Voto di Scambio: bufera sul ddl, al Senato si rinvia

ROMA  – L’esame del testo che estende il reato del voto di scambio politico-mafioso anche a chi promette ”altre utilità” oltre al denaro, rischia di saltare a dopo l’estate. E’ molto probabile infatti che martedì prossimo la sede deliberante, che era stata concessa venerdì scorso dal presidente del Senato e che ora il Pd vorrebbe mantenere, alla fine non venga concessa. Se chiedono di riaprire i termini per gli emendamenti (scaduti in realtà l’altro ieri), è il ragionamento che si fa nel Pdl, bisogna che l’esame del provvedimento si trasferisca alla sede referente, passando cioè per il voto dell’Aula.

Secondo quanto si apprende, infatti, il Pdl, essendo minoranza in commissione, non vedrebbe di buon occhio l’esame di un testo cosi’ delicato in sede legislativa. Ma punterebbe a portarlo in Aula dove si potrebbe creare una nuova maggioranza più trasversale, magari, ma in grado di incidere sulle eventuali modifiche.

La strada per questo provvedimento, già approvato dalla Camera il 16 luglio scorso e salutato con favore durante la celebrazione in ricordo per Borsellino, si annuncia, insomma, contorta e in salita. Soprattutto per colpa delle polemiche esplose in seguito ad un articolo di ‘Repubblica’ nel quale si parla di ‘Pm in rivolta’ contro il provvedimento.

– Molti processi di mafia salterebbero – è l’allarme che lancia la senatrice del Pd Rosaria Capacchione, citata nel pezzo anche se non è un Pm -. Conosco bene le carte di molti processi in Campania – assicura – e tra la parola ‘consapevolmente’ voluta dal Pdl, l’aggiunta del termine ‘procacciamento’ in sostituzione della ‘promessa’, e la riduzione del tetto massimo della pena da 12 a 10, quasi tutti verrebbero vanificati.

– Con il testo così com’è stato cambiato alla Camera – incalza Michele Giarrusso (M5S) – di fatto si fa solo un favore alla mafia. E noi chiediamo la revoca della legislativa.

Tutto comincia a Montecitorio quando il Pdl, con il capogruppo in commissione Giustizia Enrico Costa, presenta nei mesi scorsi una serie di emendamenti al testo sul voto di scambio che introduceva, rispetto alla legge attuale, solo l’ aggiunta dell”altra utilità.

Costa chiede che il testo cambi prevedendo che il reato scatti quando ”chiunque accetti consapevolmente il procacciamento di voti” in cambio ”dell’erogazione di denaro o di altra utilità”. Anche la pena la vuole diversa: dal tetto massimo dei 12 anni passi ai 10. Costa difende le sue scelte spiegando che si deve avere la ”consapevolezza” che quello che promette sia un mafioso e assicurando che non si possono mantenere i 12 anni ”visto che è la stessa pena prevista per il concorso esterno in associazione mafiosa”, che è una condotta continuata nel tempo e non un ”fatto singolo” come lo scambio di voti.

Quando il testo arriva al Senato tutti in commissione si dicono perplessi, ad eccezione della Lega, ma alla fine a presentare emendamenti sono solo i ‘5 Stelle”. Dopo l’articolo di ‘Repubblica’ il presidente del Pd al Senato Luigi Zanda annuncia che ”il testo verrà modificato” e il suo gruppo presenta due emendamenti a firma Felice Casson e Giuseppe Lumia per cancellare le modifiche del Pdl. Lumia chiede che resti la sede deliberante e che si riaprano i termini per gli emendamenti. Il presidente Francesco Nitto Palma (Pdl) si riserva di decidere martedì prossimo. Ma nulla viene dato per scontato.

Intanto Donatella Ferranti (Pd), che presiede la commissione Giustizia della Camera, critica l’alzata di scudi: è stato il ”migliore” dei compromessi raggiungibili e comunque l’importante era approvare un testo contro il voto di scambio già per le prossime elezioni. Così invece non si sa come andrà a finire. In più chi oggi lo contesta, come l’ex Pm Raffaele Cantone, era stato tra quelli che nella commissione di lavoro dei tecnici del governo aveva dato il via libera.

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