore di Kirov, Nikita Belikh – la vendita sottocosto di oltre 10 mila metri cubi di legname ai danni della ditta pubblica locale Kirovles, per un valore di 16 milioni di rubli (400 mila euro). Con lui è stato condannato a quattro anni anche il coimputato, Piotr Ofitserov.

Navalny, che ha ascoltato la sentenza in aula con l’aria un po’ sbigottita in jeans e maniche di camicia, dovrà inoltre pagare un’ammenda di 500.000 rubli (12.000 euro). Consegnato al termine della sentenza alla polizia, che lo ha subito ammanettato, Nalvalny ha spedito un solo, telegrafico tweet ai suoi sostenitori: “Non lasciatevi scoraggiare, non restate inattivi”, mentre fuori dal tribunale di Kirov esplodeva la protesta dei suoi sostenitori.

Il giudice Serghiei Blinov che gli ha comminato la condanna a cinque anni, uno meno della richiesta dell’accusa, ha rimarcato la “gravità” del crimine e la “pericolosità sociale” dei due imputati. Quanto a Navalny, “la sua colpevolezza è interamente provata, mentre non c’è alcuna prova che confermi le sue affermazioni di essere perseguitato per ragioni politiche”. E in effetti Nalvalny, che ha sempre giudicato “false”, “interessate” e “assurde” le accuse, su una vicenda più volte archiviata e rispolverata – afferma – per ordine di Putin, si è sempre difeso sostenendo che i soldi della presunta transazione illegale non sono mai stati rintracciati.

Forte del sostengo della rete d’opposizione che da circa due anni fa ormai capo a lui, il 5 luglio ha approfittato dell’udienza del processo per un durissimo atto d’accusa, rilanciato in streaming su internet: il blogger ha parlato di “regime feudale” controllato da “un pugno di mostri” che rappresenta lo 0,5% della popolazione russa ma ne controlla l’83% delle ricchezze.

“Faccio appello a tutti: non dovete aver paura, noi siamo centinaia di migliaia, forse milioni, siamo in ogni modo più di quel centinaio di persone che hanno preso il potere”, disse. Subito si sono levate le voci di condanna: la Casa Bianca s’è detta “profondamente delusa”; la responsabile della politica estera Ue, Catherine Ashton, si è detta “preoccupata” per i “seri interrogativi” che la sentenza solleva sul rispetto dei diritti umani in Russia.

Dello stesso tono i messaggi della cancelliera tedesca, Angela Merkel, del ministro degli Esteri britannico, William Hague, del ministero degli Esteri francese. In Russia messaggi di indignazione e di solidarietà sono arrivati da vari oppositori. E Mikhail Khodorkovsky, il più eminente precedente di sfidante politico di Putin caduto sotto il maglio della giustizia russa, in carcere da 10 anni e condannato per frode ed evasione fiscale e privato del suo colosso petrolifero Yukos, ha detto che la sentenza Navalny era “prevedibile e inevitabile” e che il capo del Cremlino segue ormai le orme di Stalin e dei suoi pubblici spettacolari processi agli oppositori, veri o presunti. La difesa di Navalny ha annunciato che chiederà l’appello e la Procura russa in serata, in quello che appare quasi un gesto di clemenza, ha chiesto ai giudici di Kirov di rimetterlo in libertà condizionata, almeno fino a quando la sentenza non passerà in giudicato. Ma l’effetto sarà lo stesso: Navalny è ora ineleggibile.

 

 

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