Letta: “Conti in ordine ora avanti con rigore”

Pubblicato il 25 luglio 2013 da redazione

ROMA – Far emergere il sommerso non solo con le sanzioni tradizionali, ma anche con il ”contrasto di interessi”, cioè con incentivi ex ante che stimolino i cittadini a richiedere la fattura e quindi a stanare autonomamente gli evasori. E’ un doppio binario quello su cui punta il governo Letta per sconfiggere l’economia in nero, che vale, secondo Confcommercio, bel il 17% del pil e che una volta scoperta potrebbe dare un spinta significativa alla crescita, permettendo una parallela e, per il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, anche necessaria, riduzione della pressione fiscale.

Per il secondo giorno consecutivo, Enrico Letta è tornato sui temi economici – tutti tranne l’Imu, su cui il premier ha invece glissato – insistendo sulla necessità di combattere l’evasione fiscale. E l’ha fatto dall’Aula del Senato proprio mentre si alzava la polemica per le frasi sull’evasione ”per sopravvivenza” di Stefano Fassina, viceministro del Pd per una volta apparentemente più vicino alla linea del Pdl che a quella del suo partito e dello stesso governo, non a caso in visita all’Agenzia delle Entrate.

– Il ‘nero’ nel nostro Paese è così alto e va combattuto con politiche di contrasto sanzionatorio ma anche con politiche di contrasto di interessi – ha spiegato Letta.

L’esempio è quello dell’ecobonus, che sta funzionando non solo come input positivo al settore, ma anche come stimolo alla richiesta di ricevuta fiscale. Lottare contro l’evasione significa infatti poter ridurre le tasse, obiettivo prioritario del governo, ha fatto eco Saccomanni, da perseguire con tenacia e determinazione, nell’arco non di mesi, ma di anni.

La pressione fiscale è stata pari nel 2012 al 44% secondo i dati del Tesoro, ma per Confcommercio il peso reale è schizzato addirittura al 54%. Per questo è necessaria una redistribuzione del carico, ha spiegato ancora il titolare del Tesoro. D’altra parte un vero taglio delle tasse non sarà possibile se accanto alla lotta all’evasione non si porterà avanti anche ”un’estesa” razionalizzazione delle spesa pubblica. I margini, ha insistito il ministro lasciando presagire un taglio tutt’altro che indifferente, sono ampi e possono essere trovati in molti comparti.

La linea del rigore resta infatti imprescindibile, ha ribadito ancora una volta Letta:

– lo dico anche se non fa guadagnare consenso, ma il buon padre di famiglia ha il dovere di dire dei no. I conti pubblici devono rimanere in ordine: il 3 per cento è la condizione per avere più flessibilità.

Per tagliare lo stock del debito pubblico si potrebbe quindi pensare alla ”valorizzazione del patrimonio immobiliare” ma anche a cedere ”partecipazioni pubbliche nazionali e degli enti locali”, ha proseguito il premier tornando su un tema lanciato già da Saccomanni al G20 di Mosca. Le risorse del resto serviranno ad obiettivi concreti: non solo il taglio delle tasse, ma anche il rifinanziamento della cassa integrazione, la soluzione del nodo esodati e dei disoccupati ”anziani”. In una parola alla lotta contro la povertà estrema.

– Il passo tra disoccupazione e povertà deve angosciare chi siede in questi banchi. – ha concluso parlando ai senatori – Nel nostro paese ci sono delle situazioni insostenibili e affrontare questi temi è una grandissima priorità.

 De Petris (Sel), su esodati Letta non risponde
”Nel corso del question time di ieri ho chiesto al presidente Letta cosa intendesse fare il suo Governo per risolvere la questione dei cosiddetti esodati. Purtroppo devo dire che la risposta è stata assolutamente insoddisfacente, più precisamente la “non-risposta” del Presidente Letta si è limitata a ripetere quanto detto nel discorso di presentazione del suo governo alle Camere, e cioè che intende risolvere il problema senza chiarire ancora in che modo. Da allora nulla è stato fatto e nulla si sta facendo”. Lo afferma in una nota la senatrice Loredana De Petris, Presidente dei senatori di Sinistra ecologia e libertà a Palazzo Madama a margine del question time con il Presidente del Consiglio.

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