Immigrazione: il difficile percorso dell’integrazione

Pubblicato il 23 luglio 2013 da redazione

ROMA:- Ha avuto luogo presso il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, la presentazione del IX° “Rapporto sugli indici di integrazione degli immigrati in Italia”, anche quest’anno realizzato in collaborazione con il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione).

L’incontro ha visto la partecipazione – oltre a quella del presidente dell’Organismo nazionale di coordinamento del Cnel per le Politiche di Integrazione Sociale degli Stranieri, Giorgio Alessandrini, e del Presidente Antonio Marzano – della ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge e del curatore del rapporto e ricercatore del Centro Studi “Idos” Luca Di Sciullo. Erano inoltre presenti i sindaci dei comuni di Mantova, Nicola Sodano, di Pistoia, Samuele Bertinelli e di Teramo, Maurizio Brucchi.

Ha aperto l’iniziativa l’intervento del Presidente del Cnel Antonio Marzano, che dopo aver giustamente tributato, congiuntamente alla platea ed agli altri relatori, un lungo e sentito applauso alla Ministro Kyenge, ha sottolineato la centralità e l’improcrastinabilità della questione dell’integrazione, specialmente in un contesto di crisi come quello attuale.

– Occorre ripensare le politiche d’integrazione, sia sul piano normativo che strettamente politico – ha affermato – varando risposte organiche e concrete.

A questo fine risulta indispensabile il Rapporto sugli indici di integrazione, poiché “la conoscenza del fenomeno dell’immigrazione è fondamentale” per la creazione di politiche consone, che tengano conto dei vincoli derivanti dai ”diritti costituzionalmente garantiti”.

-Da essi dipende il progresso civile – ha spiegato il Presidente Marzano – la cultura è umanità, ed è proprio la nostra cultura che dovrebbe predisporci ad un atteggiamento costruttivo e consapevole nei confronti della migrazione, fenomeno che l’Italia ha sperimentato sulla propria pelle fino a pochi anni fa.

Ha quindi citato l’esempio del Veneto, regione “oggi tra le più ricche d’Europa, ma che per molti anni è stata terra di migranti”, perciò dobbiamo essere “all’altezza dei principi fondamentali del diritto e dare vita un “progetto di convivenza sociale di tipo inclusivo e solidale” .

Il Presidente ha poi ribadito che il rapporto dimostra “il grande impegno profuso dalle istituzioni locali, territoriali e della società civile in generale rispetto al tema dell’integrazione”, stante peró la necessità di avviare un discorso di “politiche organiche a livello nazionale”.

Marzano ha inoltre invitato a riflettere sul dato relativo alla disoccupazione degli immigrati,” attestatasi al 14%, ovvero quattro punti al di sopra della media italiana”, che chiarisce come la crisi colpisca anche e soprattutto questa fascia della nostra società, “nonostante gli immigrati siano molto più disponibili ad accettare impieghi non corrispondenti alla loro preparazione e qualifiche”.

-Scelte decisive devono essere fatte – ha aggiunto – come proposto dal Cnel: si deve partire da un nuovo diritto di cittadinanza iniziando dai giovani nati in Italia, che vanno a scuola e convivono con i nostri ragazzi.

Secondo il presidente Marzano, dunque, è meta obbligata la creazione di “un diritto di cittadinanza che rispecchi queste esigenze, ponderato ovviamente sulla base delle necessità della nostra società e che potrà sicuramente contribuire a farci uscire della crisi”.

Anche il Presidente Alessandrini – a capo dell’Organismo nazionale di coordinamento del Cnel per le Politiche di Integrazione Sociale degli Stranieri –  ha richiamato l’attenzione sulla “mancanza di una politica ad indirizzo unitario che riguardi in particolare, in tema d’immigrazione, le attività scolastiche e lavorative”.

-Si tratta di questioni centrali – ha affermato – riconducibili al problema della governance generale: c’è assoluto bisogno di forti figure a indirizzo generale, che abbiano la forza di dialogare a tutti i livelli.

Per raggiungere questi obiettivi, il presidente Alessandrini ha evidenziato l’importanza del “grande sforzo di comprensione sociale da fare tutti assieme, ci troviamo di fronte ad una fase nuova della realtà del nostro paese”. La questione della cittadinanza, quindi, diventa centrale.

-Dopo anni di grande impegno della società civile e delle istituzioni locali bisogna dare uno sbocco all’integrazione, siamo tutti nuovi e vecchi cittadini italiani – ha sottolineato – ne va della nostra stessa dignità di italiani, seppure con la prudenza, l’equilibrio e la ricerca del dialogo con la quale sta lavorando l’attuale governo, specialmente nella persona della ministro Kyenge, senza forzature, cercando il coinvolgimento di tutti.

-Ci vuole un salto di attenzione – ha spiegato – dovremo aiutarci a vicenda per comprendere che la crisi economica e finanziaria non è passeggera, ma rappresenta un cambiamento profondo in quanto a stile di vita, distribuzione di risorse e ricchezza.

-La realtà dell’immigrazione nel nostro paese diventa uno dei fattori centrali della nostra crescita e coesione – ha concluso – se non lo vediamo in questo quadro, oltre a perdere una grande occasione, ci troveremo nei guai.

