Spagna, il treno viaggiava a velocitá folle, tra i morti forse anche un italiano

Pubblicato il 25 luglio 2013 da redazione

SANTIAGO DI COMPOSTELA – “Que horror, que horror, Dios mio”: con voce tremante, piangendo, impaurito, un anziano si guarda attorno e vede corpi, sangue, grovigli di lamiere, oggetti piovuti ovunque. Sono le 20.42 di mercoledì. Il treno Alvia 141 della linea ad alta velocità (AVE) Madrid-Ferrol é deragliato a una curva alla folle velocità di 190 km orari a tre chilometri dalla stazione di Santiago de Compostela. Da subito si percepisce la gravità della tragedia, che alla fine conterà almeno 80 morti e 178 feriti, di cui decine gravi. Tra le vittime ci sono molti stranieri. Forse anche un italiano(il suo nome non appare ancora nella lista ufficiale delle vittime della tragedia provocata dal deragliamento del treno, ma ormai, ascoltate anche le testimonianze di alcuni viaggiatori, tra le vittime ci dovrebbe essere anche un giovane di origine siciliana), come riferiscono fonti galiziane dei soccorritori. Ma su questo mancano conferme ufficiali, così come il bilancio della carneficina non è ancora definitivo.

E’, per gravità, il secondo incidente ferroviario mortale della storia spagnola, il primo dell’AVE. Suscitano sgomento quei corpi raccolti e coperti alla meno peggio con plaid e lenzuola, che i soccorritori allineano lungo il tracciato; i feriti che a stento vengono estratti dalle carrozze scomposte. Intorno, anche qualche arto, addirittura una testa. Sulle dieci carrozze del convoglio viaggiavano 218 passeggeri e due macchinisti, oltre l’equipaggio, diretti a Santiago dove ieri era previsto il primo dei sette giorni di festa in onore dell’apostolo San Giacomo.

Pendolari, turisti, fedeli, partiti alle 15 dalla stazione madrilena di Chamartin e diretti a uno dei centri più frequentati del turismo religioso cattolico. Per tutti era un treno “assolutamente sicuro”, come garantisce la pubblicità delle ferrovie spagnole per i tratti dell’AVE. Invece, dopo un lungo rettilineo, percorso a 250 chilometri orari, un tunnel e, subito dopo, una curva a sinistra “chiusa”. La motrice esce dai binari e si incanta contro un muro; la seconda carrozza si sgancia, si impunta e causa l’innalzamento delle altre carrozze, che salgono fino a sei metri per poi ricadere pesantemente, sbattendo i passeggeri come palline in un barattolo. Le immagini che riesce a riprendere una telecamera posta su un palo della ferrovia lungo il tracciato sono spaventose e mostrano la pazzesca velocità con cui il convoglio ha imboccato la curva. Anche le prime perizie lo confermano, e lo ammette lo stesso conduttore.

– Andavo a 190, spero che non ci siano vittime altrimenti me le porto sulla coscienza – esclama dalla cabina, via radio, alla stazione pochi istanti dopo lo schianto: 190 km/h in un punto in cui è vietato superare gli 80 perché la curva è difficile e, soprattutto, la linea non è attrezzata per l’alta velocità. Esclusa invece subito l’ipotesi dell’attentato, avanzata dopo che un testimone aveva detto di aver sentito un’esplosione: in realtà si trattava del violento boato dell’impatto.

Errore umano, guasto dei sistemi di sicurezza o difetti della motrice? Due inchieste – della magistratura e della Commissione sugli incidenti ferroviari – hanno il compito di accertarlo. Il macchinista, Francisco José Gazón Amo, è comunque in stato di fermo, in ospedale, su decisione del tribunale. A chi lo ha soccorso – e viaggiava sul treno – ha detto “voglio morire”. E’ un uomo di 52 anni, 30 dei quali nelle ferrovie, gli ultimi dieci come conduttore e tre sul tratto in cui l’altra sera ha avuto l’incidente.

Il treno aveva cinque minuti di ritardo, ma gli esperti escludono che sia il motivo dell’alta velocità perché un pilota esperto sa come comportarsi in questi casi. Restano la negligenza (compreso lo stato fisico alterato dall’eventuale uso di alcool o droghe) o un guasto ai sistemi di sicurezza che dovrebbero intervenire in caso di violazioni dei protocolli (come la velocità elevata, dove non prevista). Un guasto della motrice è ritenuto poco probabile perché proprio l’altro giorno aveva concluso la revisione prima di partire.

Centinaia di persone hanno partecipato ai soccorsi; in migliaia stanno continuando a donare il sangue nei diversi ospedali in cui sono stati ricoverati i feriti. Un via vai convulso, in mezzo al dolore e alla rabbia di chi si è recato sul posto per avere notizie di amici o parenti.

– Sembrava un girone dantesco – commenta il presidente della Galizia, Alberto Monez Feijoo.

Tre giorni di lutto nazionale sono stati annunciati dal premier Mariano Rajoy, che ieri mattina è accorso a Santiago.

– Una cosa orribile che ha macchiato i giorni dell’Apostolo – ha detto.

Rajoy – alle prese con una gaffe nella nota di cordoglio, copiata da quella per il terremoto in Cina – è galiziano. Le feste, ovviamente, sono state annullate. E in segno di lutto il re Juan Carlos ha cancellato tutte le attività ufficiali.

L’esperto: “In Italia non potrebbe accadere”
Un errore umano, la velocità troppo alta in curva, talmente alta da far ribaltare il treno: così Giorgio Diana, direttore del centro di Ingegneria del vento del Politecnico di Milano (cioè la galleria del vento per uso civile più grande d’Europa), spiega all’Ansa il disastro ferroviario accaduto a Santiago de Compostela. E dice, convinto, che ”’nell’alta velocità nostra non sarebbe successo” perché il treno avrebbe frenato automaticamente.

Diana è stato consulente tecnico d’ufficio nel caso Pendolino (su cui viaggiava anche l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga) che deragliò a Piacenza il 12 gennaio 1997. Un incidente in cui morirono otto persone e in cui l’ingegnere vede delle similitudini con il disastro di Santiago.

– È successo qualcosa che si avvicina a quello che era successo da noi a Piacenza quando si è ribaltato il pendolino – ricorda – è entrato in curva a una velocità troppo forte e si è ribaltato. In Italia i sistemi di frenatura – sottolinea – sono stati cambiati anche a causa di questo incidente. E quindi adesso quanto è accaduto in Spagna nell’alta velocità nostra non sarebbe successo – assicura – perché ci sono dei segnali che vengono trasmessi a bordo treno che controllano la velocità, e se il treno supera quella velocità avviene la frenatura automatica.

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