Dl Fare, Grillo grida al golpe. M5S, pronti a fermarci

ROMA – Ostruzionismo totale. Alla Camera il Movimento cinque stelle non retrocede di un millimetro nel rallentamento dell’esame del dl fare che non potrà essere approvato prima di oggi, dopo una seduta fiume iniziata martedì. I grillini, che hanno chiesto un incontro al premier Letta (ottenendo immediata udienza a Palazzo Chigi dal ministro Moavero), lanciano un messaggio chiaro: il loro ostruzionismo, non solo sul dl fare ma anche sugli altri decreti in calendario prima della pausa estiva, si fermerà solo se il governo accetterà di rinviare a settembre l’esame del ddl riforme.

La richiesta del movimento di Beppe Grillo non potrebbe essere più chiara, così come a tutti a Montecitorio chiare sono le conseguenze del protrarsi dell’ostruzionismo dei Cinque Stelle, che da due giorni si avvalgono di tutti gli strumenti messi a loro disposizione dal regolamento della Camera e fanno di tutto per rallentare al massimo l’esame del testo. I tempi per l’esame dei decreti, infatti, non sono contingentati, e di conseguenza il rischio è che a Montecitorio si sia costretti a lavorare ad oltranza per giorni e giorni per portare a casa la conversione non solo del dl fare, su cui al voto finale si dovrebbe giungere questo pomeriggio dopo un’altra notte di seduta ininterrotta, ma anche sugli altri decreti legge inseriti nel calendario di Montecitorio e che scadono in agosto. Il Movimento cinque stelle dunque non ha alcuna intenzione di far esaminare al Parlamento le riforme istituzionali “in fretta e furia, con qualche ora di commissione e in un’Aula distratta dalle ferie imminenti”, hanno ripetuto come un mantra nella lunga notte di ‘filibustering’ a Montecitorio in cui hanno, praticamente da soli, presidiato l’Emiciclo insieme a qualche ‘sentinella’ degli altri partiti.

E dall’esterno arriva il monito che Grillo affida al suo blog: “Il vero obiettivo di questo governo è la distruzione dell’impianto costituzionale per poter cambiare le regole del gioco democratico e assicurare ai partiti il potere e la greppia di Stato”, tuona con un post intitolato ‘Colpo di stato d’agosto’ in cui spara a zero sull’ipotesi di riforma costituzionale della Commissione dei Saggi. La tensione dentro l’Aula spesso è alta, e in tanti puntano il dito contro l’ostruzionismo che, rileva Pino Pisicchio, non fa bene al Paese e che, sottolinea Caterina Pes (Pd), “grava sui contribuenti con il blocco del Parlamento” (anche se gli straordinari dei dipendenti – cui fa riferimento – sono forfetizzati). E le tante parole che i deputati M5S rovesciano con euforia ora dopo ora nell’Emiciclo non sono sempre indolori: specie quando, consapevolmente o no, l’invettiva sfocia nell’insulto

Renato Brunetta del Pdl annuncia querele contro Carla Ruocco (censurata dalla presidente della Camera Boldrini), che a notte fonda lo aveva definito “capo indiscusso del gruppo unico del malaffare, delle larghe intese e dell’inciucio”. Ma in piena notte, c’è anche qualcuno che con poca eleganza sfotte Matteo Dell’Osso, il deputato di M5S affetto da sclerosi multipla.

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