Egitto: violenza senza fine, ancora scontri e morti

IL CAIRO – Non ha fine la spirale di violenza in Egitto dopo la deposizione del primo presidente dei Fratelli musulmani. Nel tardo pomeriggio di ieri, sostenitori e oppositori di Mohamed Morsi si sono scontrati nei dintorni di piazza Tahrir, simbolo della rivoluzione egiziana, e della vicina dell’ambasciata Usa. Un morto, secondo la tv di Stato, due secondo fonti della sicurezza e una ventina di feriti é il bilancio degli incidenti, durante i quali sono riecheggiati colpi di arma da fuoco. Mentre il ministero della Sanità conferma un morto e 23 feriti solo nel cuore della capitale. Solo con il calar del sole, e con la rottura del digiuno di Ramadan, le violenze sono parsi placarsi lasciando visibili tracce per la strada fino all’ambasciata britannica, a qualche centinaio di metri da quella Usa.

Almeno tre morti in scontri fra pro e anti Morsi si registrano frattanto anche a nord del Cairo. In serata la piazza davanti alla moschea di Rabaa el Adaweya, fulcro della protesta contro il ‘golpe’ militare che ha deposto Morsi, era comunque nuovamente colma di manifestanti: la stessa moschea da cui tre dei figli di Morsi hanno denunciato ieri mattina nella loro prima uscita pubblica dalla deposizione, il rapimento del padre da parte dei ”golpisti”, annunciando che faranno ricorso al tribunale penale internazionale.

Sulla detenzione di Morsi si sono del resto pronunciati con una condanna formale anche i ministri degli esteri Ue, chiedendo la liberazione con tutti i detenuti politici. La piazza islamica ha continuato a mantenere la pressione per rivendicare il ritorno del presidente eletto, con marce che hanno paralizzato il centro della capitale egiziana prima degli scontri in serata. Anche i deputati islamici del Consiglio consultivo (Shura), la camera alta del Parlamento egiziano sciolto dopo la rimozione di Morsi, hanno invocato il ritorno della legalità in una sorta di seduta del parlamento ombra.

Affermando di avere raggiunto il quorum, gli stessi parlamentari islamici, che dominavano la Shura prima del suo scioglimento, si sono riuniti alla moschea di Rabaa el Adawya, per chiedere all’Unione interparlamentare di ”respingere il golpe sanguinario e tutto quelle che lo ha seguito”.

Il vicepresidente del partito della Fratellanza, Essam el Eryan, ha poi lanciato un appello ad ”assediare” l’ambasciata Usa fino a quando non se ne andra’ l’ambasciatrice Anne Patterson. Appello al quale i pro Morsi hanno immediatamente risposto. Nella conferenza stampa i figli di Morsi hanno detto che i familiari non hanno più avuto contatti con il padre dal pomeriggio del giorno della sua destituzione manu militari.

Il figlio Osama, che è anche avvocato di Morsi dal 2006, ha riferito di non avere idea di dove il padre sia detenuto. Nel loro comunicato finale i ministeri degli Esteri dei 28 hanno hanno espresso ”forte preoccupazione per la situazione in Egitto”, sottolineando che ”la lotta per la democrazia dovrebbe rimanere centrale” e facendo appello affinchè si riavvii un processo di ”riconciliazione e fiducia”.

Un passaggio al momento per nulla scontato in Egitto dove la lotta politica si gioca anche sui media. Il principale quotidiano egiziano, al Ahram, è uscito in edicola col titolo a tutta pagina ”Morsi agli arresti per 15 giorni” con l’accusa di spionaggio e incitamento alla violenza. I militari hanno smentito la notizia, mentre il direttore del quotidiano Abdel Nasser Salama, nominato nel marzo 2012 e considerato vicino alla Fratellanza, è stato convocato in procura.

Malgrado le tensioni, sono state riempite le caselle mancati del governo di Hazem el Beblawi: con la nomina alla Giustizia di Adel Abdelhamid Abdallah, titolare del medesimo dicastero nel governo post Mubarak di Kamal al Ganzuri, e a ministro dei Trasporti di Ibrahim el Doumeiri, un notabile gia’ al governo su questa poltrona nell’era Mubarak.

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