Caso Omar: Lady torna in Usa, estradizione in salita

NEW YORK – L’ex capocentro della Cia a Milano Robert Seldon Lady, condannato per il rapimento di Abu Omar e ricercato dall’Italia, é giá di ritorno negli Stati Uniti. Nel volgere di due giorni, Panama, dopo averlo fermato quasi per caso, ha deciso di lavarsene le mani, e adesso il nodo dell’estradizione in Italia passa direttamente a Washington, dove ha ben poche possibilitá di essere sciolto. Che il governo di Panama – storicamente in ottimi rapporti con Washington – si fosse reso conto di trovarsi una patata bollente per le mani é apparso subito chiaro dal silenzio che ha mantenuto sulla vicenda.

Il ministro per la Sicurezza, Josè Raul Mulino, ha detto di non esserne a conoscenza. Solo questa mattina l’ambasciatore a Washington, Mario Jamarillo, ha confermato che Seldon Lady era ”stato arrestato” e ha affermato che ”le procedure riguardanti questo tipo di detenzione internazionale” venivano in quel ”momento seguite da Panama”. Il risultato è stato che le autorità locali hanno consentito a Lady di ripartire, nonostante il mandato di cattura diffuso all’Interpol, dopo che l’allora ministro della Giustizia Paola Severino il 21 dicembre decise di diffondere per lui le ricerche in campo internazionale, avendo esaminato le diverse posizioni ed essendo determinata dal fatto che Lady aveva avuto la condanna più alta: 9 anni, contro i 7 degli altri 22 esponenti della Cia giudicati, tutti in contumacia, per la stessa vicenda. Ma già il processo aveva causato un’insolita tensione tra Washington e Roma, poi allentata soprattutto dopo la decisione del 5 aprile scorso del presidente Giorgio Napolitano di concedere la grazia al colonnello Joseph Romano, responsabile statunitense della sicurezza della base di Aviano dove sostò l’aereo che portò l’ex imam in Germania e da lì in Egitto.

Ora non è chiaro quali saranno i passi futuri delle autorità italiane. A caldo, poco dopo che il Dipartimento di Stato aveva confermato che Lady è ripartito da Panama per gli Usa, alla Farnesina si è “preso atto” con rispetto delle decisioni delle autorità panamensi. Allo stesso modo, da New York, dove si trova per incontri all’Onu, il vice ministro degli Esteri Lapo Pistelli si è limitato ad affermare:

– Ne prendo atto, ma non voglio aggiungere altro.

Di certo, le possibilità di una estradizione di Lady in Italia appaiono ridotte. Basti pensare a come le autorità americane hanno protetto i marines coinvolti nella tragedia del 1998 della funivia del Cermis, o dell’uccisione di Andrea Calipari a Baghdad nel 2005.

– Le autorità statunitensi si opporranno in tutti i modi all’estradizione di Seldon Lady e faranno pressioni in tutti i sensi affinché ciò non avvenga. Sono sicuro – aveva d’altra parte affermato ieri in mattinata, prima della notizia del rientro dell’ex agente Cia in Usa, Ferdinando Pomarici, l’allora procuratore aggiunto di Milano che con Armando Spataro coordinò le indagini sul sequestro di Abu Omar.

In ogni caso, in base al trattato d’estradizione firmato da Italia e Stati Uniti, Washington ha gli strumenti per evitare di consegnare a Roma l’ex agente della Cia. Forse anche per questo, il Washington Post – che per primo ha dato la notizia che Lady era in volo verso gli Stati Uniti – ha scritto che la cosa ha così portato a ”una repentina chiusura del breve dramma diplomatico iniziato mercoledì, quando Lady è stato arrestato alla frontiera a Panama”.

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