Los Roques, i famigliari delle vittime vogliono i corpi dei loro cari

CARACAS – Non basta. Per le famiglie dei passeggeri dell’aeromobile Transaven, che si inabissò 5 anni fa nelle acque dell’archipelago di Los Roques, non è sufficiente sapere dove giaciono i resti dei loro cari. Ora vogliono recuperare i corpi per dar loro una “sepoltura dignitosa”.

In una sala dell’Hotel Marriot, Manuel Alcalà, padre della giovane Patrizia che viaggiava nel velivolo scomparso il 4 gennaio del 2008; Javier Elechiguerra, ex Procuratore Generale; e Ugo Marino, titolare della ditta Sae, incaricata di curare l’aspetto tecnico della ricerca e, ora, del recupero del relitto, hanno incontrato i giornalisti per spiegare che  l’aver scoperto il luogo dove l’aereo si è inabissato non è sufficiente: permette voltare pagina ma non chiudere definitivamente un capitolo assai doloroso della loro vita. Ora, vogliono i corpi dei loro cari per dargli una “sepoltura dignitosa”.

Alcalà, il primo a prendere la parola, ha raccontato ai presenti come, dopo 5 lunghi anni, si è riusciti a trovare l’aereo scomparso. Ha illustrato le difficoltà incontrate lungo il cammino, le illusioni e le delusioni.

Ha ringraziato il Venezuela e l’Italia per lo sforzo realizzato, per l’impegno in uomini, risorse tecnologiche e, in particolare, per aver sostenuto i costi della ricerca che sono stati superiori ai 4 mila 600 milioni di dollari. Ma ha anche affermato che “non ci si può fermare qui”. E che “ora bisogna fare un ulteriore sforzo per poter recuperare il relitto e riscattare i corpi dei passeggeri”. Ha chiesto quindi all’Italia, al Venezuela ed anche alla Svizzero – sull’aereo viaggiava anche il marito di Patrizia Alcalà, Alexander Nierman, cittadino svizzero – uno nuovo impegno economico.

Dal canto suo, Ugo Marino ha illustrato le difficoltà tecniche che ha rappresentato la ricerca dell’aeromobile, dell’importanza della tecnologia d’avanguardia impiegata e dall’impegno del personale specializzato (una struttura multidisciplinare e multietnica)

– In dodici giorni – ha detto con soddisfazione Marino –, grazie all’impiego della tecnologia adeguata, siamo riusciti a trovare i due relitti, quello scomparso il 4 gennaio del 2008 e quello inabissatosi il 4 gennaio di quest’anno. Il primo, a sud dell’archipelago e il secondo a nord.

In particolare, Marino ha spiegato la complessità dell’operazione svolta in tre tappe successive. La prima con tecnologia idonea a fondali profondi 200 metri, la seconda con tecnologia adatta a scandagliare acque profonde 400 metri e, in ultimo, con un robot costruito per esplorare e fotografare acque profonde  fine a quattro mila metri.

Ha quindi sottolineato che la ditta che rappresenta, già impegnata nel recupero del sommergibile russo Kursk, è in grado di riportare a galla i due aerei. Ha spiegato che per affrontare la sfida si dovrà prima realizzare uno studio approfondito per la scelta della tecnologia più idonea.

In ultimo, l’ex Procuratore Generale della Repubblica, Javier Elechiguerra, nel suo intervento ha affrontato l’aspetto legale: le responsabilità. Ed infatti, le famiglie delle vittime non solo desiderano i corpi dei loro cari ma anche che si appurino le responsabilità. Insomma, vogliono sapere cosa è accaduto, cosa ha provocato l’incidente e, se qualora dall’inchiesta dovessero emergere responsabilità, che si proceda a punire i colpevoli.

Alla conferenza stampa erano presenti l’Incaricato d’Affari dell’Ambasciata svizzera, Rudolf Bloch; la rappresentante del Ministero degli Esteri venezolano, Sara Lambertini; e il primo Segretario della nostra Ambasciata, Paolo Mari.

Sull’aereo Transaven, inabissatosi tragicamente il 4 gennaio di cinque anni fa, viaggiavano 14 passeggeri, otto erano turisti italiani: Paolo Durante e la moglie Bruna Guerrieri, le loro figlie Sofia di 6 anni e Emma di 8, Stefano Fragione, Fabiola Napoli, Annalisa Montanari e Rita Calanni. In quello precipitato il 4 gennaio scorso, erano 4 a bordo Vittorio Missoni, la moglie Maurizia Castiglioni e una coppia di loro amici, Guido Foresti ed Elda Scalvenzi.