Stando al presidente Alessandrini, infatti, “l’integrazione dei 4 milioni di immigrati che vivono nel paese, rappresenta per il nostro paese una priorità, ed in questo senso “il semestre di governo italiano in sede comunitaria può rappresentare una ventata d’aria nuova”, che ci permetterá di misurarci con gli altri paesi membri su temi fondamentali come, appunto, quello dell’integrazione, auspicando una nuova “politica di collaborazione con i paesi d’origine” che renda possibile una migliore accoglienza e integrazione.

Ricco di spunti anche l’atteso intervento della ministro Kyenge, che ha esordito ricordando come “il conferimento dell’incarico di Ministro significhi che l’Italia abbia acquisito consapevolezza che l’immigrazione non costituisca un fenomeno emergenziale o occasionale, ma sia invece uno dei caratteri strutturali delle nostre comunità”.

-Bisogna procedere alla rimozione degli ostacoli per l’effettivo godimento di diritti e doveri dello straniero – ha dichiarato la Ministro – al fine di accompagnare lo sviluppo dei processi locali di accoglienza e integrazione, come quello di partecipazione alla vita pubblica.

Rispetto al Rapporto precedente, la Ministro ha evidenziato che le “condizioni di inserimento sociale sono andate aggravandosi, non è una novità che stiamo vivendo un periodo di congiuntura difficile per tutti i cittadini”.

Secondo Cécile Kyenge, il rapporto può essere in tal senso molto “utile a conoscere come la crisi stia agendo nelle diverse aere del paese e nei diversi ambiti istituzionali. É necessario conoscere le realtà su cui poi le politiche effettivamente incidono”.

-La geografia è cambiata con l’avvento della crisi – ha osservato –  l’indice di occupazione è calato, e l’Italia nel complesso si è indebolita sotto il profilo socio-occupazionale e dell’integrazione.

La Ministro ha perciò ribadito che si lavora per una “governance nazionale ed europea, al fine di evitare che le migrazioni abbiano costi troppo alti e che provochino tensioni sociali o strumentalizzazioni ideologiche”.

-Il mio obiettivo nel mandato di ministro – ha affermato con convinzione – è di aumentare la sensibilizzazione attorno ai temi del razzismo e della xenofobia, allontanando quelle distorsioni relative alla percezione degli immigrati come minaccia alla sicurezza.

-Dobbiamo avere massima cura dei momenti dell’accoglienza e dell’inserimento – ha poi spiegato dettagliatamente – in particolare occuparci delle questioni del lavoro, degli alloggi, dei servizi sanitari, scolastici e sociali. Ritengo fondamentale il settore della scuola, da qui infatti partono i percorsi d’integrazione, per questo ho avviato con il ministero dell’Istruzione un’attività di collaborazione per far sí che la scuola diventi una palestra per l’integrazione.

-Allo stesso modo abbiamo avviato i contatti con il ministero  degli Interni e del Lavoro, non solo per creare meccanismi di riconoscimento occupazionale e tecniche per migliorare l’ingresso nel mondo del lavoro – ha affermato in conclusione la Kyenge – ma soprattutto per dare e apportare migliorie a quegli strumenti culturali fondamentali nella lotta alla repressione e prevenzione della discriminazione razziale e della xenofobia.

Luca Di Sciullo, intervenuto subito dopo, ha invece messo in luce i fattori di continuità, ma anche e soprattutto di novità, rispetto al precedente rapporto risalente al 2009, sia sul piano metodologico che dei risultati finali: emerge chiaramente una “diminuzione generale delle condizioni socio-lavorative da cui dipende il potenziale d’integrazione; dato confermato dal peso specifico di ogni territorio nella relativa graduatoria, le cui primissime posizioni hanno visto calare drasticamente il punteggio medio”.

-Basti pensare che nessun territorio supera 80/100, raggiungendo la prima fascia per potenziale d’integrazione – ha esemplificato l’esperto, entrando nel merito dei dati – nel caso ricordato dalla Ministro: è chiaro che il Nord-Est, che costituisce la locomotiva dell’economia, è stato anch’esso colpito duramente dalla recessione, creando una contrazione produttiva e occupazionale che ha fatto precipitarne il potenziale, due anni fa al vertice della graduatoria.

Altro elemento sottolineato riguarda la geografia emergente da quest’analisi, decisamente “più eterogenea rispetto al VIII° Rapporto, come dimostra il fatto che, al livello regionale, nelle prime sette posizioni sono rappresentate tutte le grandi aree”. Discorso che si ripropone per la graduatoria relativa alle province.

-La caratteristica del modello d’integrazione del nostro paese, dunque, è di tipo diffuso – ha spiegato – i due maggiori poli (Roma e Milano), infatti, coprono solo il 20% del totale, a differenza di paesi europei come Francia e Germania.

Altro fattore su cui Di Sciullo ha invitato a riflettere, è rappresentato dalle caratteristiche dei territori che si attestano tra le prime posizioni: “sono i piccoli centri a presentare condizioni di inserimento socio-occupazionale più elevate, i grossi agglomerati hanno infatti ridotto di ben 7 punti il loro potenziale, non riuscendo a collocarsi che dopo le prime 80”.

Dati preoccupanti emergono anche dall’analisi dell’accesso degli stranieri all’abitazione, confermando anche in questo caso il minore potenziale delle grandi città come Roma, Milano e Firenze. Discorso analogo interessa il sistema scolastico, dove salta agli occhi la “canalizzazione degli stranieri verso istituti tecnico-professionali, la minore possibilità di mobilità sociale e quindi di inserimento sociale”.

Lorenzo Di Muro

 

 

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